Ieri sera all’aeroporto di Fiumicino è rientrata dal Perù la spedizione naturalistica- archeologica di Accademia Kronos. Era partita circa un mese fa allo scopo di far luce sul mistero degli uomini bianchi presenti sulle Ande più di 1000 anni fa e scomparsi misteriosamente prima dell’arrivo degli spagnoli. La spedizione aveva anche il compito di analizzare da vicino il fenomeno dei cambiamenti climatici che da circa dieci anni sta sconvolgendo molte zone del Pacifico.

La spedizione era formata da naturalisti, cineoperatori professionisti, meteorologi e studiosi delle civiltà precolombiane. Gabriele La Malfa dell’Accademia Kronos di Viterbo guidava il gruppo naturalistico(foto).

I componenti della spedizione, dopo appostamenti e lunghe attese sono riusciti ad intervistare lo scienziato peruviano Walter Alva(foto), lo scopritore delle tombe di Sipan e Sikan della civiltà Moche ( 200 d.C.)che per la loro importanza sono state paragonate alle tombe reali egiziane.

Allo scienziato è stato chiesto a che punto erano giunte le ricerche sul misterioso popolo delle nuvole, i chachapoyas. L’archeologo, come tutti gli scienziati seri, non si è lasciato andare a soluzioni semplicistiche o al confine con la fantascienza, ma ha fatto capire che i bianchi sulle Ande rappresentano un fatto che in futuro farà riscrivere la storia dell’uomo. Si pensi che, alla datazione al carbonio 14, alcuni resti di questi uomini alti, dalla carnagione bianca e dai capelli rossi sono risultati vecchi di oltre 2000 anni.

A proposito di storie e di popoli enigmatici, la spedizione ha proseguito le indagini anche al sud del Perù nella zona di Nazca e di Paracas. In particolare ha indagato sui teschi dolicocefali della civiltà Paracas (700 a.C. – 100 d.C.). L’allungamento dei crani era dovuto al fatto che la testa dei bambini veniva compressa da lacci di cuoio che ne modificavano la forma fino ad allungarla in maniera anormale( foto). Il motivo di questa usanza che a volte portava alla morte degli stessi bambini, era legata ad una credenza di questo antico popolo. In varie iconografie dell’epoca, infatti si incontra un essere superiore, un dio, che sceso sulla Terra ha trasmesso la conoscenza agli uomini. Questo essere, rappresentato sempre molto alto rispetto agli altri uomini, era caratterizzato da un cranio molto allungato. Da qui per i paracas la convinzione che la conoscenza e l’intelligenza dipendesse dalla forma della testa. Ma chi era questo essere dolicocefalo? Viene spontaneo pensare all’antico Egitto dove spesso appaiono tra sacerdoti e dignitari queste figure dolicocefale. Qualcuno ipotizza, ma qui siamo nella fantascienza, che questi esseri erano i superstiti di qualche antica ed evoluta civiltà poi scomparsa per grandi catastrofi naturali.

Ma, restando in tema di fantascienza, a Nazca i componenti della spedizione hanno avuto qualche dubbio scientifico rispetto alle soluzioni date dagli accademici e studiosi a tutta l’area archeologica. A parte le misteriose piste e i disegni che si vedono solo dall’alto, realizzati oltre 1000 anni fa, la spedizione si è chiesta come mai i media di tutto il mondo non abbiano mai notato un fatto interessante che potrebbe dare una spiegazione alle stesse linee o piste di Nazca. Partendo dalla costa pacifica e tracciando una retta fino all’altopiano dove si trovano per oltre 150 Km quadrati i disegni di Nazca, si incontrano in successione: il famoso candelabro, grossa incisione realizzata su una collina di arenaria che si vede a Km di distanza anche dal mare, “l’astronauta” che saluta (foto), un’altra imponente incisione su una collinetta che si vede dall’alto dell’aereo, e poi le piste e le linee con a fianco figure di animali, piante e uomini. Il grande candelabro alla fine si è capito che non era altro che un indicatore di rotta, poi “l’astronauta” che saluta forse rappresentava una sorta di benvenuto e subito dopo le linee, le piste e i disegni giganteschi. Disegni quest’ultimi invisibili da terra, ma visibili solo dall’aereo. E’ logico che qualche interrogativo possa sorgere nei visitatori o, come nel caso nostro, ad una spedizione scientifica più attenta.

Comunque l’ingente materiale raccolto dalla spedizione darà vita a ben 8 documentari di cui uno, sui misteri del popolo delle nuvole e della civiltà di Paracas, sarà proiettato in anteprima nazionale durante le feste di Natale a Viterbo presso la sala conferenze del palazzo della Prefettura.

Filippo Mariani

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