La notizia che il Sindaco di Capodimonte a bordo di un velivolo leggero con altre 5 persone sia stato raggiunto da due proiettili sparati da una carabina, intenzionalmente o casualmente, lo stabiliranno gli inquirenti, è assolutamente inquietante e contribuisce a delineare una provincia che sta cambiando il suo dna adottando condotte e modalità tipiche di altre latitudini del nostro Paese.

Inviando al Sindaco Andrea De Rossi la mia solidarietà umana, sento il bisogno di sottolineare che il fatto non va letto in maniera isolata, anche perché il nostro atteggiamento di difesa ci porterebbe a minimizzare. Tuttavia non possiamo permetterci di farlo soprattutto dopo l’indagine di “Mafia Viterbese” portata avanti dalla Dda di Roma, dopo le indagini condotte dagli inquirenti sullo sfruttamento di lavoratori fragili utilizzati non solo nei campi ma anche per servizi legati alla gestione delle pompe di benzina.

Dopo l’indagine che ha condotto agli arresti per usura a i danni di imprenditori della ristorazione, non ultimo, il furto nella villa del Pres. Domenico Merlani, a cui invio la mia vicinanza, conclusosi con l’incendio di una macchina. Certi comportamenti raccontano di una simbologia antica e consolidata in certi ambienti della malavita. Lungi da me tirare conclusioni affrettate che spettano solo agli inquirenti ma da amministratore credo che una riflessione politica e sociale vada aperta inevitabilmente, a meno che non abbiamo deciso di dare per vinta la partita più importante: quella della legalità.

Ciò che mi spaventa di più e che riscontro costantemente portando avanti la mia attività politico –amministrativa è il tentativo di fare spallucce su ogni questione importante che si pone e l’abilità di tenersi alla larga anche dal commentare certe dinamiche che quasi sempre confliggono con i diritti dei cittadini. Aveva ragione Padre Puglisi che diceva “ non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti” questa frase rappresenta a pieno il clima che la nostra provincia sta vivendo ad ogni livello. Ma solo gli onesti possono fare la differenza c’è bisogno di un loro risveglio e di un riscatto delle persone per bene che ormai passivamente subiscono, tutto.

Per la prima volta siamo entrati nella relazione semestrale della direzione antimafia nel 2020 (a pagina 32) il nome di Viterbo viene affiancato a quello di Messina e Reggio Calabria. Invito tutti a leggerla e avremo modo di parlarne compiutamente  in occasione del consiglio straordinario che ho chiesto in fase di approvazione del bilancio di previsione a maggio scorso alla presenza del procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho.

La condotta malavitosa è un modo di vivere e di concepire la propria vita e quella altrui, se ci convertiamo al messaggio di non disturbare il manovratore, di accettare che siamo meritevoli di concessioni e non di diritti, se non prendiamo posizione perché se non disturbo quando avrò bisogno potrò chiedere, se mi volto dall’altra parte quando qualcuno dice la verità e denuncia anche per me un sopruso e magari per questo viene isolato, se l’eccezione diventa la regola ma soprattutto non ci indignamo.Se cresciamo i nostri figli insegnandogli che questo sistema non solo va rispettato ma alimentato, siamo destinati all’annientamento della società e quindi del loro futuro.

Oggi comprendo ancora di più la difficoltà e il comportamento eroico di chi come Falcone e Borsellino in un sistema tutto compromesso combattevano anche con una buona dose di incoscienza. Noi viviamo in un territorio che la relazione antimafia ci dice essere infiltrato dalle mafie da un po’, e pur non essendo una componente dominante in poco tempo questa mentalità  è riuscita ad entrarci dentro e non sembra, visti i fatti di cronaca quasi quotidiani, intenzionata a lasciarci. Reagiamo! Parlo alle istituzioni in modo particolare non releghiamo la nostra sensibilità al tema solo alle occasioni di ricorrenza. Abbandoniamo i sermoni scritti e recitati nelle occasioni ufficiali e sostituiamoli con comportamenti adeguati e forti ogni giorno non alimentando in maniera complice la mentalità del “che ti serve”.

Luisa Ciambella                                                                                      
Consigliere comunale PD

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