Energie rinnovabili e i dopo decreti del governo Monti, ultime notizie Roma - Scontro ancora aperto sul tema delle rinnovabili. Le prime avvisaglie di dissenso si erano manifestate con la manifestazione ambientalista tenutasi a Roma lo scorso 17 aprile, dove gli operatori del settore delle rinnovabili, le associazioni ambientaliste e i sindacati hanno riempito piazza Montecitorio per chiedere la modifica dei decreti attuativi per il fotovoltaico e le altre fonti di energia pulita, approvati dal governo la scorsa settimana. In seguito anche il confronto tra il governo e conferenza Stato – regioni, al cui vaglio passeranno i provvedimenti, ha contribuito a gettare benzina sul fuoco, alimentando i malumori per norme che sono giudicate da più parti come una minaccia per la crescita di un settore industriale in forte sviluppo nonostante la crisi.

Vediamo però quali novità introducono i due schemi di decreti ministeriali varati dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, di concerto col ministro dell'Ambiente Corrado Clini e con quello dell'Agricoltura Mario Catania. Sono stati definiti nuovi incentivi per l'energia fotovoltaica (il cosiddetto Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas) con l’obiettivo di arrivare a una crescita dell'energia rinnovabile più equilibrata e raggiungere il 35% di produzione elettrica 'verde' al 2020, ottenendo anche un allineamento degli incentivi italiano a quelli europei e agli andamenti dei costi di mercato, che sono andati riducendosi negli ultimi anni.

Nonostante il governo abbia sostenuto che “l'energia rinnovabile continua ad essere un pilastro fondamentale della nostra strategia” e abbia posto come proprio obiettivo quello di favorire le tecnologie con maggior ricaduta sulla filiera economica nazionale, i decreti prevedono alcune novità che appaiono come delle pastoie piuttosto che come delle facilitazioni allo sviluppo delle rinnovabili. La prima nota dolente è quella dei tagli agli incentivi, infatti in base al provvedimento gli incentivi al fotovoltaico dall'anno prossimo aumenteranno di soli tre miliardi di euro, rispetto ai sei previsti dalla normativa attuale. Gli incentivi aumenteranno nei prossimi anni, ma in misura inferiore rispetto a quanto stabilito dal precedente regime.

Gli incentivi finora promessi e pari a nove miliardi entro l'anno al 2020 saranno garantiti incrementando con ulteriori tre miliardi l'anno gli aiuti pubblici. Al centro della protesta, in particolare dell’Anev (Associazione Nazionale Energia Verde) sono poi i tagli con efficacia retroattiva, per cui, nella bozza di decreto, non viene più garantito il pagamento dell’energia elettrica che gli operatori dell’eolico hanno prodotto lo scorso anno, con il rischio di perdere circa 5.000 posti tra gli operatori di un settore finora florido. Anche i meccanismi burocratici, evidentemente incrementati dal decreto, sono stati messi al centro della protesta.

Secondo Legambiente prevedere un tetto annuo alle installazioni e istituire l’obbligo di registri per gli impianti, anche per i condomini, significa imporre misure complicate che mettono a rischio lo sviluppo delle fonti pulite e non stimolano minimamente l’economia, oltre a rendere di fatto impossibile il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020. Unanimemente condivisa da le associazioni di settore (Anev, Aper, la nuova Assosolare e il Comitato industrie fotovoltaiche italiane) e dalle associazioni ambientaliste (Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Wwf) presenti alla protesta è la critica mossa dal presidente di Asso Energie Future, Massimo Sapienza, per cui il metodo con cui sono stati redatti i decreti “è evidentemente sbagliato” in quanto si tratta di un decreto fatto 'in solitaria' senza condividere il testo con le associazioni delle rinnovabili che l'hanno ripetutamente richiesto.

Seppure le associazioni riconoscano che nei decreti ministeriali varati ieri ci sia qualche passo avanti, ci sono evidentemente parti che non reggono e che vanno smontate e riviste. Dopo la protesta, la fiducia maggiore è riposta nella Conferenza stato-regioni, i cui rappresentati hanno garantito alle imprese che chiederanno al Governo quattro o cinque essenziali modifiche ai decreti.

 Simone Casavecchia

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