Egregio Direttore,

l’inaugurazione del Poloidrogeno, iniziativa quasi unica in Italia, ha permesso per un po’ di liberare i sogni. Fra un tot numero di anni forse i nostri figli o nipoti produrranno l’energia necessaria alla vita e all’economia senza danneggiare se stessi, l’umanità, il pianeta.

Ci ha pensato Moscherini a riportarci – come ha detto – “con i piedi per terra”. Perché certo 7000 megavatt di energia (tanti ne produciamo bruciando idrocarburi, dalle nostre parti) non si forniscono con l’idrogeno. Non ora, almeno.

Vorrei contestare, caro Direttore, questa lettura “realistica” del nostro Sindaco e la conseguente retrocessione della ricerca a puro esercizio teorico di alcuni sognatori.

Non è vero che la “svolta” tecnico-scientifica (di cui ha parlato anche Marrazzo) è di-là-da-venire. In Germania producono, fra solare ed eolico, una quantità complessiva di energia pari a due volte la centrale di TVN. Proviamo ad immaginare un’Italia con una Torrenord e una Brindisi in meno. Già qualcosa, no?

Non è più così vero che l’industria termoelettrica e il suo indotto siano volano miracoloso dell’economia. Qualcuno, fra Enel e gli altri produttori, è in grado di assicurare 10.000 nuovi posti di lavoro, quanti la “solita” Germania ha concretizzato con la sola scelta delle fonti rinnovabili? (esclusi, sia ben chiaro, gli inceneritori che da noi sono equiparati alle rinnovabili!).

Diversi oratori ieri hanno parlato di “svolta”: musica per le orecchie di tanti di noi, direi di tutti. Ma “svolta” è parola molto più impegnativa di “sogno”. Aveva promesso una “svolta” Marrazzo nel suo programma di governo, allorché aveva scritto che si sarebbe “impedita” la centrale a carbone. La storia del suo governo dimostra, però, che non si realizza alcuna svolta, se prima non si “impedisce” davvero un obbrobrio del genere. Ecco perché sembra una provocazione venire a piangere sul latte versato, pronunciando parole (come Marrazzo ha fatto) sulle “profonde ferite subìte da questo territorio”.

Ci sono uomini collocati nel crocevia di piccole ma importanti storie della nostra collettività. Moscherini, Marrazzo, come ieri De Sio, Storace, sono riconoscibili fra questi. Non provino a sfuggire alle proprie gravi responsabilità. Alcuni di loro si sono dimostrati troppo “realisti” per provare a sognare un futuro diverso; realisti ed anzi cinici, come quando monetizzano perfino la salute dei cittadini. Altri vorrebbero praticare “un altro modo”, ma si lasciano frenare dai primi. Quelli che ci piacciono si battono perché il sogno cominci a realizzarsi da subito. Hanno anche dei nomi: Angelo Bonelli, Filiberto Zaratti e non pochi altri amici…

Noi – e parlo anche dei cosiddetti no coke – avremmo preferito partire da un primo piccolo grande “NO” ad un’impresa che, diciamola tutta, strappa troppi “sì” in nome e per conto di ricchi imprenditori conservatori: mungi la bestia, finché va. Avremmo apprezzato il coraggio di politici illuminati (sempre rari nella storia) capaci di rilanciare una partita che coinvolge la salute di migliaia di persone e del pianeta. Per questa volta è andata male: non soltanto per noi, ma per tutti. E tuttavia lo scontro continua.

L’idrogeno a Civitavecchia è una piccola significativa svolta: ma, per favore, non declassiamola ad esercizio di pochi sognatori. E, soprattutto, non fermiamoci qui…

 

Mario Dei Giudici

 

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