Milletrecento plessi scolastici a rischio chiusura nel Lazio, il 43% dei tremiladuecento totali, la maggior parte ovviamente nei Comuni più piccoli. Accompagnati dallo striscione “Piccoli Comuni Grande Scuola”, hanno partecipato alla manifestazione anche 10 Sindaci dei Piccoli Comuni del Lazio, provenienti da Allumiere (Rm), Bomarzo (Vt), Casape (Rm), Casalvieri (Rm), Ciciliano (Rm), Filettino (Fr), Montelanico (Rm), Paganico Sabino (Ri), San Vito Romano (Rm), Vicovaro (Rm), insieme ad altri 20 provenienti da tutta Italia.

 

Applicare il criterio della produttività alla scuola è folle, rischia di minare le fondamenta della coesione sociale -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio–. Ipotizzare di tagliare le scuole con meno alunni, come si fa con i rami delle società con pochi utili, significherebbe andare a colpire soprattutto i tanti piccoli e piccolissimi Comuni del nostro territorio, una realtà che tutti sempre si affannano a dire essere una grande ricchezza e della quale poi ci si scorda quando si compiono le scelte politiche. E’ necessario aprire dei tavoli territoriali per concordare con gli Enti locali i criteri di razionalizzazione della rete scolastica e le modalità per ottenere i risparmi possibili”.

 

Il dimensionamento degli istituti e plessi scolastici, previsto dal Piano Programmatico della Scuola del dl Gelmini, colpirà particolarmente i Comuni al di sotto dei 5000 abitanti, che in molti casi rischiano di veder chiusa la scuola dal prossimo anno scolastico. Sarebbero oltre milletrecento i plessi scolastici a rischio chiusura nel Lazio, il 43% dei tremiladuecento totali, la maggior parte ovviamente dislocati nei Comuni più piccoli: ben 761 scuole materne, il 71,4% del totale; 390 scuole elementari, il 33,4% del totale; 126 scuole medie inferiori; il 24,6% del totale; 99 scuole medie superiori, il 21,7% del totale.

 

La scuola non è un costo, ma un investimento per il futuro è un bene fondamentale per la crescita dei nostri figli, non il luogo dal quale partire per tagliare le spese già scarse da molti anni. La riforma della scuola pubblica non può essere fatta a colpi di decreto, senza dar voce ad insegnanti, studenti, genitori, che ogni giorno ne sono i principali attori.

 

M. Rossi

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