Treno Verde, Legambiente boccia Roma, ultime notizie - La Capitale non supera l’esame delle smart cities. Traffico e smog, rifiuti, perdite idriche, verde urbano mal gestito: a Roma e, in generale nel Lazio, tanto resta ancora da fare in materia di innovazione ambientale e qualità della vita. Una calma solo apparente quella di Roma dove sono contenuti entro i limiti di legge i risultati del monitoraggio sulle polveri sottili effettuato dal Laboratorio Mobile di Italcertifer in occasione del passaggio del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare.

Sforati abbondantemente, invece, i livelli di inquinamento acustico, specie di notte. Nonostante la crescente consapevolezza degli effetti altamente dannosi che genera l’esposizione al rumore, paragonabili come gravità a quelli legati all’inquinamento atmosferico, stenta ancora a partire un costante e tempestivo controllo da parte delle autorità competenti. E su questo punto Legambiente rilancia l’appello di rendere finalmente pedonale il “tridente” di via del Corso, via del Babbuino e via di Ripetta, dove non a caso è stato posizionato il laboratorio mobile del “Treno Verde”. La Ztl in quell’area va superata a favore di una completa pedonalizzazione.

Il bilancio finale della tappa romana del convoglio ambientalista – dedicato quest’anno proprio al tema della “città smart” e visitato in questi giorni da oltre 2500 persone tra cittadini e studenti – è stato presentato questa mattina in conferenza stampa da Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente; Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio; Luca Ricciardi, responsabile Laboratorio Qualità dell’Aria di Italcertifer e Luigi Contestabile, responsabile sostenibilità Trenitalia.
Il monitoraggio è stato effettuato per 48 ore consecutive in via di Ripetta, dal civico 3 al 7, dove i tecnici hanno analizzato la presenza di Pm10 che si è contenuta entro il limite previsto dalla legge di 50 microgrammi/metro cubo (µg/m3), con la complicità per il primo giorno delle condizioni metereologiche, come vento e pioggia, che hanno favorito la dispersione e l’abbattimento degli inquinanti atmosferici.

“C’è in generale una brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane in tutto il Lazio. Prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente - Nell’insieme dei capoluoghi, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane. Roma e il Lazio soffocano tra ingorghi e smog. La sfida delle città oggi si gioca, invece, partendo da mobilità sostenibile, efficienza energetica, riciclaggio e prevenzione dei rifiuti e qualità della vita: temi che devono entrare necessariamente nell’agenda politica dei nostri amministratori. Servono non solo investimenti, ma anche una nuova visione d’insieme, una programmazione seria e ragionata sul futuro che ci attende: non basta qualche sprazzo di sostenibilità qua e là. Senza, però, dimenticare che non esistono smart cities senza gli smart citizens, perché le trasformazioni urbane che ci attendono passano necessariamente attraverso il coinvolgimento, la consapevolezza e l’assunzione di responsabilità delle singole persone”.

Anche se i rilevamenti effettuati dal Treno Verde in questi giorni sull’inquinamento atmosferico delineano un quadro quasi rassicurante per la città di Roma, purtroppo ben altro dicono i dati di rilevamento dell’Arpa, elaborati da Legambiente, che evidenziano per la città di Roma, in questi primi due mesi e mezzo del 2013 (dati aggiornati al 21 marzo), già 21 superamenti del limite giornaliero consentito per il PM10 rispetto ai 35 annui previsti dalla legge. Ma va ancora peggio nelle altre città laziali: a Frosinone si è già pronti al raddoppio del limite annuo: fino ad ora la concentrazione giornaliera di 50 µg/m3 di PM10 è già stata oltrepassata per ben 59 volte. Segue a ruota la città di Latina, dove si è andati oltre la soglia limite per 23 volte. Meglio, indubbiamente, a Rieti e Viterbo dove si registrano rispettivamente 6 e 9 superamenti.

“A Roma e nei capoluoghi del Lazio siamo all’anno zero tra il traffico sempre più congestionato e lo smog, troppa immondizia malgestita e perdite idriche da capogiro. Altro che smart cities, i nostri amministratori non sanno proprio cosa siano l’innovazione e la qualità della vita - dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Nella Capitale manca un’idea per il futuro e anche la campagna elettorale è dominata da giochi tra i partiti. ai cittadini servono risposte, nuove politiche nella direzione della sostenibilità. Le ricette ci sono e vanno applicate: sui rifiuti differenziata porta a porta e politiche per la riduzione e il riuso ovunque piuttosto che nuove discariche, sul trasporto una nuova stagione di limitazione del traffico privato e di potenziamento di quello pubblico per battere lo smog con nuove pedonalizzazioni e Ztl per rendere più vivibili le nostre città, sull’acqua gestioni pubbliche e partecipate colpendo le perdite di rete e riducendo il deficit depurazione. Invece, in questi anni, si è soltanto parlato molto di sostenibilità, ma le scelte principali hanno poi portato sempre più traffico, più rifiuti e più cemento” .

I parametri dello smog sono direttamente influenzati da quelli della mobilità. E, stando ai dati della XIX edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca sulla qualità ambientale di Legambiente e Ambiente Italia, per quanto il livello medio di motorizzazione privata (la densità di automobili)  peggio di Roma, con 70 auto ogni 100 abitanti, fa solo Catania tra le grandi città; Latina rimane saldamente ultima tra le medie con 73 auto/100 abitanti; Viterbo penultima tra le piccole con 75 auto/100 ab., Frosinone 43a su 45 con 73 auto/100 ab., Rieti 37a con 70 auto/100 ab. Altrettanti i motocicli circolanti, con la Capitale è in vetta a livello regionale con 15 motorini ogni 100 abitanti, seguita da Viterbo che ne conta 14, Latina 12, Rieti 11 e Frosinone 9.

A fronte di questo quadro, il trasporto pubblico non aumenta offerta e viaggiatori: Roma rimane sul podio, dopo Milano e Venezia, tra le grandi città ma diminuisce l’offerta da 64 a 61 km vetture per abitante; Viterbo rimane a fondo classifica tra le piccole con solo 15 km-vetture per abitante, a Frosinone se ne registrano 21, a Rieti 25 e 16 a Latina, quasi in fondo tra le medie. Lo stanziamento di risorse aggiuntive della Regione Lazio per le ferrovie per il 2011 è stato una miseria di 35,1 milioni di euro, lo 0,13 del bilancio regionale come per l’anno precedente, una delle peggiori situazioni nazionali. Alla domanda di mobilità pubblica, si è risposto, invece, con un taglio del 3,7% del servizio e aumenti del 15% dei biglietti e degli abbonamenti. Numeri impressionanti, quelli fotografati dall’ultimo dossier Pendolaria di Legambiente, se si considera inoltre che nel Lazio viaggiano un quinto dei pendolari in Italia: 560mila cittadini sui 2,9 milioni (19,3%) che si muovono nel Paese ogni giorno transitano sui 1.379 km delle ferrovie laziali. Da qui l’appello alla Regione affinché si investa seriamente sulla mobilità, in particolare treni, metropolitana e tram.

Restano ferme al palo anche le isole pedonali: Roma ha 14 centimetri quadrati pedonalizzati per abitante, Frosinone 21, Latina solo 2 e Rieti solo 4, mentre Viterbo continua a non fornire dati.
Ai ciclisti, così come ha testimoniato il “Trofeo Tartaruga”, non va affatto meglio. Le poche piste ciclabili continuano a diminuire con i nuovi criteri più restrittivi: a Roma sono disponibili solo 1,06 metri q./100 abitanti, a Viterbo solo 0,34, a Frosinone 3,07 mentre Rieti non risponde e Latina aumenta qualcosa con 2,81. Insomma decidere di spostarsi in bicicletta nella Capitale e nel Lazio presuppone rischi notevoli.

I dati del dossier di Legambiente sono impietosi anche sul fronte dei rifiuti. La differenziata continua a crescere a passi da lumaca, mentre Roma con i suoi 645,7 kg di immondizia pro-capite prodotta all’anno si conferma tra le peggiori grandi città; ma il problema è anche qui di tutto il Lazio visto che Latina produce ben 585,3 kg/ab/anno, Frosinone 557,8 kg/ab/anno, Rieti 502,5 kg/ab/anno ed infine Viterbo 499,8 kg/ab/anno.
Per quanto riguarda il consumo idrico, diminuiscono leggermente i consumi in quattro capoluoghi su cinque: Roma con 200,8 litri di acqua consumati ogni giorno da ciascun cittadino rimane a fondo classifica tra le grandi città; la perdita di acqua nella rete romana, invece, sale dal 27% al 36%.

La bocciatura di Roma da parte del Treno Verde arriva soprattutto per quel che riguarda l’inquinamento acustico che, a differenza di quello atmosferico, ha superato di molto il limite consentito dalla legge, specie di notte, superando limiti di legge di oltre 10dB(A), con i picchi massimi di 72,3 dB(A)  - tra le ore 20 e le 21 di giovedì 21 marzo - e di 70,4dB(A) - tra le 22 e le 23 di venerdì 22 marzo. Decibel fuori controllo nei giorni del monitoraggio scientifico in via di Ripetta che, nel piano di zonizzazione acustica, corrisponde alla zona IV (area ad intensa attività umana), essendo l’area fortemente urbanizzata, con edifici abitativi e con la presenza di attività commerciali. I limiti previsti sono di 65 dB(A) di giorno e 55 dB(A) di notte, soglie che sono state sforate visto che il monitoraggio ha rilevato una media di 69,3 e 68,4 dB(A) nelle ore diurne e 64,5 e 65,7 dB(A) nelle ore notturne.

“Dall’esame dei dati raccolti nei due giorni di registrazione in continuo, emerge un superamento dei limiti di legge di circa 4 e 10 dB(A) rispettivamente nei periodi diurno e notturno – conferma Luca Ricciardi, responsabile del Laboratorio Qualità dell’Aria di Italcertifer – , i livelli orari rimangono costantemente oltre i 65 dB(A), con punte di circa 73 dB(A), a causa dei veicoli in transito su via di Ripetta. Nonostante ci si trovi in una zona a traffico limitato, infatti, la circolazione veicolare è sostenuta. A tal proposito, uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente olandese all’istituto di ricerca indipendente TNO mette in risalto che l’inquinamento acustico prodotto dal traffico impatta sul 44% della popolazione UE e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. I danni provocati vanno dall’aumento della pressione fino ai problemi cardiaci, dall’ipertensione all’insonnia”.



Fonte:
Legambiente

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