Presidente, secondo lei è vero che la Tuscia segna il passo per lo sviluppo turistico?
Innanzi tutto c’è da dire che la situazione del turismo nel nostro territorio va legata all’andamento più generale. In questi ultimi anni sta cambiando la geografia della ricettività. Non si possono prendere dati solo su arrivi e presenze, ma occorre analizzare tutti i fattori in campo. La provincia di Viterbo, da sola, ha più agriturismo che tutte le altre province laziali insieme, ci sono molti bed&breakfast e case-vacanze: tutto ciò non viene censito nelle statistiche dell’ospitalità. Poi va considerato che il modo di fare turismo si è rivoluzionato: si è passati da un turismo climatico estivo e invernale a un turismo che si fa per soddisfare le proprie esigenze di viaggiare, la destinazione viene sostituita dalla motivazione. Ciò ha influito anche sulla durata delle vacanze, che dai 22 giorni di medi di 30 anni fa sono passate ai 12-14 giorni di oggi. La permanenza media turistica, invece, è invece arrivata ai 3-4 giorni. I dati negativi su arrivi e presenze nella Tuscia, quindi, da soli non significano nulla. Per fare un’analisi del trend turistico attendibile, occorre valutare non solo arrivi e presenze ma anche le quote di mercato occupate e la componente economica. A un aumento di arrivi, infatti, oggi non corrisponde più un aumento di presenze, e se c’è un surplus di presenze non esiste per forza un aumento di fatturato. I turisti che sono venuti nella Tuscia sono Italiani per il 57% degli arrivi e il 58% di presenze, mentre per il resto sono stranieri: se si calcola che sono calate sia la spesa media che la presenza media sul nostro territorio, si capisce che i dati finali sono diversi da quelli presentati, in modo frammentato, dagli enti preposti.


C’è quindi confusione nel sistema di rilevazione dei dati sul turismo?
E’ recente un’indagine di un istituto di ricerca sui dati di arrivi e presenze, forniti dalle APT e poi trasmessi all’Istat. Lo studio mostra la frammentarietà e l’incompletezza dei dati. Va quindi rivista la metodologia di rilevamento dei dati, che devono essere certi e analizzati in tempi reali e attuali. In questo senso, ne stiamo discutendo a livello di Regione Lazio Assessorato al Turismo, con l’Agenzia per il Turismo di Roma e Lazio, le Province e gli Enti bilaterali per il turismo. E’ emblematico che alcune APT nel Lazio, negli ultimi 2-3 anni, non siano state in grado di produrre dati, attribuendo responsabilità alla perdita di dati dei sistemi elettronici. Ormai, cambiando geografia del turismo e i parametri di valutazione, serve un ripensamento globale dei dati da analizzare per avere un quadro realistico del turismo anche nella Tuscia. Il nostro Osservatorio provinciale sul turismo rileva, da alcuni anni, elementi positivi tra i quali un aumento della ricettività sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Dal 2001 al 2007, nel settore alberghiero si è avuto un aumento del 14% di strutture operanti sul territorio, un +37% delle camere e del 50% di posti-letto. Il settore dei pubblici esercizi, rispetto all’occupazione, cresce da alcuni anni del 3,5-4% a scapito di settori quali agricoltura e industria. Lo dicono i sindacati. Ci sono poi da considerare i più di 100 agriturismo attivi con 1.500 posti-letto e i circa 300 B.&B. sparsi su tutto il territorio provinciale. C’è, inoltre, una crescita importante di strutture extra-alberghiere, che hanno visto un’ottima presenza media dei turisti stranieri: nella Tuscia la permanenza media è di 5,6 giorni, dato superiore sia ai 4 giorni medi del Lazio che ai 3,7 del dato nazionale.

Come considera il turismo nella città di Viterbo?
Alcune indagini recenti di Confindustria, Assoturismo e Agenzia di turismo regionale, indicano che Viterbo sta crescendo come città d’arte e cultura. Questa tendenza, soprattutto riferita agli ultimi anni, è stata possibile grazie a una maggiore presa di coscienza di pubblico e privato che, insieme, danno avvio ad azioni di co-marketing mettendo in campo iniziative e incentivi per creare nuovi flussi turistici. Penso ad alcune manifestazioni mirate come il Buy Lazio e Visittuscia e eventi rivolti all’incoming di Provincia, Camera di Commercio e molti Comuni della Tuscia tra cui, appunto, Viterbo.
Lo sforzo che si sta mettendo in campo è confermato anche da importanti risultati. Tra questi il fatto che il Ministero delle Attività Produttive, nella ripartizione dei seggi in seno al consiglio della Camera di Commercio di Viterbo, ha previsto un’unità in più per la rappresentanza del comparto turistico. Questo in relazione allo sviluppo del settore turistico locale, calcolato su un parametro integrato che comprende numero di imprese turistiche, di occupati e fatturato complessivo delle aziende.
Per superare la crisi del turismo italiano, che negli ultimi anni è passato dal 1° al 6° posto come destinazione del turismo mondiale e al 33° per competitività, serve recuperare subito quote di mercato mediante progetti orientati di marketing territoriale, basati su una perdurante sinergia tra pubblico e privato.

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