E' con viva soddisfazione che accolgo il risultato del voto unanime del Consiglio Provinciale riguardo alla proposta di Rifondazione comunista circa l'inclusione del sito archeologico di Falerii Novi all'interno del patrimonio culturale dell'UNESCO e rinnovo i ringraziamenti al rettore Mancini e alla dottoressa Moretti della Sovrintendenza, che per primi hanno promosso questa iniziativa.

Falerii Novi è un esempio unico assieme a Pompei, Ercolano ed Ostia antica, di città romana sostanzialmente conservata senza la sovrapposizione di nuovi livelli abitativi e senza esser stata rasa al suolo durante il lungo alternarsi delle vicende belliche degli ultimi 1500 anni.

La cinta muraria ancora sostanzialmente integra e la tecnica costruttiva impiegata rappresentano una testimonianza unica nel suo genere in Italia e paragonabile solo ad a due altri casi in Europa.

All'interno della città è ubicata un'abbazia cistercense che rende ancor più suggestivo l'affacciarsi dello sguardo su quegli ettari selvaggi, ma l'attrattiva maggiore del sito rimane ancora nascosta sotto terra. A parte la zona centrale, non sono state ancora portate alla luce gli edifici e i quartieri della città che fu. Come dimostrato dalle prospezioni effettuate dall'università inglese di South Hampton, rimangono sepolti palazzi di rilevante dimensioni e colonne ancora in piedi, strutture in muratura di parecchi metri di altezza e centinaia di metri quadri di ambienti ipogei.

Il sito si trova a pochi chilometri dal forte San Gallo di Civita Castellana, dal Palazzo Farnese di Caprarola, da Sutri e Nepi, nel bel mezzo del sistema delle forre e dello snodarsi della antica Via Amerina che, per altro, attraversa la città stessa. Appare quantomeno evidente l'importanza e la centralità di Falerii Novi per la realizzazione di un sistema turistico integrato tra più comuni, che possa fornire ai turisti un'offerta completa di bellezze storiche e naturali, di servizi, di tipicità eno-gastronomiche e al contempo uno sbocco reale per un'area sofferente della Tuscia.

La zona interessata infatti corrisponde al distretto industriale che gravita attorno a Civita Castellana, che va ricordato produce il 50% del PIL di questa provincia, pur senza ricevere un proporzionato ritorno in termini di servizi e investimenti.

La chiusura definitiva del comparto delle stoviglierie e il dilagare dell'uso dell'istituto della cassa integrazione anche in imprese del settore trainante dei sanitari, lasciano facilmente presagire un immediato futuro non certo roseo per la bassa Tuscia.

O ci si sveglia ora, finchè c'è ancora un patrimonio da valorizzare e una ricchezza da creare in loco o avremo poco da lamentarci quando saremmo ridotti ad una squallida periferia dell'hinterland romano. Per questo ringrazio il consiglio provinciale e l'assessore Trappolini per gli impegni contratti quest'oggi coi nostri concittadini della bassa Tuscia.

 

Riccardo Fortuna

consigliere alla Provincia di Viterbo

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