2 agosto, anniversario strage di Bologna, ultime notizie - La trattiva Stato-mafia, le accuse sui silenzi di Napolitano, la campagnia del Fatto Quotidiano e gli attacchi di Antonio Di Pietro alla figura del Capo dello Stato, sono solo alcuni dei lontani riflessi di quella stagione della recente storia italiana, gli anni settanta, che nei libri di storia contemporanea va sotto il nome di “strategia della tensione”.

Da piazza Fontana al sequestro di Aldo Moro, furono innumerevoli gli episodi che caratterizzarono quegli anni e che, per la loro gravità e la loro spietatezza, rimangono indelebili nella memoria degli italiani. La strage di Bologna fu però il culmine di quella strategia della tensione che voleva lo stato controllato a sud dalla mafia e a nord dal terrorismo eversivo e che portò il presidente Pertini ad affermare tra le lacrime, in quel tragico due Agosto del 1980, che quella fu : «l'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia».

85 morti, 200 feriti di cui 70 con danni permanenti fu questo il tragico bilancio di quell’esplosione avvenuta il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d'aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, dove un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell'ala ovest dell'edificio. L'esplosivo, di fabbricazione militare provocò un onda d'urto che insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio.

Nonostante gli arresti pressochè immediati di molti terroristi di estrema destra appartenenti ai nuclei armati rivoluzionari (NAR), tutti scarcerati nell’81, la vicenda della strage di Bologna si caratterizzerà fin da subito per il malcontento dei cittadini colpiti non solo dalla tragedia umana e sociale ma anche dallo sdegno verso istituzioni che fin da subito tentarono di dare della vicenda una ricostruzione quanto meno sospetta.

Anche se l’estrema lentezza della giustizia italiana ha portato, tra errori e omissioni, e soprattutto con gli sforzi della società civile rappresentata dall’Associazione dei Familiari delle Vittime, a una sentenza definitiva, restano sull’accaduto pesanti dubbi. Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione emise una sentenza definitiva con cui vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, l'ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Lo stesso Francesco Cossiga a capo del governo all’epoca della strage, contribuì ad un atteggiamento di omissione e insabbiamento delle indagini da parte delle istituzioni affermando il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Come per la Strage di piazza Fontana nel 1969, anche intorno alla strage di Bologna si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione e della Prima Repubblica. Fu questa insieme alla mancata individuazione dei mandanti di quella strada la colpa maggiore di uno Stato che ancora nel 2009 veniva fischiato da una folla compatta di bolognesi in cui le i movimenti più accesi come quelli dei no global, si stringevano in un’unica compagine con i familiari delle vittime e la società civile.

Con la sola eccezione del Presidente Pertini e di Romano Prodi che scelse di commemorare la strage prendendo parte allo stesso corteo. Ogni anno, il due Agosto le istituzioni hanno sempre ben percepito attraverso quei fischi, il malcontento e il disappunto degli italiani per quel silenzio assordante che dopo trentadue anni lascia ancora la più grande manifestazione del terrorismo italiano senza responsabili e senza mandanti.

Da Pierferdinando Casini (2001) a Rocco Buttiglione (2003), da Giulio Tremonti (2005) a Cesare Damiano (2007), fino  a Sandro Bondi (2009) i rappresentanti dei governi in carica, qualunque fosse il colore del governo, hanno sempre ricevuto fischi insulti, tra l’imbarazzo dei vari sindaci che si sono succeduti a Palazzo d’Accursio.

Quest’anno dopo due anni di assenza delle istituzioni il governo torna a Bologna con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che ben conosce il capoluogo emiliano per aver retto le sorti della città per un anno e mezzo dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono (2010). La Cancellieri, che ha dovuto rinunciare a degli impegni all’estero (la firma di un protocollo sulla sicurezza con il ministro degli Interni inglese, a Londra), ha manifestato la sua contentezza per la partecipazione alla cerimonia di commemorazione della strage di Bologna e ha affermato che non teme contestazioni. La stessa reazione è stata manifestata dal presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi che ha spiegato:  "Il ministro mi ha telefonato, e si è detta molto contenta. Siamo molto contenti anche noi''. Anche per il sindaco Virginio Merola: "E' una buona notizia". Anche se una ferita rimane comunque aperta nella memoria dei bolognesi e di tutti gli italiani, la presenza di un rappresentante del governo che nella sua carriera ha condiviso le sorti della città emiliana rimane un segnale positivo che fa ben sperare per la giornata di oggi.



Simone Casavecchia

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