Lazio, ultime news Viterbo: incontro a Tarquinia con il famoso economista Giuseppe De Marzo - UnoNotizie.it -

Dopo Luca Mercalli, autore di “Prepariamoci”, Spazio Aperto invita a Tarquinia un altro “concreto visionario“, per raccontarci le sue istruzioni per l’uso del futuro. Si chiama Giuseppe De Marzo e ha appena pubblicato il libro “Anatomia di una rivoluzione”, che presenterà a Tarquinia martedì 15 gennaio. L’esperienza sudamericana di De Marzo, a stretto contatto con i gruppi che dall’altra parte dell’oceano si battono per diritti negati e con fatica riconquistati, nel volume è palpabile e ci invita a prendere confidenza con un concetto chiave per declinare il futuro, quale quello di giustizia ambientale. L’incontro si svolgerà nella Sala Grande della Biblioteca Comunale di Tarquinia, alle ore 17.

Giuseppe de Marzo, rappresentante di Rigas, la rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, accusa la green economy promossa dall’ONU di non poter costituire la soluzione ai problemi attuali in quanto portatrice di quel modello di accumulazione originaria del capitale che ha creato la crisi. E’ un modello in cui il capitale si appropria della biosfera, della terra, dell’acqua, della biodiversità e accumula plusvalore attraverso la privatizzazione dei beni comuni.

“I governi mondiali hanno finanziato le multinazionali del petrolio con mille bilioni di dollari e oggi qua a Rio non vogliono scendere a compromessi”. Il vero cuore della crisi attuale, afferma Giuseppe, “sta nella crisi ecologica che si manifesta nella distruzione ambientale come riflesso dello sviluppo economico, nei sussidi alle multinazionali del petrolio e nella privatizzazione dei beni comuni”. E’ da 40 anni che si sta parlando di sviluppo sostenibile e ancora non è stato fatto quasi nulla: la necessita di una transizione ad un nuovo modello economico è evidente”.

Ma come dovrebbe funzionare un modello economico giusto in una società giusta?

Innanzitutto tutti gli esseri umani dovrebbero avere il diritto di vivere in un mondo pulito e libero dall’inquinamento, spiega Giuseppe. E poi, il principio di precauzione dovrebbe riformare il modello giuridico attuale promuovendo una nuova etica che implichi una relazione diretta tra giustizia e sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile può realizzarsi solo a partire dalla giustizia.

La crisi nasce dal non aver riconosciuto i diritti ambientali e l’interdipendenza che esiste tra noi e la natura. Siamo il frutto di 3,8 bilioni di anni di evoluzione, il risultato di una sempre maggiore specializzazione e un aumento della complessità simbiotica che, soltanto grazie alla cooperazione tra le cellule, ha portato alla nascita di organismi sempre più complessi.

Dobbiamo avere “fede” nella vita e modellare la società ispirandoci alla vita nella sua espressione più essenziale che è il funzionamento del corpo umano, dedicato ad allontanare e rigettare gli organismi nocivi, tossici e competitivi per garantire il sano funzionamento dell’organismo. La coesione sociale tra le cellule è essenziale per la sopravvivenza e non dobbiamo lasciare che venga pregiudicata da un sistema di accumulazione di capitale che si basa sulla competizione e sull’individualismo: “chi rompe la coesione sociale tra le cellule lentamente uccide l’organismo”.
Foto: Giuseppe de Marzo, rappresentante di Rigas, la rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, accusa la green economy promossa dall’ONU di non poter costituire la soluzione ai problemi attuali in quanto portatrice di quel modello di accumulazione originaria del capitale che ha creato la crisi. E’ un modello in cui il capitale si appropria della biosfera, della terra, dell’acqua, della biodiversità e accumula plusvalore attraverso la privatizzazione dei beni comuni.

“I governi mondiali hanno finanziato le multinazionali del petrolio con mille bilioni di dollari e oggi qua a Rio non vogliono scendere a compromessi”. Il vero cuore della crisi attuale, afferma Giuseppe, “sta nella crisi ecologica che si manifesta nella distruzione ambientale come riflesso dello sviluppo economico, nei sussidi alle multinazionali del petrolio e nella privatizzazione dei beni comuni”. E’ da 40 anni che si sta parlando di sviluppo sostenibile e ancora non è stato fatto quasi nulla: la necessita di una transizione ad un nuovo modello economico è evidente”.

Ma come dovrebbe funzionare un modello economico giusto in una società giusta?

Innanzitutto tutti gli esseri umani dovrebbero avere il diritto di vivere in un mondo pulito e libero dall’inquinamento, spiega Giuseppe. E poi, il principio di precauzione dovrebbe riformare il modello giuridico attuale promuovendo una nuova etica che implichi una relazione diretta tra giustizia e sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile può realizzarsi solo a partire dalla giustizia.

La crisi nasce dal non aver riconosciuto i diritti ambientali e l’interdipendenza che esiste tra noi e la natura. Siamo il frutto di 3,8 bilioni di anni di evoluzione, il risultato di una sempre maggiore specializzazione e un aumento della complessità simbiotica che, soltanto grazie alla cooperazione tra le cellule, ha portato alla nascita di organismi sempre più complessi.

Dobbiamo avere “fede” nella vita e modellare la società ispirandoci alla vita nella sua espressione più essenziale che è il funzionamento del corpo umano, dedicato ad allontanare e rigettare gli organismi nocivi, tossici e competitivi per garantire il sano funzionamento dell’organismo. La coesione sociale tra le cellule è essenziale per la sopravvivenza e non dobbiamo lasciare che venga pregiudicata da un sistema di accumulazione di capitale che si basa sulla competizione e sull’individualismo: “chi rompe la coesione sociale tra le cellule lentamente uccide l’organismo”.
Foto: Giuseppe de Marzo, rappresentante di Rigas, la rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, accusa la green economy promossa dall’ONU di non poter costituire la soluzione ai problemi attuali in quanto portatrice di quel modello di accumulazione originaria del capitale che ha creato la crisi. E’ un modello in cui il capitale si appropria della biosfera, della terra, dell’acqua, della biodiversità e accumula plusvalore attraverso la privatizzazione dei beni comuni.

“I governi mondiali hanno finanziato le multinazionali del petrolio con mille bilioni di dollari e oggi qua a Rio non vogliono scendere a compromessi”. Il vero cuore della crisi attuale, afferma Giuseppe, “sta nella crisi ecologica che si manifesta nella distruzione ambientale come riflesso dello sviluppo economico, nei sussidi alle multinazionali del petrolio e nella privatizzazione dei beni comuni”. E’ da 40 anni che si sta parlando di sviluppo sostenibile e ancora non è stato fatto quasi nulla: la necessita di una transizione ad un nuovo modello economico è evidente”.

Ma come dovrebbe funzionare un modello economico giusto in una società giusta?

Innanzitutto tutti gli esseri umani dovrebbero avere il diritto di vivere in un mondo pulito e libero dall’inquinamento, spiega Giuseppe. E poi, il principio di precauzione dovrebbe riformare il modello giuridico attuale promuovendo una nuova etica che implichi una relazione diretta tra giustizia e sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile può realizzarsi solo a partire dalla giustizia.

La crisi nasce dal non aver riconosciuto i diritti ambientali e l’interdipendenza che esiste tra noi e la natura. Siamo il frutto di 3,8 bilioni di anni di evoluzione, il risultato di una sempre maggiore specializzazione e un aumento della complessità simbiotica che, soltanto grazie alla cooperazione tra le cellule, ha portato alla nascita di organismi sempre più complessi.

Dobbiamo avere “fede” nella vita e modellare la società ispirandoci alla vita nella sua espressione più essenziale che è il funzionamento del corpo umano, dedicato ad allontanare e rigettare gli organismi nocivi, tossici e competitivi per garantire il sano funzionamento dell’organismo. La coesione sociale tra le cellule è essenziale per la sopravvivenza e non dobbiamo lasciare che venga pregiudicata da un sistema di accumulazione di capitale che si basa sulla competizione e sull’individualismo: “chi rompe la coesione sociale tra le cellule lentamente uccide l’organismo”.

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