Quella di sabato scorso è stata una notte di scontri violenti per gli attivisti del movimento No Tav, che hanno messo in campo un’azione di protesta nei pressi del cantiere della linea ad Alta Velocità di Chiomonte in Val di Susa, ultime notizie -
La manifestazione che ha portato centinaia di attivisti intorno alla recinzione del cantiere ha dato luogo anche a tafferugli e scontri con le forze di polizia e al ferimento del capo della Digos di Torino Guseppe Petronzi.

Se il ministro dell’Interno  Annamaria Cancellieri si era detta ''indignata per la notte di guerriglia scatenata dai gruppi violenti di antagonisti in Val di Susa” e aveva sottolineato che ''quello che è successo in Val di Susa non e' una manifestazione di dissenso. È violenza'' e che il ''nostro dovere è di garantire le manifestazioni pacifiche ma garantire anche la costruzione dell'opera decisa, democraticamente, dallo stato italiano'', la risposta degli attivisti NO Tav non ha tardato ad arrivare dalle colonne del sito www.NoTav.info in cui l’azione di Sabato 22 luglio a Chiomonte è stata definita come ''Resistenza praticata in gruppo e decisa persino in pubblica assemblea. Si chiama lotta in difesa del territorio e passa necessariamente con il contrasto attivo di quello che e' un cantiere completamente militarizzato''.

Il movimento ha anche ribadito la necessità di questa ''lotta popolare perché è un popolo intero che si oppone al Tav e secondo le proprie possibilità, ciascuno si adopera per contrastare quello che ormai si configura come lo scippo ai contribuenti più grande della storia''. Gli attivisti NO Tav hanno rivendicato il loro diritto alla resistenza contro le misure prese dalle forze di polizia e la necessità di adoperarsi per un obiettivo condiviso da molte persone provenienti anche da movimenti differenti.

Anche se la condanna della violenza è stata unanime da parte delle forze politiche, le reazioni sono state variegate: da  chi ha parlato di violenza squadrista (Pdl), a chi ha ribadito la necessità di riportare la questione all’attenzione del dibattito politico nazionale (Pd  e Idv). Gli esponenti della politica locale, il sindaco di Torino Piero Fassino e il governatore del Piemonte Roberto Cota, hanno ribadito la necessità di un dispiegamento di ulteriori forze dell’ordine per arginare le azioni dei turisti della violenza. Perfino Alberto Perino, leader del movimento contro il supertreno, ha condannato le azioni di violenza e il ferimento del capo della Digos pur sottolineando che "se vogliono sgomberare il campeggio di Chiomonte facciano pure, tanto lo ricostruiremo in un altro posto".

Che l’azione dei NO TAV messa in campo sabato sia degna della massima attenzione è dimostrato anche dai risultati delle indagini, resi pubblici ieri: durante gli scontri di sabato scorso sono stati infatti sequestrati alle forze dell'ordine nei pressi del cantiere per la Torino - Lione a Chiomonte (TO), caschi, manette, maschere antigas, bulloni, catene, cesoie, ma anche molotov, chiodi a tre punte, catene, corde e massi.

Gli inquirenti sono sempre più convinti che l’azione sia stata opera di "professionisti della violenza, provenienti anche da diversi paesi europei e anche dalla Russia". L’assalto sarebbe partito dal “campeggio di lotta No Tav”, base logistica del movimento che la polizia ha intenzione si sgomberare. Secondo quanto afferma la Digos “in questo momento non riteniamo che il movimento No Tav, che ancora possa avere una parte sana, abbia realmente partecipato e messo il cappello su questo tipo di manifestazione".

Altro materiale da guerriglia era stato sequestrato nei giorni precedenti in una baita disabitata a Mompantero (Torino). A tal proposito la questura non aveva solo confermato il bilancio di 11 feriti tra le forze dell'ordine, ma aveva anche precisato che l'assalto "avrebbe potuto provocare danni ben piu gravi, vista l'azione messa in campo". "Non dico che ci sarebbe potuto scappare il morto, non voglio essere drammatico, ma non siamo lontani da questo scenario" hanno rimarcato alla Digos. Le persone di cui é in corso l'identificazione sono tra 50 e 70. Tra queste potrebbero esserci quelle rinviate a giudizio nelle scorse settimane dal Tribunale di Torino, per gli episodi di violenza risalenti al luglio dello scorso anno.

Al di là di tutte le possibili strumentalizzazioni della vicenda da parte di gruppi eversivi che la utilizzano come pretesto per l’esercizio della violenza, la questione della No Tav in Val di Susa rimane una delle tante ferite aperte nel reale esercizio della democrazia italiana, con un popolo vessato dall’arroganza della burocrazia, un territorio dilaniato da un’opera i cui vantaggi sono stati nel tempo ritenuti sempre meno importanti per lo sviluppo della Val di Susa, del Piemonte e della stessa Italia e uno stato che pur di far valere le proprie ragioni continua a lasciare inascoltate le legittime richieste di un movimento costituitosi tra cittadini realmente toccati dalla vicenda e non tra consorterie di imprenditori e burocrati.

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