L’onda è diventata una grande mareggiata che ha invaso la città di Roma, milioni di studenti, insegnati, ricercatori, docenti universitari, bambini, un’alleanza senza precedenti ha chiesto di poter decidere sul proprio presente e sul proprio futuro.
Il mondo della formazione è sceso in piazza e ha bloccato il paese per chiedere l’immediata sospensione della legge 133 e del Dl 137, adesso divenuto legge.
Sulla scorta di questo bilancio attivo in primo luogo ci chiediamo come trasformare la potenza dello sciopero generale in uno strumento di conflitto continuativo con il governo che, non solo sembra poco interessato al dialogo, ma usa la minaccia, l’arroganza, per replicare ai movimenti.
Per un verso l’assenza e il blocco delle procedure parlamentari, per l’altro l’offensiva e la criminalizzazione del movimento studentesco che mai come in questo momento è radicato, ampio e sostenuto dalla maggioranza del paese.

La retorica della minoranza o dei facinorosi non tiene più di fronte alla forza dei fatti: ogni giorno decine di migliaia di studenti in piazza, lezioni all’aperto, seminari nelle occupazioni, blocchi della circolazione, azioni di protesta creativa, centinaia di facoltà e scuole occupate. Minoranza è il governo, la sua ostilità nei confronti della democrazia e delle grandi istituzioni pubbliche della formazione. Di fronte a quanto sta avvenendo poi sul terreno dei contratti, ci sembra scontato avanzare una proposta che non parla della saldatura tradizionale tra mondo della formazione e mondo del lavoro, ma che prova a nominare in forme comuni la risposta e l’opposizione sociale alle politiche del governo, all’arroganza di confindustria, ai provvedimenti che vogliono far pagare la crisi economica globale agli studenti, ai precari, ai lavoratori.

Ci sembra questa l’occasione per promuovere uno sciopero generale “coordinato e continuativo” che, categoria per categoria, blocchi il paese e la produzione di ricchezza. “Noi non pagheremo la vostra crisi” è uno slogan che sta correndo di bocca in bocca e che sta facendo emergere una rivolta generazionale senza precedenti. Le sigle sindacali (confederali e di base), indipendentemente dalle loro divergenze programmatiche, dovrebbero avere la capacità di capire quanto sta accadendo nel paese e quale domanda di rottura e di trasformazione si sta radicando ed estendendo socialmente.
Capire, ma anche agire di conseguenza e questa azione non può essere che lo sciopero, generale e generalizzato.

Per quanto riguarda il movimento universitario e studentesco riteniamo fondamentale costruire al meglio la giornata del 14 novembre: la grande manifestazione nazionale a Roma.

La Sapienza occupata e in mobilitazione

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