Lombardia ultime news Milano: scandalo Lega Nord
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Lo scandalo che scuote la Lega” è il titolo che apre il CORRIERE DELLA SERA di oggi. Servizi e commenti alle pagine 2 e 3. Luigi Ferrarella e Luigi Guastella firmano il pezzo che ricostruisce la vicenda giudiziaria: “Caso Tangenti in Lombardia «Soldi usati per la Lega»”. Ecco il passaggio che spiega nei dettagli: “L'ipotesi di corruzione contestata ieri a Boni dai pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini lo riguarda come assessore all'Urbanistica (fra il 2008 e il 2010) e muove dalle controverse dichiarazioni (omissate) di Michele Ugliola, architetto già alle cronache post-Mani pulite per aver patteggiato una tangente urbanistica pagata nel 1996 a un assessore comunale di Bresso (che paradossalmente fu invece poi in Appello in parte assolto e in parte prescritto), nel 2011 riarrestato per tangenti con il sindaco di Cassano d'Adda (Milano), e nel frattempo nel mirino dei pm di Milano e Monza per fatture false con Grossi e l'immobiliarista Lugi Zunino attorno all'ex area Falck.

Ugliola e il cognato Gilberto Leuci sono coindagati quali punto di riferimento indicato dalla politica agli imprenditori (come l'indagato veronese Francesco Monastero) per «facilitare» i progetti di nuovi centri commerciali in Lombardia. Due dazioni di denaro, in questa cornice, per l'accusa avrebbero visto gli imprenditori Monastero e Zunino sul versante degli erogatori; Ugliola (con Leuci) nel ruolo di intermediario; il capo della segreteria di Boni, Dario Ghezzi, pure indagato, quale materiale percettore; e Boni come destinatario dei soldi, che peraltro non avrebbe trattenuto ma indirizzato a necessità locali del suo partito”. Marco Cremonesi a pagina 3: “Il giorno nero del Carroccio tra veleni e accuse Bossi: «Vogliono sfasciarci»”.

Ecco le reazioni della Lega: “La vicenda, una volta di più, mette in luce l'esistenza di due leghe. C'è il Carroccio dei militanti, della base, che non si capacita di quanto è accaduto a «Davide», una figura a Milano assai conosciuta e anche assai stimata. E che appare tramortita dal fatto che per la prima volta a un esponente di tale livello sia affiancata la parola «tangenti»: sulla pagina Facebook dell'esponente leghista e sulle altre pagine vicine al movimento in poche ore sono fioccate centinaia e centinaia di adesioni. Poi, ci sono i piani medi e alti del movimento. In cui la tentazione di utilizzare la vicenda nell'eterna battaglia tra «barbari sognanti» e bossiani. Difficile, per esempio, non notare che un bossiano di ferro come il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo sia piuttosto tiepido nella sua difesa del compagno di partito: «Sarà lui a decidere cosa fare. Ma se io fossi in lui mi dimetterei da presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa».

Né si possono ignorare la soddisfazione e le ironie di alcuni esponenti legati al «cerchio magico» bossiano sulla «Lega degli onesti». In realtà, nella geografia del partito, Davide Boni nasce come uomo di Roberto Calderoli, anche se in periodi più recenti era stato dato come in avvicinamento all'ex ministro dell'Interno”. Giovanni Bianconi commenta: “Quei reati da punire e la legge che non c’è ancora”, a proposito delle misure di legge anticorruzione, e scrive: “Sulla riforma delle regole anticorruzione il Pdl vorrebbe fare poco o niente sul piano penale, restando fermi al poco o niente previsto nel disegno di legge presentato da Alfano nelle sue vesti di ministro della Giustizia nel 2010, quando c'erano un altro governo e un'altra maggioranza. Adesso che in Parlamento l'esame di quel testo è arrivato al dunque, Pd e Udc vorrebbero inserire qualcosa di più sostanzioso, e così il nuovo Guardasigilli Paola Severino. Ma c'è il rischio di scontrarsi con il muro del Pdl, che se finisse in minoranza su questa materia potrebbe mettere in discussione il resto dell'attività di governo. Di qui la necessità di una trattativa, nella quale è chiamato a intervenire Monti in persona”. Ma quanto è solida l’inchiesta della Procura milanese?

 Cercano di dare una risposta sempre Guastella e Ferrarella in un secondo pezzo, a centro pagina: “ che cosa al momento regga l'idea di «accordi corruttivi la cui esecuzione si ritiene tuttora in essere, stante l'attualità della realizzazione dei progetti immobiliari nonché la prosecuzione dei contatti tra alcuni degli indagati», e che cosa fondi la convinzione che Boni e il suo capo della segreteria Dario Ghezzi addirittura abbiano «utilizzato gli uffici pubblici della Regione Lombardia come luogo di incontro per concludere gli accordi corruttivi e per la consegna dei soldi richiesti agli imprenditori» (allo stato stimati in circa 300.000 euro in contanti), lo si intuisce già dal tipo di indizi che la Procura ieri ha indicato come motivo delle perquisizioni affidate alla Guardia di Finanza milanese: tre interrogatori nel 2011 dell'architetto Ugliola (arrestato l'anno scorso per tangenti urbanistiche a Cassano d'Adda), incrociati con quelli del cognato Leuci, degli ex sindaco e ex assessore di Cassano, Edoardo Sala e Marco Paoletti, e indirettamente riscontrati per i pm da tre intercettazioni di Paoletti e due dell'imprenditore veneto Monastero”.


LA REPUBBLICA apre con il nuovo scandalo che riguarda la giunta Formigoni: “Lombardia, le tangenti della Lega” e nel sommario precisa: “Mazzette per un milione di euro. Indagato Boni, presidente del Pirellone”. All'interno ampi servizi impaginati attorno alla fotografie dell'Ufficio di presidenza: Niccoli Cristiani, Ponzoni, Boni, Penati, rispettivamente Pdl, Lega e Pd, tutti indagati. Non un bel vedere, anche se Boni si dice sereno: «sono totalmente estraneo a questa cosa». Meno tranquillo il senatur che tra una minaccia e l'altra ha tuonato: «vogliono sfasciarmi il partito, ma noi andiamo avanti». Il tesoriere del Carroccio precisa che «al partito non sono mai arrivati soldi» (il giudice sospetta che le mazzette servissero come finanziamento illecito).

Il governatore dal canto suo minimizza: «Mi auguro che Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneità. Anche per lui vale la presunzione di innocenza. Se fossero dimostrati degli atti dannosi saremmo pronti a costituirci parte civile». Di fianco i verbali: “La testimonianza del pentito «Gli ho dato 300mila euro nel suo ufficio alla Regione»”. Boni e Ghezzi, responsabile della sua segreteria, «usavano gli uffici pubblici come luogo d'incontro e per concludere accordi e per consegne di soldi» sostengono i magistrati sulla scorta delle rivelazioni di due pentiti. “Per i lumbard è obbligatorio essere al di sopra dei sospetti” è invece il titolo dell'intervista a Matteo Salvini, europarlamentare che precisa: «non esiste alcun sistema Lega, come invece sostengono gli inquirenti. Perché noi non abbiamo bisogno di chiedere soldi a nessuno». Sarà ma questo diciamo ragionamento è smentito, alla pagina successiva, da Filippo Ceccarelli (“Da Enimont agli assessori il mito della Lega innocente travolto dagli affari giunti”).

Un pezzo in cui il cronista ricorda la condanna in via definitiva a Bossi nel corso del processo Enimont (200 milioni di mazzetta): «questo per dire che la Padania è nata molto prima dell'innocenza e poi perché in quella storia di primigenia corruzione, troppo presto oscurata da rabbiosi proclami... è già iscritto il rapporto della Lega con il denaro: un rapporto non solo furbo, ma anche cialtronesco e come s'intuisce oggi abbastanza sciagurato». Prosegue con piccole vicende e grandi (la banca della lega, Credieuronord, salvata dal banchiere Fiorani e da Fazio...). La polemica politica è affidata a Roberto Rho: “Formigoni al capolinea nella regione degli scandali”, un titolo che dice tutto («Formigoni è un leader sfiancato, privo di iniziativa politica, indebolito dagli scandali e dalle inchieste sui suoi uomini di fiducia. Il suo orizzonte non è più la Lombardia, è Roma»).


IL GIORNALE titola “Lega ladrona”. Il sommario sottolinea «”Un milione in tangenti”: i lumbàrd nel tritacarne della Procura di Milano. E Alfano scende dal Carroccio: alle elezioni non saremo alleati».  L’editoriale è del direttore Alessandro Sallusti che scrive «Agli inizi degli anni Novanta Bossi lanciò lo slogan più fortunato e vincente del marketing politico italiano, quel «Roma ladrona» che diventò la colonna sonora della discesa del Nord nei palazzi del potere. Oggi, esattamente vent’anni dopo, proprio al Nord, purtroppo si ipotizza un’altra musica: “Lega ladrona”, sostengono i pm di Milano che accusano il presidente del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, leghista, di essere il collettore di tangenti (almeno un milione di euro) destinate al partito.

Non crediamo sia vero, ma il solo fatto che un’accusa simile possa essere per la prima volta ufficializzata (se si esclude l’ormai archiviato caso Enimont) azzera presunte differenze che erano state spacciate addirittura per antropologiche». All’interno Luca Fazzo e Enrico Lagattolla firmano il riassunto dell’accaduto che titola “Tangenti, un milione alla Lega. Boni indagato, caos Pirellone”. «Corruzione per il presidente del consiglio regionale della Lombardia. La sinistra chiede il voto. Formigoni: abbaiano a vuoto, continuiamo a governare». Jacopo Granzotto invece raccoglie le reazioni in casa Lega con il pezzo “Bossi: attacco al partito, ma me ne frego dei giudici”. Stefano Filippi firma “Dalle mazzette all’odio razziale: lumbàrd nel mirino in mezza Italia” in cui scrive «un sistema leghista ancora non è emerso, ma sono tanti scandali che coinvolgono politici e amministratori padani. A Pavia ex assessore sfiorato da un’indagine di mafia».


“La tangentopoli della Lega Formigoni perde altri pezzi” questo il titolo del richiamo nella prima pagina del MANIFESTO che si apre sulla manifestazione Fiom che non vedrà esponenti Pd per la presenza dei No Tav e il titolo è infatti “No Fiom, No Tav, no party”. Tornando alla tangentopoli leghista nel testo in prima pagina si riassumono tutti gli elementi dal milione di contanti presenti negli atti dell’inchiesta all’ipotesi al vaglio di contestare anche l’illecito finanziamento ai partiti. A pagina 5 la fotografia di Davide Boni apre sopra il titolo “Lega verde mazzetta”. Parte da lontano l’articolo che ricorda « Quando due assessori leghisti di un piccolo paese della provincia di Brescia furono arrestati per corruzione, circa un anno fa, il presidente della regione Lombardia Davide Boni fu inflessibile: “Nella Lega reati di questo genere non sono ipotizzabili. Chi sbaglia paga e deve togliere dall’imbarazzo il movimento, (...)».

Nell’ultima parte dell’articolo si ricostruisce il personaggio Boni «(...) Leghista dell’ala dura alla Borghezio, famoso per le uscite contro gli immigrati e in particolare quelli di religione islamica, frequentatore dei salotti televisivi, Boni era rimasto un po’ a metà strada nello scontro tra i maroniani e il cerchio magico di Bossi (...)» Si conclude osservando che «L’unico leghista che ha consigliato a Boni di farsi da parte è stato il sindaco di Treviso, Gianpaolo Gobbo». In un box si sottolinea il record dell’uffici di presidenza “E ne rimase solo uno... Il calvario di Formigoni” ovvero 4 indagati su 5 membri e si conclude dopo aver elencato i guai giudiziari di Nicoli Cristiani, Filippo Penati e Massimo Ponzoni «Tutti e tre si sono dimessi dall’incarico. Boni non ancora».



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