Data ormai per certa la cancellazione della provincia di Viterbo. La Spending Review ormai divenuta legge con il voto favorevole anche della Camera dei Deputati, l’ultimo prima della pausa estiva, ha iniziato a far sentire i suoi effetti.

Con ogni probabilità si realizzerà a livello amministrativo e burocratico quella che ormai da molti anni è già una effettiva realtà del territorio viterbese: la Tuscia diventerà una parte dell’Area Metropolitana di Roma.

Di conseguenza anche Viterbo si vedrà declassato, con altrettanta probabilità, a municipio di Roma, come tutti gli altri 59 comuni. Nessuna alchimia territoriale, nessun mescolamento, fusione, accorpamento, ridefinizione dei confini potrà salvare l’attuale Provincia di Viterbo, come in primo tempo si era pensato, dando corpo a idee che vedevano la provincia di Viterbo accorpata con il territorio di Orvieto o anche con l’area di Civitavecchia.

La decisione è stata presa dal Dipartimento delle riforme istituzionali della funzione pubblica con una circolare che taglia le gambe ad ogni ipotesi formulata finora: “I Cal (consigli delle autonomie locali) e le regioni - dice infatti la nota – possono senz'altro dare seguito ad eventuali iniziative comunali già formalizzate alla data del 24 luglio 2012, volte a modificare le circoscrizioni provinciali. Tuttavia, resta fermo che tali iniziative non hanno l'effetto di far ottenere né perdere alle province i requisiti minimi di dimensione territoriale e demografica prescritti dalla suddetta deliberazione”.

Ciò significa che le province con dimensione territoriale inferiore ai 2500 chilometri quadrati e una popolazione residente inferiore a 350 mila abitanti, tra le quali quella di Viterbo (310mila abitanti e 3.612 chilometri quadrati di territorio) sono destinate a scomparire e nessuna “compravendita” dei comuni confinanti potrà salvarle.

La spendig review non consente alcuna deroga alla “fotografia” scattata dal governo il 20 luglio scorso. Addio, quindi, all’ipotesi di accorpamento con Orvieto auspicata dal presidente della quasi ex Provincia di Viterbo Marcello Meroi. Addio anche alla Provincia dell’Etruria a nord del Lazio, che comprenda Civitavecchia, Viterbo e Rieti. Addio all’ipotetica macro area del nord del Lazio che ingloberebbe anche aree confinanti di Toscana, Umbria e Roma nord (inclusa Civitavecchia), in cui il capoluogo avrebbe dovuto essere Viterbo.

In definitiva, delle attuali 110 province, se ne salveranno solo 43, quelle che soddisfano entrambi i criteri fissati dal governo. E tra queste non c’è la Tuscia. Il decreto, infatti, conferisce alle regioni una forte autonomia organizzativa che gli consente di realizzare presidi territoriali di dimensioni provinciali, senza ricorrere però alla creazione di nuovi enti intermedi.

Stando ai principi stabiliti dal decreto della spendig review, insieme all’amministrazione provinciale dovrebbero sparire anche la prefettura, la questura e tutte le diramazioni periferiche dello Stato come l’ufficio scolastico provinciale eccetera.

Le Regioni dispongono, inoltre, di una forte autonomia organizzativa, tale da realizzare presidi territoriali di dimensioni provinciali, senza ricorrere alla creazione di nuovi enti intermedi. Resta da capire a chi saranno assegnate le poche competenze che avrebbero dovuto restare alla Provincia: strade e tasse. Per quanto riguarda l’ambiente la Regione ha trasferito le deleghe ai comuni e ha tenuto per sé l’urbanistica.

Soprattutto resta da vedere che fine farà il consistente patrimonio di Palazzo Gentili. Il presidente Meroi ha annunciato la volontà di venderlo prima che l’ente venga definitivamente sciolto e di destinare l’incasso alla rete stradale.

I beni da alienare sono tanti e di grande valore: dalla prefettura all’ex caserma dei carabinieri in via della pace; dalla caserma dei vigili del fuoco ai palazzi degli Alessandri e Scacciaricci a San Pellegrino; dalla villa della Quercia che ospita il Laboratorio di restauro, a negozi, garage e appartamenti sparsi nel capoluogo; dalla sede centrale del Liceo scientifico Ruffini di Viterbo a Palazzo Borgognoni; dal palazzo dell’ex questura in piazza Mario Fani alle ex colonie estive di San Martino al Cimino, Tarquinia e Bolsena. E ancora: la cantina didattica di Bagnoregio, lo scheletro dell’ospedale psichiatrico sulla strada provinciale Sammartinese , la piscina nel comune di Orte, la palestra Jacopucci a Tarquinia, le case cantoniere, l’incubatoio per la riproduzione dei pesci a Marta, la caserma dei carabinieri di Pescia Romana, la torre di avvistamento di Castel d'Asso.


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