Evasione fiscale aumentata con l'introduzione dell'euro, ultime notizie Bologna - L’evasione fiscale sarebbe diventato il problema più grave del nostro paese solo negli ultimi anni, ovvero solo da quando l’Italia non ha più una moneta sovrana (la lira) e quindi è costretta, data la scarsa liquidità in circolo nell’economia e nelle banche, a elemosinare l’euro presso la banca centrale europea, peraltro a tassi elevatissimi.

Da quel momento, sottrarre denaro allo stato significa toglierlo davvero alla comunità dei contribuenti onesti, visto che l’Italia – come gli altri paesi dell’eurozona – è ridotta a batter cassa presso i cittadini e le aziende per mandare avanti i servizi pubblici. Ma attenzione: solo adesso. Perché prima, al tempo della lira, lo Stato la sua moneta se la “inventava” creandola dal nulla: per finanziarsi, non aveva nessun bisogno delle tasse. Gli evasori fiscali? «Non erano certo dei patrioti», eppure – all’epoca della sovranità monetaria – persino l’evasione «era una risorsa, non un danno», perché il denaro-ombra finiva per rientrare dalla finestra, producendo crescita, occupazione e consumi. La devastazione, insiste Paolo Barnard, ha un altro nome: si chiama euro.

L’ennesima polemica del giornalista bolognese, promotore italiano della Modern Money Theory, si scaglia contro la disinformazione corrente, che denuncia l’evasione fiscale come causa storica del debito pubblico italiano. La sua tesi: in regime di sovranità finanziaria, il debito non è affatto un problema, ma una risorsa per i cittadini. Significa scuole, ospedali, servizi strategici. Il deficit positivo è esattamente il “mestiere” dello Stato sovrano: il suo modo di tutelare la comunità nazionale producendo benessere diffuso per tutti.

Certo, anche lo Stato sovrano impone le tasse: ma non per raccogliere denaro. In regime di sovranità, lo Stato pretende il pagamento delle tasse solo per stabilire la propria autorità istituzionale – la sua moneta come unico valore riconosciuto – e, al tempo stesso, per contenere lo strapotere dei super-ricchi, che potrebbe diventare eversivo. Tutto cambia, invece, nel momento il cui lo Stato perde la facoltà di emettere moneta: allora, e solo allora, il debito pubblico diventa una tragedia, perché lo Stato deve indebitarsi coi mercati finanziari privati senza più la possibilità di provvedere in modo autonomo, creando moneta dal nulla. A quel punto, lo Stato ha davvero bisogno di soldi: anche quelli dei cittadini. Ed è lì che l’evasione fiscale, oltre che morale, diventa un problema finanziario.

«Gli evasori fiscali italiani – scrive Barnard – non hanno mai sottratto un singolo letto d’ospedale, un singolo posto di lavoro, un singolo stipendio di dipendente pubblico, un singolo metro di asfalto, una singola pensione». Mai sottratto ai connazionali «un singolo metro cubo di ricostruzione post-terremoto, un singolo contributo familiare, una singola scuola o asilo, una singola tutela del patrimonio artistico». Beninteso: nell’Italia della lira. «Semplicemente perché le tasse, con una moneta sovrana, non sono mai servite a finanziare la spesa pubblica», che lo Stato sovrano sostiene da solo, creando dal nulla il denaro, senza bisogno di ricorrere al fisco.

«Questa – aggiunge Barnard – è una verità di macroeconomia degli stati patrimoniali di un governo che fu persino accettata dal Nobel Milton Friedman nel 1948». Friedman, il profeta del neoliberismo: «Era una carogna, ma non un ignorante. Dopo di lui non c’è banchiere centrale o ragioniere di Stato che non sappia che le tasse, in regime di moneta sovrana, non finanziano neppure un soldo di spesa pubblica: non possono farlo». E non importa se «alcuni, pur sapendolo, mentono per dovere, come Draghi».

In realtà, continua Barnard, dove c’è moneta sovrana – il dollaro Usa, lo Yen giapponese – l’evasione fiscale finisce per creare «liquidità circolante non tassata, che per forza trova poi sfogo in un aumento di consumi», sulla “domanda aggregata”. E questo avviene persino nei casi in cui il patrimonio evaso viene trasferito sottobanco nei paradisi fiscali: infatti, nel complesso degli scambi economici globali in Occidente, una ricchezza spesa altrove finisce per “ritornare”, sotto forma di beneficio, trasformandosi in ultima analisi anche in occupazione.

Mentre, all’opposto, «la correlazione contraria, quella fra stretta del fisco e conseguente disoccupazione, è oggi sotto agli occhi di tutti, nella tragedia del regime euro e Monti». Per Barnard, tutto nasce dall’euro: moneta non-sovrana, che lo Stato italiano non può creare: «Prima di spenderla, la deve prendere in prestito a tassi usurai dai mercati di capitali privati, esattamente come il cittadino che si rivolge alla finanziaria sotto casa per poi pagarsi la macchina».

Ciò significa che oggi l’Italia, non potendo più creare la moneta con cui finanziarsi, pagare il debito e spendere, deve quindi trovare i fondi dai medesimi mercati, «tassando a morte cittadini e aziende». A differenza di quanto avveniva in passato con la lira sovrana, «chi oggi evade le tasse in effetti sottrae allo Stato pezzi di spesa pubblica e peggiora il nostro debito, che va restituito applicando ancor più tasse».

 Un’aberrazione, inaugurata nel 2002 con la moneta comune europea: da allora, «tocca alle famiglie e alle aziende finanziare lo Stato e ripagare il suo debito pubblico». Di qui il regime di “terrore fiscale”, affidato a Equitalia e all’Agenzia delle Entrate. Una tortura medievale, dice Barnard. E soprattutto, un suicidio: perché mai, privandolo di moneta sovrana, abbiamo tolto allo Stato la discrezionalità strategica e decisiva della detassazione? «Con la lira, lo Stato aveva la possibilità cruciale di detassare a piacimento qualsiasi comparto della società: aziende, redditi, contributi, case, lavoro, zone disastrate, gruppi svantaggiati. In caso di emergenza economica, era possibile detassare tutto il Paese, aiutandolo a crescere». Vero, l’Italia non l’ha mai fatto del tutto, però «lo poteva fare». E quindi: lo potrebbe fare oggi più che mai, se appena si decidesse a uscire dalla prigione dell’euro.

Un appello a famiglie, lavoratori e imprenditori: «Le tasse oggi vi uccidono, uccidono la ricchezza di questo paese ingegnoso, che dall’Italia commovente e umile del Maestro Manzi è riuscito in poco tempo – e anche, sì!, evadendo le tasse – a diventare uno dei sette paesi più ricchi del mondo». Non si tratta di fare l’apologia degli evasori, precisa Barnard, ma solo di ristabilire la verità storica: oggettivamente, l’evasione favorisce l’inflazione, che però lo Stato «ha cento altri modi per controllare».

L’importante è che si smetta di raccontare che l’amministrazione pubblica ha sempre bisogno delle tasse per finanziarsi: questo è vero solo nel caso dell’Eurozona. La demonizzazione dell’evasione, aggiunge Barnard, è stata utilizzata per nascondere il vero problema: la perdita – drammatica – di sovranità monetaria, che ha trasformato il debito in una tragedia e le tasse in un incubo. «L’evasione fiscale, un non-mostro, è sempre stata dipinta come tale per impoverirci e per convincerci che le frustate a sangue che ci danno ce le meritiamo perché siamo “evasori”».

Le tasse di oggi, davvero indispensabili alle finanze statali, rappresentano «un abominio monetario», nientemeno. Un orrore socio-economico mai visto, nella storia moderna, con un’unica conseguenza di massa: la disperazione di chi soffre senza vedere via d’uscita, perché sa che soffrirà anche domani, nonostante i continui e inutili “sacrifici”. Una trappola, sostiene Barnard, nata col disegno dell’Eurozona, voluto da Francia e Germania «proprio per distruggere la concorrenza delle economie come quella italiana».

La “cura” è di quelle che stroncano il malato: tasse, e ancora tasse, per una missione tecnicamente impossibile, finanziare lo Stato. Al contrario: è lo Stato che deve poter finanziare i cittadini, proprio attraverso il deficit positivo per investire nei servizi strategici che producono economia, benessere e sicurezza. «Oggi l’Italia ha bisogno come fosse un paziente in arresto cardiaco di iniezioni massicce di detassazione, a tutto campo, dal lavoro alle imprese, alle case, ai redditi», per poi uscire rapidamente dall’euro. I professori della Modern Money Theory non hanno dubbi: è vitale. Moneta sovrana e detassazione, perché se muore lo Stato è la fine della nazione, lasciata senza difese in balia dei cannibali del libero mercato, della mafia finanziaria, della pura speculazione parassitaria che rovina famiglie e aziende e trasforma i cittadini in sudditi.
 

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