Nei mesi autunnali e invernali assistiamo ogni anno alla comparsa nel viterbese di circhi con animali e, come sta accadendo in tutta la penisola, la LAV invita la cittadinanza a preferire attività di svago alternative al circo scegliendo di non rendersi complici dello sfruttamento degli animali utilizzati negli spettacoli circensi, dove la loro dignità è calpestata e cancellata.

Negli anni il gradimento verso queste forme arcaiche di spettacolo è andato scemando fin quasi a scomparire in molte regioni italiane dove però il circo non è scomparso ma evolutosi in forme moderne senza l’uso di animali. Dove si privilegia l’aspetto artistico e culturale delle tradizioni storiche, gli enti locali tendono a favorire l’insediamento di circhi senza animali che valorizzino piuttosto l’aspetto scenografico, musicale e della danza anziché concedere terreni all’insediamento, di fatto, di zoo vaganti.
La scarsità di consenso che il circo vecchia maniera sconta determina anche che i circhi italiani sopravvivano solo grazie ai 5 milioni di euro annui che i cittadini erogano inconsapevolmente come contributo statale. Ciò non accade in nessun altro Paese al mondo. Invece, per l’occupazione di suolo pubblico per più giorni, un circo paga ad un comune complessivamente poco più di 50 euro. Una cifra che non permette allo stesso comune nemmeno di pulire le diffuse e vistosissime affissioni abusive.

La realtà che si cela dietro ai metodi di addestramento degli animali è ben diversa dall’immagine incantata che sopravvive in un certo immaginario collettivo: animali tenuti in condizioni ambientali incompatibili con la loro natura, addestrati con metodi che mirano al condizionamento dei comportamenti attraverso violenze fisiche e psichiche cui si ricorre sia per l’addestramento che a seguito delle condizioni di detenzione, documentate ormai da tempo anche dalle forze dell’ordine.

L’attendamento di attività con al seguito animali, poi, può avvenire solo in aree adeguatamente attrezzate e lontane dalle abitazioni per ragioni di igiene e sicurezza. Tutto ciò, invece, viene sistematicamente violato dagli stessi comuni che, pur privi di terreni con tali requisiti, cedono le aree alle società circensi. Per non parlare delle normative in materia di sicurezza del pubblico e dei lavoratori.

Inoltre, dalle documentazioni in possesso alla LAV, appare chiaramente che le verifiche sanitarie in materia, quando effettuate, non corrispondano a quanto dettato dalle norme vigenti. Generalmente, infatti, si prende atto della documentazione sanitaria detenuta al seguito del circo, generalmente datata, anziché effettuare direttamente, come di norma all’arrivo del circo, le indagini previste sia sulle modalità di trasporto degli animali che per le condizioni di salute e benessere di ogni animale in condizioni sia di detenzione che di lavoro. Di solito, il giudizio sulla congruità del benessere animale viene determinato verificando la sola presenza di ciotole d’acqua e cibo nelle stalle, mentre ciò, soprattutto per i grandi animali, non sia assolutamente sufficiente tanto che è la stessa norma ad obbligare all’allestimento di strutture di detenzione altamente attrezzate. La cosa si complica ulteriormente quando al seguito i circhi abbiano rettili, invertebrati, pesci e quant’altro solitamente non faccia parte delle ordinarie conoscenze veterinarie o di polizia locale.

"La maggiore abilità dei circensi italiani pare sia quella di chiedere sovvenzioni allo Stato, cercando così di mantenere artificiosamente in vita un'attività morente che continua a sostenersi con residui di rapporti clientelari – commenta Nadia Masutti, responsabile LAV circhi –. Continuare a sostenere i circhi con animali non servirà a salvare queste imprese dal fallimento, che invece dovranno tutte intraprendere la via vincente del circo di alta qualità e senza animali”.

La LAV ricorda che i circhi senza animali sono una realtà di grande valore culturale e artistico ma anche economico. Il più grande circo senza animali al mondo è il Cirque du Soleil, molto noto anche in Italia dove ogni anno si esibisce nelle piazze più belle, che incassa circa 8 volte quanto i 130 circhi italiani con animali considerati nel loro complesso.
In Francia il Cirque Baroque ha dato vita alla federazione del Cirque Nouveau, senza animali, mentre in Gran Bretagna nel 1997 anche il celebre Billy Smart ha festeggiato i suoi 100 anni smettendo di usare animali.

L’appello è quello, quindi, di non andare al circo che usa animali perché “quando si acquista il biglietto, il danno ormai è fatto”.

Christiana Soccini
LAV – Tarquinia, VT
www.lav.it

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