Egregio Direttore,

 

Mi rivolgo a Lei ed a tutti i suoi gentili lettori a titolo squisitamente personale, come cittadino, che sebbene ricopra un incarico di carattere tecnico/scientifico in seno ad un sodalizio di studi sull’aeroportualità  compatibile che lo obbliga ad esprimere valutazioni di tipo squisitamente aeronautico ed ambientale , non può esimersi dal levare una vibrata protesta di fronte a reiterate affermazioni di nostri amministratori locali che, con impudente spavalderia, propinano ai viterbesi presunti traguardi raggiunti sull’improponibile strada di realizzazione di un mega aeroporto comunitario.

Diviene sempre più arduo calare un velo pietoso su tutte le distorte informazioni propinate alla gente nel corso degli ultimi 2 anni sulle caratteristiche dell’attuale aeroporto, sulla pista facilmente allungabile e comunque sulle potenzialità di un sedime aeroportuale descritto come “perfetto” per ospitare un aeroporto da 20 e passa milioni passeggeri anno nonché sulle  fantasiose linee ferroviarie che in meno di un ora avrebbero collegato Viterbo a Roma (vedi quella via Orte che, come in molti avevano preannunciato, sarà pesantemente penalizzata dal 14 dicembre per dare spazio all’A.V.).

In realtà, alla luce proprio dei riscontri che avvengono nella così detta “cabina di regia” (che si sta rivelando un boomerang) nell’ambito della quale cadono miseramente una ad una le fantasiose congetture dei proponenti locali (vedi pista da rifare, collegamenti da progettare e finanziare etc.), ritengo dovere smentire seccamente, in particolare, affermazioni che contraddicono quanto ufficialmente recentemente comunicato perfino da autorità nazionali politiche ed istituzionali.

Questi “signori”, infatti, in barba anche alle dichiarazioni rese pubblicamente dal Presidente dell’ENAC Riggio, dal commissario europeo ai trasporti Tajani, dal direttore europeo del Trasporto aereo Calleja (vedi conferenza stampa del 24/10) - che hanno tracciato con precisione le tappe attraverso le quali un progetto di fattibilità va predisposto da ADR (in quattro/cinque mesi), inviato alla commissione europea corredato di tutte le documentazioni necessarie, ove rappresentanti di 27 Paesi saranno chiamati a valutarlo responsabilmente (sotto il profilo del rispetto dei parametri europei circa capacità, sicurezza e sostenibilità ambientale) ed eventualmente approvarlo – hanno avuto l’impudenza  di dichiarare alla stampa che a Natale chiuderebbe la cabina di regia per l’avvio di una fantomatica conferenza dei servizi su di un progetto che, sicuramente, per quella data, non ci potrà essere.

Non è mia intenzione polemizzare a fronte di superficiali affermazioni di questo tipo, che hanno tutto il sapore di una nuova propaganda elettorale in vista delle provinciali del 2010. Sono promesse destituite da un qualsiasi fondamento logico e giuridico, prive di alcun concreto supporto o riferimento a fonti certe di finanziamento per opere così mastodontiche, promesse scritte sulla sabbia e sulla gravità delle quali gli amministratori che le diffondono potrebbero essere chiamati a rispondere all’elettorato allorquando, tra meno di 2 anni ed a pochi mesi dal tanto sbandierato primo volo, si potrebbero trovare ad essere   additati come “ridicoli buffoni” per non aver mantenuto le loro promesse e a non avere garantito, in particolare, a migliaia di giovani i tanto sospirati posti di lavoro aeronautico.

Il mio è solo un intento mirato a prevenire quelle che potrebbero essere forti reazioni innescate da una motivata delusione.

E sì, perché taluni esponenti politici locali potrebbero vedere le mura della città tappezzate da manifesti con tanto di foto e di appellativo “RIDICOLO BUFFONE” e - qualora questa malaugurata ipotesi si dovesse verificare - non potrebbero nemmeno lamentarsi e difendersi azionando l’autorità giudiziaria, in quanto sul punto la Suprema Cassazione (già da me citata in altra occasione) è stata sufficientemente chiara ed è bene ricordarlo:


“Se un politico non mantiene le promesse fatte ai propri elettori, non attuando ciò che si era proposto di fare durante il suo mandato, non e' reato additarlo come un 'buffone'. Non si tratta, infatti, di critiche alla persona ma al suo operato politico-amministrativo. La Cassazione ha annullato cosi' con rinvio una sentenza di condanna per ingiuria, del tribunale di Poggio Mirteto, per un cittadino che durante un'assemblea pubblica, aveva interrotto il discorso del sindaco chiamandolo 'ridicolo e buffone'.

Gli ermellini infatti, nella sentenza 4129, hanno sottolineato l'esigenza di porre dei limiti alla 'continenza verbale' che un cittadino deve mantenere per non offendere una persona e compiere reato. Nel caso in esame, il signor Franco, imputato di ingiuria aveva chiamato il suo sindaco buffone, in un'assemblea convocata dallo stesso presso l'università' locale, al fine di ''chiarire gli equivoci sorti in merito ad una scelta amministrativa''.
Nella sentenza della Quinta Sezione penale, si ricorda che: ''l'incontro era stato determinato dal clima di forte contrapposizione politica venutosi a creare tra l'amministrazione comunale e gli abitanti di una frazione a causa della mancata autorizzazione del sindaco alla chiusura della strada provinciale per lo svolgimento di alcune manifestazioni culturali''. Il sindaco aveva indetto l'assemblea per dare una spiegazione delle sue scelte, e diversi cittadini tra cui l'imputato lo avevano offeso con parole non dirette al sindaco in quanto persona, ma alla sua attivita' politica. La Corte ha annullato la sentenza spiegando il rinvio con l'esigenza di specificare il significato della differenza che a volte alcune frasi assumono se rivolte a chi esercita pubblico potere in rappresentanza del popolo.
Ricordano infatti gli ermellini che: ''Il limite di continenza puo' ritenersi per se' superato, solo se il contesto si dimostra adottato dall'autore del fatto come pretesto per l'offesa alla persona, e di fatto dimostrando quel contesto, attraverso un'analisi compiuta, tale da consentire di ritenere superato il limite della continenza e giustificare in appello la riforma della sentenza assolutoria, che ha dato conto in dettaglio dell'accaduto'' (ANSA)


Vive cordialità Bruno Barra

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