E’ giunta a Lima la spedizione archeologica organizzata da Accademia Kronos Viterbo per documentare la nuova Machu Picchu del nord del Perù. A Lima c’erano ad aspettarli le guide e gli studiosi locali che comporranno la spedizione che cercherà di spiegare il mistero dei “vichinghi” sulle Ande. Il gruppo partirà domenica 26  verso il nord del Perù in una regione quasi inaccessibile, fuori da ogni circuito turistico, per entrare nel territorio dei Chachapoyas del Rio Utcumbamba ed esattamente nelle vicinanze delle falde orientali della Cordigliera delle Ande, dove tra l'altro dovrebbe trovarsi la famosa ciudad perdida (la città perduta).

La spedizione si propone di far luce o almeno cercare di capire qualcosa di più sul misterioso popolo di carnagione chiara, di alta statura e dai capelli rossi che già mille anni fa viveva sulle Ande. Secondo gli studiosi delle due università di Lima e di Arequipa, impegnati in una vasta campagna di scavi nel nord del Perù, questa popolazione, i Chachapoyas, erano probabilmente originari del nord Europa. La loro era una delle civiltà più progredite di quell'area. Si è pensato subito ai Vichinghi, essi, infatti, attorno all' anno 1000, cioè 492 anni prima di Cristoforo Colombo, sbarcarono sulle coste del nord America. Dell'arrivo dei Vichinghi in America vi sono documentazioni scritte confermate da testimonianze archeologiche provenienti da scavi effettuati dal 1961 a Anse-aux-Meadows, sulla costa nordoccidentale di Terranova. Oltre a ciò due manoscritti scandinavi del XIII secolo, noti come la «Saga dei Groenlandesi» e la «Saga di Erik il Rosso», raccontano di cinque diverse spedizioni dalla Groenlandia a Vinland («Terra delle viti»). Alcuni ricercatori inglesi e canadesi ipotizzano che i vichinghi non si fermarono solo a Terranova, ma che proseguirono verso sud fino ad arrivare probabilmente sulle Ande.

La spedizione è stata finanziata da Accademia Kronos e in parte da “Earth – cultura e avventura”una importante organizzazione lombarda specializzata nelle spedizioni scientifiche. Il materiale girato sarà motivo di una serie di documentari, alcuni dei quali saranno presentati prima di Natale al pubblico viterbese.

Ennio La Malfa

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