Lazio, ultime Viterbo news -UnoNotizie.it - Giulio Marini ha mantenuto quanto affermato prima delle festività di Santa Rosa e si è dimesso. La decisione è stata ufficializzata questa mattina dopo una riunione della giunta comunale, quando Giulio Marini ha consegnato la lettera di dimissioni al segretario generale di Palazzo dei Priori e al prefetto. Ora i partiti e i consiglieri di maggioranza hanno 20 giorni di tempo per tentare di riattaccare i cocci, altrimenti suonerà il rompete le righe.

Marini, nel pomeriggio, ha tenuto una conferenza stampa durante la quale, senza polemizzare con alcuno, ha preso atto che “la maggioranza non c’è più”. Poi ha elencato i progetti realizzati, quelli in via di realizzazione e, ancora, quelli che potrebbero essere attuati con i fondi già a disposizione, per un totale di circa 50 milioni di euro. Inoltre ha ricordato il finanziamento da 13,5 milioni di euro per la riqualificazione di Valle Faul e il centro storico.

“Un progetto – ha sottolineato – che potrebbe davvero cambiare il volto della città, collegandola attraverso scale mobili sia con Palazzo dei Papi che con il parcheggio del Sacrario”. E poi una precisazione: “Qualunque cosa accada quei fondi non potranno essere destinati ad altri scopi. Sono destinati al centro storico e lì dovranno essere investiti”.

Marini, sgranando l’elenco delle realizzazioni, ha ricordato gli appalti per l’asilo e la palestra del quartiere Santa Barbara, i 5 milioni spesi per la viabilità cittadina, l’illuminazione pubblica, il restauro del Teatro dell’Unione e l’avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti. “C’è chi sostiene – ha detto – che si sarebbe potuto fare di più. Ma visti i tempi ritengo che il possibile sia stato fatto”.

Un’altra sottolineatura Marini l’ha fatta sul Cev, la municipalizzata destinata, anche su indicazione della Corte dei Conti, al fallimento. “Abbiamo salvaguardato tutti i posti di lavoro – ha incalzato -, nessun dipendente è rimasto senza stipendio. Inoltre, sono stati pagati tutti i fornitori, tutte le fatture arretrate. Qualcuno della maggioranza - ha aggiunto – è critico anche su questa operazione, ma io e la mia giunta siamo convinti di aver agito correttamente”.

Ma l’aspetto su cui ha calcato la mano il sindaco è quello politico. “O la maggioranza riesce a ritrovarsi o le mie dimissioni sono lì. Per superare la crisi serve la garanzia politica di voler proseguire la consiliatura e realizzare i progetti in programma. Altrimenti si andrà al commissariamento e ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità davanti ai cittadini che ci hanno votato”.

Marini ha anche teso la mano verso alcune richieste dei vari e frammentati gruppi della quasi ex maggioranza. Proverà cioè a ridurre in parte l’addizionale Imu sulle prime e seconde case. Ma a conti fatti non potrà che trattarsi di qualche frazione di punto. “Bisogna essere realistici – ha sostenuto – e non chiedere la luna nel pozzo”.

Più complicata la situazione del numero degli assessori, che sia la Destra che il neonato gruppo Alleanza per Viterbo, formato da Antonio Fracassini, Marco Maria Bracaglia e Marcuccio Marcucci hanno formato dopo aver abbandonato il gruppo Pdl. “La giunta – ha affermato Marini – è in larghissima parte formata da personalità politiche che hanno ricevuto i voti della gente e che, a mio avviso, hanno lavorato bene. Non possiamo farli volare come fossero stracci. Meritano rispetto e considerazione. Anche perché, per dimostrare di non essere attaccati al potere e ai presunti privilegi , hanno deciso come me di rinunciare all’indennità e ai gettoni di presenza. Comunque – ha assicurato -, la porta del mio ufficio rimarrà aperta a tutti nei prossimi 20 giorni. Se qualcuno ha delle proposte da fare si faccia avanti. Sarà ascoltato con la giusta attenzione”.

Lo stesso discorso Marini lo ha fatto sul bilancio: “Siamo aperti a ogni ipotesi di miglioramento – ha concluso -, purché siano credibili e, soprattutto attuabili. Per rimane non sono disposto a mettere in ballo la mia dignità e la mia credibilità. Ma ripeto, primo di tutto vanno risolti i problemi politici e la maggioranza, se ancora c’è, deve battere i propri colpi.

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