Il concetto giuridico in base al quale la materia vivente è sempre stata un bene comune dell’umanità - non brevettabile, non privatizzabile – è stato infranto a partire dal 1980 negli Stati Uniti, da nuove legge brevettuali che invece consentono il possesso di questi beni, oggi estese in tutti i continenti (in UE con la Direttiva 98/44),

Oggi gli organismi viventi (piante, animali e parti del corpo umano) hanno acquistato, per chi ne detiene il brevetto, un inedito ed elevatissimo valore commerciale. Il brevetto – conseguito il più delle volte con il pretesto di una modifica genetica introdotta nella pianta o nell’animale - permette infatti la riscossione dei “diritti” (royalties) non solo all’acquisto, ma anche ad ogni fase riproduttiva (nel caso delle piante, ad ogni risemina).
E’ questo forte plusvalore degli Ogm rispetto alle sementi convenzionali la causa dell’incredibile pressione cui sono sottoposti gli Stati Europei affinché le colture transgeniche vengano accettate da coltivatori e consumatori. Una pressione noncurante dell’opposizione da sempre espressa agli Ogm dalla maggioranza dei cittadini europei, noncurante del fatto che nessuna delle caratteristiche migliorative promesse sia stata riscontrata nelle colture transgeniche (nessun aumento di produttività), mentre molti sono gli effetti negativi su economia, ambiente e salute.
 
Ma le leggi brevettuali americane, ideate nel 19° secolo - quando il Nuovo Continente doveva recuperare un ritardo tecnologico sull’Europa - poi cristallizzate nel “Patent Act” (1952), hanno influenzato la legislazione internazionale di tutti questi ultimi anni (vedi accordo TRIPS/ WTO). Le scoperte sono state equiparate alle invenzioni e il concetto di “novità” è stato esteso anche ai prodotti non modificati (purché assenti sul territorio nazionale) e alle piante selezionate con metodi tradizionali (per non citare i brevetti sulle parti del corpo umano, come i brevetti sui geni e sulla clonazione dell’embrione, che hanno tanto ostacolato il progresso scientifico e sconvolto l’opinione pubblica).
 
Chi ha gestito questi giochi di potere è stato, in Europa, l’EPO (Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco di Baviera) nato nel 1972 per applicare la Convenzione Europea dei Brevetti (EPC), firmata all’epoca da 19 Stati europei (i 15 dell’Unione e altri 4) per armonizzare le loro leggi brevettuali. La EPC vietava in modo chiaro i brevetti sul vivente e l’EPO, pur avendo il compito istituzionale di rispettare la Convenzione, l’ha ripetutamente violata, rilasciando centinaia di brevetti su piante e animali modificati e anche alcuni brevetti su piante convenzionali (non geneticamente modificate).
In assenza di una Corte internazionale che condannasse l’operato dell’EPO, le Organizzazioni della Società Civile si sono assunte il compito di ricorrere contro l’EPO e hanno ottenuto la revoca di alcuni brevetti (ad esempio sul riso basmati e sull’albero di neem). Ma spesso l’EPO è riuscito ad imporre la sua molto discutibile interpretazione delle leggi.

E’ giunta l’ora di definire con chiarezza i limiti della brevettabilità
.
Il caso del brevetto sul broccolo è stato scelto emblematicamente. Esso avrà ripercussioni importanti non solo in Europa, ma in tutto il mondo.
 

Il caso odierno del brevetto
sul broccolo (Brassica)


 
Il brevetto sul “Metodo per l’accrescimento selettivo dei glucosinolati anticarcinogenici nelle specie di Brassica”, sul broccolo (brassica), conseguito da Plant Bioscience, è destinato a sconvolgere  la storia dei brevetti in Europa perché, impugnato dalle società Limagrain e Syngenta, è stato scelto come caso giuridico in questo lungo dibattito, di vitale importanza.
 
Il brevetto è stato rilasciato dall’EPO nel 2002: riguarda un metodo di riproduzione del broccolo che consente di accrescere in esso la quantità di una particolare sostanza anticancerogena (glucosinolato). Il metodo è assolutamente convenzionale: è basato sulla selezione assistita da marcatori. Il brevetto copre sia il metodo di riproduzione, sia le sementi, sia le parti commestibili della pianta.
Pur non essendo il primo rilasciato in Europa su di una pianta convenzionale, il brevetto sul broccolo sarà il caso giuridico sul quale l’Alta Corte d’Appello dell’Ufficio Europeo dei Brevetti deciderà se ammettere o meno la brevettazione di piante, sementi e metodi di riproduzione convenzionali.


Sosteniamo con forza l’iniziativa delle Ong (Swissaid, EvB, Greenpeace, No Patents on Life, Misereor) che si riuniscono a Monaco il 23 ottobre alle ore 10:00 a Isartorplatze che si recheranno alle ore 13:00 all’Ufficio Europeo dei Brevetti per consegnare le


35.000 firme raccolte da tutti noi per la

REVOCA del BREVETTO SUL BROCCOLO


Per sensibilizzare i nostri politici, troppo ignari di tutto ciò

Rechiamoci tutti insieme:
giovedì 23 ottobre alle ore 12:00
davanti al
Ministero delle Politiche Comunitarie (o Politiche Europee)
in Piazza Nicosia, 20

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