Energie rinnovabili. Ultime news Lazio, Viterbo - UnoNotizie.it - Il tema delle energie rinnovabili è stato recentemente discusso nel Consiglio della Provincia di Viterbo.  Il tema è molto sentito e importante. Analizziamo brevemente lo scenario di riferimento. In ricezione della direttiva  della Comunità Europea 2009/28/CE del 5 giugno 2009, il nostro paese si è impegnato a ridurre le emissioni climalteranti  del 20% entro il 2020 tramite la ricerca, lo sviluppo  e l’applicazione delle energie rinnovabili. Questo obiettivo rientra nella strategia della Comunità Europea di limitare il consumo di energia prodotta dalle fonti tradizionali,  combustibili fossili, derivati del petrolio e nucleare, altamente costose in termini di impatto ambientale e di qualità della vita.

La Comunità Europea considera le energie rinnovabili e la nuova economia da loro derivante (Green Economy) l’unico sviluppo possibile per l’occidente nei prossimi anni, e in funzione di questa scelta  ha orientato il  7° Programma Quadro della Ricerca Internazionale per finanziare miglioramenti sul piano dell’efficienza energetica, del taglio alle emissioni di anidride carbonica (CO2) e dell’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’attuazione in Italia di questo programma ha prodotto importanti risultati, con l’installazione di circa 6.770 Mw e con l’impegno di 60.000 addetti, un indotto di lavoro “Green” altrimenti non realizzabile. Nell’evenienza che questo andamento restasse costante nel tempo, il nostro paese potrebbe raggiungere l’importante obiettivo finale previsto dalla direttiva (e sarebbe una delle poche volte ad accadere) riducendo sensibilmente le importazioni di energia dai produttori stranieri, che oggi rappresentano l’85% dei consumi complessivi, una spesa enorme pari al 4.5% del Pil (Prodotto Interno Lordo).

Un risparmio di entità tale da determinare importanti miglioramenti nella qualità della vita di tutti i cittadini. In un quadro economico più ampio, il settore delle rinnovabili è stato uno tra i pochi ambiti di sviluppo negli investimenti, nell’occupazione e nel reddito, nonostante la crisi generale di tutti i comparti economici. Stranamente, prima il governo Berlusconi, quindi il recente governo tecnico Monti, hanno fortemente rallentato la crescita di questo settore. Da alcuni anni manca una normativa chiara per lo sviluppo dell’eolico, il solare è stato penalizzato dalla riduzione d’incentivi per la popolazione, e nell’ultimo decreto Monti è stata vietata l’installazione a pieno campo del fotovoltaico.  Inoltre, la privatizzazione dell’Eni e dell’Enel ha determinato un aumento medio del costo dell’energia del 30% rispetto al resto dell’Europa rendendo oltremodo problematica la possibilità di ripresa economica delle piccole e medie imprese, e del comparto agricolo e dei trasporti. Chi ha interesse a determinare questa situazione?

E’ chiaro che in un mercato privo di controlli, le grandi imprese delle energie tradizionali (compreso il nucleare) temono il raggiungimento degli obiettivi della direttiva 2009/28/CE, operando in merito una forte pressione di convincimento sulla politica, e sviluppando una campagna di disinformazione presso i cittadini, spesso volta ad accentuare “paure” che derivano da una non completa conoscenza delle tecnologie rinnovabili. Nel frattempo il costo dei combustibili aumenta enormemente (siamo quasi alla soglia di non ritorno dei 2 euro/litro) creando seri problemi di sopravvivenza alle nostre imprese. Il compito di chiunque abbia una conoscenza specifica del settore energetico è quindi quello di fare, se possibile, chiarezza in merito ai rischi e ai benefici delle rinnovabili.  Arriviamo quindi alla situazione specifica della Provincia di Viterbo.

Da tempo osservo nel Consiglio Provinciale due tendenze di massima (intendo con questo termine che non tutti i consiglieri dimostrano questi atteggiamenti, che comunque, nel complesso, risultano prevalenti), un centro destra fortemente indirizzato a criticare le energie rinnovabili come possibile fonte di danno ambientale (sic.), ed un centro sinistra combattuto tra l’interesse per le rinnovabili e la tendenza ad assecondare “auto-determinismi” di comitati locali costituiti volta per volta per specifiche esigenze. Comitati che a volte presentano documentazioni tecnico scientifiche di buona qualità (mi riferisco ad esempio alla documentazione recentemente presentata in Consiglio sull’impianto di Dissociazione Molecolare) ed altre invece presentano critiche assolutamente prive di una qualsiasi confutazione tecnico/scientifica ragionevole, insomma il solito “ovunque ma non qui”.

In questa situazione generale è veramente difficile prendere  decisioni che siano giuste, cioè decisioni valide non solo per l’individuo ma anche per la collettività. Si possono commettere e si commettono errori ( sia sufficiente considerare il rapido dietro-front fatto dalla Provincia sul ricorso formale contro le autorizzazioni per lo sviluppo dell’eolico). Cosa fare, esiste una soluzione?  La materia è complessa. In effetti le energie rinnovabili, come tutte le altre forme di energia, sono soggette a speculazioni e a possibili arbitri, soprattutto in mancanza (a mio avviso voluta) di una chiara normativa nazionale e locale. Un modo possibile di procedere è quello di definire un “Piano di sviluppo Provinciale per le Rinnovabili”.

La definizione di tale piano richiede l’acquisizione di tutti i dati disponibili sulla distribuzione, potenza e tipologia degli impianti di rinnovabili attualmente presenti sul territorio. Probabilmente molti dei dati necessari sono già a disposizione dell’Istituzione, altri potrebbero essere rilevati con un apposito studio. A partire da questa fondamentale informazione sarà quindi necessario valutare quanta energia rinnovabile è prodotta per cittadino a seconda della regione della Provincia in esame, e quanto questo valore si discosti dal valore di riferimento indicato nella direttiva 2009/28/CE. Nelle zone in cui il valore è stato raggiunto si suggerirà di creare ulteriori impianti solo con estrema cautela, valutandone l’ assoluta necessità.

In altre zone, ancora prive  di rinnovabili o molto lontane dall’obiettivo si potrà prevedere uno sviluppo sostenibile, ad esempio con micro-impianti diffusi. Per altre zone ancora, ad esempio il distretto industriale di Civita-Castellana, per le quali il costo dell’energia è fondamentale per il mantenimento della produzione e dell’occupazione, si dovrebbe prevedere un piano di sviluppo specifico, considerando la creazione di impianti medio-grandi, affiancata a sistemi per il recupero dell’energia. Un “Piano” di questo tipo, concertato anche con i movimenti e le rappresentanze dei cittadini, pur non essendo previsto dalla attuale normativa (la Provincia non ha competenza formale in merito se non verificare alcuni aspetti tecnici delle proposte) potrebbe mettere il Presidente Meroi, certamente interessato al problema come più volte dimostratomi nei fatti, di discutere in modo costruttivo con la Regione e gli altri organismi preposti, lo sviluppo energetico del nostro territorio. 

Sarebbe veramente una bella eredità da lasciare ai cittadini in previsione dello smantellamento della Provincia. Nel mio ruolo politico, di rappresentante dell’IdV, oltre che di ricercatore nel settore, intendo presentare una mozione in merito al Consiglio Provinciale. Sono convinto che tutte le forze politiche, indipendentemente dal loro colore, saranno interessate e riflettere su questa soluzione, la continua “flessione” delle rinnovabili infatti non può che portare ad una sola cosa, l’ impoverimento (non solo materiale)  di Viterbo e della sua Provincia.



Prof. Raffaele Saladino
Capo-gruppo IdV
Consiglio della Provincia di Viterbo

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