Basilicata, ultime news Potenza - UnoNotizie.it -
Procedura di infrazione per il progetto "Tempa Rossa" della raffineria Eni di Taranto? Il Parlamento europeo ha avviato un'inchiesta per  possibile violazione della "Direttiva Seveso", chiedendo alla  Commissione europea di indagare sul progetto. Una terza linea di raffinazione denominata "Tempa Rossa" perché raffinerà il greggio (50  mila barili al giorno) proveniente dalla concessione "Gorgoglione" della Total, in Basilicata ("Tempa Rossa", appunto). Un petrolio che  gli esperti definiscono ancora più "amaro" di quello della Val d'Agri,  in quanto pieno di idrogeno solforato e mercaptani, sostanze altamente tossiche e cancerogene che vengono eliminate dal greggio estratto per  poi essere liberate nell'ambiente circostante proprio durante i  processi di raffinazione.

Questa dell'inchiesta del Parlamento europeo è l'ennesima prova  provata del legame doppio che lega la Basilicata dei politici  petrolieri alla città di Taranto e ai suoi centri di raffinazione che,  al pari del Centro olio di Viggiano sono soggetti alle rigide norme  della "Direttiva Seveso". La stessa Direttiva della quale la Ola  (Organizzazione lucana ambientalista) ed il Movimento NoScorie Trisaia  hanno più volte, in questi anni, preteso il rispetto, in merito alle cinque linee di raffinazione che l'Eni ha attivato in Val d'Agri.  
Evitare pericoli per la salute umana (più volte corsi durante il 2011) e ridurre i gravi rischi per l'ambiente circostante e la sua economia  rappresentano le priorità.

La "Gorgoglione" è una concessione mineraria che si estende tra i  monti dell'appennino lucano tra Gorgoglione, in provincia di Matera, e  Corleto Perticara, in provincia di Potenza. Un luogo dove 20 anni fa  la Total ha sversato abusivamente fanghi tossici nei campi di grano  circostanti, ancora sotto sequestro da parte della magistratura ed  ancora da bonificare. Lo stesso dove 4 anni fa, sempre la Total, si è  macchiata di reati di corruzione con l'arresto dell'allora  amministratore delegato, Lionel Levha, nonché "crimini" contro il  patrimonio lucano. Il premio ricevuto dalla multinazionale francese,  per mano della Regione Basilicata, è stato quello di ottenere altri  due permessi che potranno trasformarsi in concessioni se i sindaci non  porranno un argine al dilagante proliferare petrolifero lucano. Stiamo  parlando di "Tempa La Petrosa" - che metterà a rischio inquinamento  l'unico bacino idrico finora preservato in Basilicata, quello di  Senise e del Sinni - e "Oliveto Lucano", nel cuore dell'Appennino  materano e dell'omonimo parco regionale.

Il massimo Ente regiona anziché prodigarsi ''per evidenti danni al patrimonio della Basilicata ed ai lucani'' nell'annullamento di tutti  i permessi che la Total gestisce nel nostro territorio ha, invece,  dato inizio ad un'attività di "marketing politico" intorno all'area  inquinata di Corleto Perticara, dove sta per sorgere il terzo Centro olio di questa regione, al fine di tranquillizzare l'opinione pubblica  su un'operatività di controllo e bonifica "fibrillante",  dimenticandosi di spiegare ai cittadini che in quell'area si andrà  incontro ad un effetto-domino dell'inquinamento e che questa  dinamicità è solo sulla carta, dato che sono passati ben 20 anni di  silenzi e di menefreghismo sociale della politica lucana.

L'indagine parlamentare europea sulla linea "Tempa Rossa" della raffineria Eni di Taranto è scattata dopo una denuncia di "Violazione  della Direttiva Seveso, Valutazione di Impatto Ambientale  approssimativa, assenza di uno studio sull'effetto domino per la  costruzione di due nuovi serbatoi della capacità di 180.000 metri cubi  accanto agli impianti già esistenti, aumento delle emissioni diffuse e  fuggitive, nuovo rischio di sversamento di greggio in Mar Grande per  la manipolazione e trasporto di greggio", presentata (con richiesta di  revoca del decreto di compatibilità ambientale, rilasciato all'Eni dal  Ministero dell'Ambiente) dall'associazione Legamjonici in collaborazione con Greenaction Transnational, che oggi ha nel suo  direttivo Daniela Spera, responsabile del settore "Ecotossicità e  salute".

Inoltre, in relazione all'inquinamento del Mar Piccolo, il comitato Legamjonici ha anche evidenziato la violazione della direttiva  93/43/CE sulla sicurezza alimentare, del regolamento (CE) n.1881/2006, in seguito aggiornato (n.1259/2011), per il consumo di prodotti ittici  contaminati, richiedendo anche l'intervento della Direzione Generale
per la Salute e i Consumatori (SANCO) della Commissione Europea. Le  stesse procedure di infrazione che la Ola e NoScorie chiederanno per  le coltivazioni compromesse dall'irrigazione con le acque del fiume  Agri in Basilicata.

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