Rio de Janeiro, ultime news - Il banco di prova è quello dei grandi eventi: Mondiali 2014, Olimpiadi 2016. E’ sulla sicurezza e sulla lotta al narcotraffico che la presidentessa brasiliana sta giocando una partita importante.
A un anno dalle operazioni militari che sconvolsero Rio de Janeiro nel Complexo la Pena, l’amministrazione Rousseff ci riprova.  Le unità pacificatrici (UPP) della Polizia Speciale Carioca (Bope), hanno occupato, con l’operazione ‘Choc di Pace’, la Rocinha, una delle favelas più estese della città, che ne ospita più di 700.

Mentre nel Novembre 2010 Sergio Cabral, prefetto di Rio, aveva dovuto gestire l’occupazione della polizia nella parte nord della città, quella più povera ed emarginata, stavolta ha dovuto mettere in piedi una capillare operazione d’intelligence per sgominare i narcotrafficanti dell’immensa baraccopoli. Questa, infatti, è situata nella zona sud di Rio, adiacente ai quartieri più ricchi e turistici come Sao Cristovao, Leblon, Ipanema, Gavea.
Gli addetti ai lavori di esercito e polizia, che spesso lasciano a terra morti e feriti, hanno richiesto la collaborazione della  popolazione della favela, attraverso denuncie anonime che hanno portato a diversi sequestri di sostanze stupefacenti e materiale per il taglio (112 chili d’erba, 60 chili di pasta base di cocaina, 1500 pietre di crack, e diverse armi).

La Rocinha, (dove vivono circa 100mila persone) sorge, come molte altre favelas di Rio, su  una delle tante colline, dette morros (nome che a volte designa la favela stessa), e comprende al suo interno altre due comunità: Vidigal e Chagara do Ceu. Questo territorio è stato per moltissimi anni nelle mani dei narcotrafficanti, che oltre a gestire il commercio di droga, controllano la distribuzione del gas, della tv via cavo, dei minibus, degli allacci all’elettricità. I gruppi criminali si sono insediati nelle favelas negli anni ’70 e ’80 sostituendosi a uno Stato completamente assente, contando sul tacito assenso dei suoi abitanti. In breve tempo le baraccopoli si trovarono ad essere completamente gestite dai capi del traffico, proprio mentre il quantitativo di droga che entrava dalla Bolivia attraverso l’Amazzonia cresceva sempre di più.

Per la presidentessa Dilma Rousseff, legittima erede di Lula, l’interesse dei cittadini sta al primo posto,  perché la dimensione della nuova ‘città globale’ è essenzialmente quella di una città-azienda che non deve più essere idonea agli investimenti esteri, ma essere in grado essa stessa di produrre reddito. Rio, con il triste primato dei suoi omicidi, (sarebbero circa 25mila i morti ammazzati negli ultimi tre anni) ha bisogno di attrarre, rinascere, trasformarsi, perché il Brasile, con la sua crescita da record, è una delle potenze mondiali al centro del dibattito internazionale e deve assolutamente ridurre la sua forbice tra ricchi e poveri. Quale occasione migliore dei grandi eventi per sottrarre le favelas al dominio dei narcotrafficanti e della polizia corrotta?

In otto anni di governo, Lula ha fatto dell’inclusione sociale il suo obiettivo più grande, attuando politiche di distribuzione del reddito, accesso delle classi più disagiate alle università, urbanizzazione e regolarizzazione della favelas, aumento del salario minimo, borse d’indennizzo per le famiglie che mandano i figli a scuola, creazioni di posti di lavoro e altri enormi cambiamenti che hanno mutato l’economia sociale del Paese, minando indirettamente l’humus su cui i gruppi criminali costruiscono il proprio potere all’interno delle favelas.

Eppure è bene sapere che le comunidades, così vengono chiamate da chi ci abita, non sono solo agglomerati di baracche e fabbriche di sangue e violenza. Negli ultimi anni, l’elevato numero di esperimenti sociali dal basso, attuati anche attraverso i fondi delle Ong locali e internazionali, hanno dato vita a miglioramenti eccezionali, aumentando la scolarizzazione con un consequenziale allontanamento dei bambini e degli adolescenti dalla strada. Molte comunità  sono divenute vere e proprie fucine d’arte, danza, teatro.

Se questi luoghi si stanno sviluppando, è sì grazie agli interventi governativi, ma è soprattutto grazie all’attività di una società civile che si impegna a fondo in progetti efficaci. A Rio un’idea può divenire azione in ventiquattro ore. E’ questa in un certo senso la sensazione che si aggrappa al cuore quando si entra in una favela e si iniziano a salire le ripide viuzze che si arrampicano sulle colline. E’ la sensazione che se anche l’uguaglianza e l’equità sociale sono ancora molto lontane, sono più vicine di prima. E’ la sensazione di un’ incredibile vitalità che vola in alto come gli aquiloni che riempiono il cielo dei ‘morros’.  

Flavia Cappadocia

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