Ultime news - UnoNotizie.it - Una maxi indagine dei carabinieri, coordinati dal Procuratore aggiunto della Dda Roma Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò, ha portato alla luce una spaventosa organizzazione mafiosa, con solidi collegamenti con ambienti ‘ndranghetisti, che ha imposto il proprio controllo su negozi compro oro, locali notturni, ditte di trasloco e attività delittuose, come recupero crediti, nella provincia di Viterbo.

Le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo, coadiuvati dal Raggruppamento Aeromobili di Pratica di Mare, dalle unità cinofile e da militari dell’8° Reggimento Lazio hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare  - emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma - che ha portato all’arresto di 13 persone, ora indagate, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, danneggiamenti, incendio, furto, tentativi di rapina, lesioni personali, favoreggiamento, illecita concorrenza con violenza o minaccia, detenzioni di armi comuni da sparo.

Dalla complessa attività investigativa è stato possibile ricostruire un pericoloso panorama criminale che si era imposto non solo a Viterbo ed in altri centri della Tuscia attraverso una serie di aggressioni e gravi atti intimidatori. Tra gli obiettivi una serie di settori economici e attività illecite: il commercio di preziosi usati, i locali notturni frequentati da stranieri, i traslochi ma anche lo spaccio di droga, il recupero credito e il "pizzo". Pesantissime le azioni di controllo del territorio utilizzate come pestaggi, auto e furgoni dati alle fiamme, minacce, comprese teste di agnello sgozzate e teste di maiale 'bucate' da proiettili fatte trovare in macchina o davanti a negozi. Particolarmente gravi gli episodi che hanno visto incendiare auto ai carabinieri.

E’ fondamentale che i cittadini facciano sentire la loro voce contro queste potenti reti criminali ed è urgente un consiglio straordinario del Comune di Viterbo e dell'Amministrazione Provinciale su questo terribile fenomeno mafioso che già dal 2017 stava suscitando nel capoluogo della Tuscia paura e soggezione. Tanti infatti sono gli episodi ricostruiti dagli investigatori: a un commercialista di Viterbo, ad esempio, sono state incendiate di notte due auto e danneggiata una terza, gli è stata inviata una lettera minatoria con all'interno alcuni proiettili e gli è stato fatto ritrovare un animale selvatico morto. I titolari dei "Compro oro" concorrenti sono stati presi letteralmente di mira.

Uno di loro si è svegliato una mattina trovando incendiate due macchine, vedendo appese sulla serranda del negozio tre teste di maiali con proiettili conficcati sulla fronte, oltre a lumini funebri e scritte minatorie che imbrattavano la vetrina. Le fiamme appiccate all'auto di un altro rivenditore di preziosi usati, invece, hanno finito per interessare anche l'abitazione dove viveva con la madre anziana, deceduta dopo qualche giorno. Tra le vittime dell’associazione mafiosa anche un benzinaio di Viterbo, picchiato e minacciato di morte. Era stata anche programmata l’esplosione di  una bombola con quattro chili di propano che sarebbe dovuta esplodere durante i fuochi d’artificio del 3 settembre per la festa di santa Rosa. L’attentato fortunatamente è stato sventato dalle forze dell’ordine.

«È la prima volta che contestiamo la mafia nella parte nord della Regione Lazio. Negli anni siamo sempre stati abituati a contestare l’associazione mafiosa nella parte del basso Lazio, vicino alla Campania», ha affermato il procuratore della Dda Prestipino, che ha aggiunto: «Il modello è sempre lo stesso: presenza di un soggetto di origini calabresi legato alla ’ndrangheta. L’uomo insieme ad altri complici del luogo hanno messo in piedi l’associazione».

https://www.youtube.com/watch?v=jWpIaI4n_a0

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