Con 101 ritrovamenti, supera quota 100 il totale di esemplari di delfini della specie stenella striata (stenella coeruleoalba) morti da inizio anno, ultime notizie Roma - La più recente segnalazione comunicata dalla Bds (Banca dati spiaggiamenti) risale all’8 aprile a Cetraro Porto , in provincia di Cosenza. Le regioni più colpite dalla straordinaria morìa restano comunque il Lazio e la Toscana, rispettivamente con 31 e 29 carcasse recuperate.

Rimangono ancora sconosciute le cause della straordinaria morìa che secondo l’ultimo rapporto sugli spiaggiamenti registrati dalla Bds (Banca dati spiaggiamenti) realizzato dal professor. Gianni Pavan in collaborazione con Elisabetta Bernuzzi e Michela Podestà - “appare molto superiore alle medie mensili registrate negli anni precedenti e in particolare la specie stenella (Stenella coeruleoalba) mostra un incremento di circa 8 volte rispetto alle medie degli ultimi 10 e 20 anni”.

Al momento i principali indagati della strage di cetacei rimangono il morbillo (morbillivirus delphini) e il batterio photobacterium damselae, anche se l'importanza data in precedenza al morbillo sembra diminuire in seguito alle ultime scoperte dei ricercatori del Cert (Cetaceans stranding emergency response team).

Le strutture di ricerca e analisi intervenute fanno parte del servizio di intervento e monitoraggio allestito dai ministeri dell'Ambiente e della Salute con la collaborazione della Guardia costiera, degli Istituti zooprofilattici, di diverse università e di altre organizzazioni.

La morìa potrebbe derivare da più cause legate a un indebolimento degli animali per la scarsità di cibo. Ciò potrebbe renderli facilmente esposti a malattie e parassiti.

Nel dettaglio, il virus del morbillo è stato rintracciato in circa il 35% delle carcasse finora analizzate. Inoltre durante le autopsie non sono state riscontrate le lesioni ai tessuti tipiche delle infezioni mortali. I ricercatori al momento sembrano concentrare le loro attenzioni sul fatto che tutte le stenelle ritrovate finora presentano un quadro immunitario fortemente compromesso.

Inoltre la popolazione di stenelle presenti nelle nostre acque è notevolmente aumentata nel corso degli ultimi anni, invadendo habitat un tempo occupati dal delfino comune (delphinus delphis, scomparso dalle acque italiane nel corso degli ultimi 10 anni e migrato in aree estreme come il mar Egeo e le acque adiacenti lo stretto di Gibilterra).

È dunque possibile che l’aumento demografico abbia esposto le stenelle a habitat costieri con acque meno salubri rispetto al mare aperto.

In quasi tutti gli animali analizzati non sono state trovate tracce di cibo nello stomaco. Le stenelle si cibano prevalentemente di piccole prede come naselli, seppie, calamari, sgombri e sogliole, tutte specie soggette a attività di pesca intensiva.

Stando a queste nuove ipotesi, si potrebbe affermare che non si tratterebbe più di una sola causa scatenante, ma di una serie di concause: precisamente, la somma di un aumento della popolazione di stenelle; scarsità di cibo a causa della pesca intensiva; il poco cibo disponibile è più inquinato a causa dell’invasione di habitat costieri.

Della Rete nazionale spiaggiamenti mammiferi marini fanno parte, tra gli altri, gli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs), coordinati dall’Izs di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, la Banca dati spiaggiamenti (Bds) dell’università di Pavia, il Cetaceans stranding emergency response team (Cert) e le università di Padova, Siena e Teramo.

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