Questa è una storia che molti dicono che non va raccontata e che i “benpensanti” raccomandano di tacere perché alimenta solo dubbi e maldicenze e oltretutto reca disonore al buon nome del paese. Questa è una storia che in tanti conoscono e che mette paura solo al pensiero di narrarla perché non riguarda solo le vicende politiche di Pastena ma nasconde affari e interessi privati. Questa è una storia che se accertata obbliga a riscrivere gli ultimi trent’anni delle vicende amministrative del nostro paese.

Questa è una storia che turba il sonno di alcuni e fa tremare altri perché se

verificata, mette allo scoperto le complicità e le omissioni di coloro che pur avendo visto hanno preferito tacere.

Questa è una storia che da sola spiega come il timore di essere ricattati e di perdere il privilegio di poter chiedere favori ai potenti, diventi alla fine colpevole silenzio e atteggiamento omertoso dei cittadini che conduce le istituzioni democratiche di essere assoggettate agli interessi particolari dei singoli.

Questa è una storia che inizia oltre dieci anni fa quando i cantieri dell’alta velocità avevano difficoltà nel reperire i siti adatti o perlomeno autorizzati per consentire lo scarico di migliaia di metri cubi di terreno provenienti in modo particolare dallo scavo dielle gallerie. Nel nostro comune furono identificati tre siti due minori e uno nonostante la contiguità con un corso di acqua e la vicinanza alle Grotte fu letteralmente travolto da montagne di terreno che oltre a mutarne l’aspetto geofisico originario, sembra sia servito a nascondere materiale di diversa natura e di dubbbia provenienza.

Se il nostro fosse stato un paese normale le stesse autorità politiche e amministrative avrebbero impedito una degenerazione ambientale di quel tipo e qualsiasi cittadino avrebbe alzato lo sguardo e segnalato alle autorità la frenetica attività notturna degli scavatori spesso impegnati a fare delle enormi buche che sistematicamente venivano appianate alle prime luci dell’alba oppure avrebbero chiesto spiegazioni riguardo a quei misteriosi rumori simile al “ruzzolare di bidoni” che si udivano la notte.

Ma niente di tutto questo è successo sia nell’immediato e sia successivamente, nessuno ha parlato, nessuno ha chiesto nulla, nessuno ha protestato ma solo fugaci allusioni quasi fossero pensieri fuggiti dal senno. Come sarebbero andate le cose se l’autorizzazione alla discarica del materiale dei cantieri TAV non fosse stata concessa da un sindaco poi diventato potente consigliere della Regione Lazio?

E cosa sarebbe successo se i il terreno identificato come sito di discarica non fosse stato dell’allora vice sindaco nonché attuale sindaco del paese?Probabilmente la gente avrebbe chiesto di essere tutelata, avrebbe voluto che si fosse fatta chiarezza sulla presunta presenza di rifiuti tossici e pericolosi accumulati furtivamente sotto decine di metri cubi di pietre e terra.

La gente, se fosse diventata protagonista di questa storia probabilmente preoccupata dalle tante collusioni tra i responsabili dei cantieri tav e i proprietari di ditte dedite allo smaltimento di rifiuti pericolosi avrebbe reclamato il rispetto del territorio e la salvaguardia della salute.

Invece i protagonisti sono stati altri e ancora oggi aspettiamo che qualcuno abbia il coraggio di scavare anzitutto nella memoria per portare alla luce quello che molti vorrebbero fosse sepolto per sempre. Aspettiamo dalle autorità del territorio e dai rappresentati delle istituzioni delle scelte concrete per fugare tutti i misteri che avvolgono questa triste vicenda di Pastena.

 

dott. Gnesi Arturo

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