La decisione assunta dal Governo Berlusconi di procedere alla realizzazione di un programma nucleare si presenta scientificamente inconsistente, molto costosa e contraddice gli impegni europei.

Questa scelta contraddice il referendum popolare del 1987, che ha deciso l’uscita dell’Italia dal nucleare e nessun sondaggio può sostituire il pronunciamento dei cittadini.

-   L’energia nucleare non è abbondante: essa serve solo a produrre energia elettrica e l’energia elettrica rappresenta nel mondo meno di un terzo del bilancio energetico.

Alla produzione di energia elettrica, l’energia nucleare fornisce un contributo pari al 15%, a fronte del 66% rappresentato dai combustibili fossili come petrolio e carbone.

A questo ritmo di consumo, c’è uranio fissile – ci dice il rapporto congiunto del 2008 dell’AIEA e della NEA, Agenzia dell’OCSE – per 50-70 anni, a seconda che si tratti di risorse “ragionevolmente assicurate” o di “risorse stimate”.

Se dunque si volesse almeno dimezzare  la massiccia incidenza dei combustibili fossili, bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare: ci scanneremmo per l’uranio come ci scanniamo per il petrolio che è all’origine di tanti conflitti.

-   L’energia nucleare non è pulita: dosi comunque piccole di radiazioni, sommandosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi (tumori, leucemie, effetti sulle generazioni future) ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento “normale” degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti.

Resta irrisolto il problema dei rifiuti radioattivi, materia tuttora di ricerca, dopo il fallimento della prospettiva di utilizzare strutture saline. E quanto ai cambiamenti climatici, anche un raddoppio – invero improbabile - dei reattori oggi esistenti nel mondo darebbe un contributo insignificante alla riduzione della concentrazione di anidride carbonica.

 -   L’energia nucleare non è a basso costo: la complessità del ciclo del combustibile, i dispositivi sempre più impegnativi per mitigare l’impatto sanitario degli impianti  sono alla base della lievitazione del costo dell’energia prodotta e della situazione di stallo nei paesi più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa produzione di energia anche per l’intreccio essenziale con la produzione degli armamenti nucleari.

Oggi, mentre il costo del kWh nucleare continua a crescere, i costi delle fonti rinnovabili diminuiscono ogni anno e la loro diffusione cresce in modo esponenziale. I costi di alcune fonti energetiche rinnovabili sono già oggi del tutto paragonabili alle altre, nucleare in testa.

-   Si aggiunge a ciò il rischio di proliferazione – certificato nel 1980, per qualsiasi ciclo del combustibile nucleare, dallo studio INFCE delle Nazioni Unite - e di terrorismo.

Il Governo vuole introdurre il nucleare ad ogni costo, imponendolo alle popolazioni, ai Comuni, alle Regioni prevedendo per legge una gestione autoritaria delle procedure, militarizzando la localizzazione delle strutture nucleari, costituendo un’Agenzia per la Sicurezza sotto il suo stretto controllo politico e quindi mettendola nell’impossibilità di tutelare la salute e l’ambiente con la necessaria indipendenza.

-   E’ per ridurre i rischi, per migliorare il rendimento dell’uranio o adottare altri combustibili, e soprattutto per ridurre i costi, che si lavora all’obiettivo di reattori di IV generazione, ma la loro realizzazione ha bisogno di tempo, mentre i reattori oggi disponibili (III generazione) non danno garanzie adeguate e per di più il Governo prevede anche l’utilizzo di reattori vecchi fino a 10 anni.

-   Il programma nucleare del Governo punta a sostituire per il 2020 il 25% dell’energia elettrica, che è meno di un terzo dei nostri consumi di energia.

Per contro, l’Italia è tenuta, con la decisione assunta nell’ambito della UE nel 2007, a conseguire entro il 2020 la copertura del 20% dei consumi di tutta l’energia con le fonti rinnovabili e il taglio del 20% dei consumi di energia, coprendo con il gas le esigenze della transizione.

Noi siamo con l’Europa e vogliamo impegnare l’Italia in questa direzione importante per la salute e per l’ambiente, per le imprese e per l’occupazione, come già sta avvenendo in Germania, in Spagna, in Danimarca e ora nella stessa Francia. Le due prospettive – del Governo e dell’Europa – non sono tra loro compatibili.

Per questo abbiamo costituito il Comitato per un’alternativa energetica al nucleare.

Per questo chiediamo al Governo di ripensarci, al parlamento di non approvare la legge che, insieme alla legge 133/08, autorizzerebbe in via definitiva l’introduzione del nucleare in Italia, ai cittadini di mobilitarsi contro questa prospettiva, di costituire comitati locali di iniziativa ovunque è possibile.

 

Alfiero Grandi

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