Leoluca Orlando a Pastena illustra il suo libro sulla mafia. E’ sempre lo stesso Leoluca Orlando, agile nel discorso e nella rappresentazione dei drammi della vita contemporanea, efficace nel mettere a nudo la meschinità dell’uomo proteso alla conquista e alla salvaguardia del potere politico e ad esaltare nello stesso tempo la grandezza di coloro che nella vita sognano e si battono per una dimensione più giusta e solidale della società. Parla della mafia raccontando alcuni episodi salienti che nel corso dell’ultimo secolo l’hanno trasformata da organizzazione rurale e localistica ad associazione globalizzata capace ormai di penetrare stabilmente nei santuari della finanza e dell’economia mondiale.

 

Testimonia del suo periodo di amministratore del comune di Palermo e di come sia stato possibile togliere iniziative e risorse alla mafia e nello stesso tempo migliorare i servizi alla comunità riscoprendo la solidarietà e la fiducia della gente. Come “ambasciatore siciliano” ha dovuto, in questi anni, raccontare i sogni dei giovani siciliani per contrastare il luogo comune che li associava inesorabilmente alla mentalità mafiosa fatta di omertà e di violenza, e di come la sua esperienza di amministratore abbia generato una mentalità di rinnovamento culturale capace dapprima di vincere la paura e poi di affermare che dal rispetto dei diritti dei cittadini possa nascere ovunque la politica della legalità e della trasparenza.

 

 Il pericolo maggiore per i giorni nostri è l’atteggiamento rassicurante di chi continua a sostenere che la mafia non c’è e che anche nella nostra regione la mafia non esiste, mentre proprio per la sua essenziale natura cresce proprio dove c’è il silenzio e si spengono i riflettori, perché la mafia non è solo la violenza armata che genera le stragi e insanguina le strade, ma è anzitutto potere sociale da strutturare sempre più con la ricchezza economica e il suggello del potere politico. La mafia ha bisogno della politica , senza politica esiste la violenza, la criminalità, la delinquenza comune ma non la mafia, e pertanto per questo motivo si dovrebbe imporre un codice etico capace di impedire ai condannati e agli inquisiti per associazione mafiosa di sedere in Parlamento.

 

Leoluca Orlando non perde di vista la nuova frontiera scaturita dall’elezione del presidente americano Barack Obama e non trascura l’amicizia di Hillary Clinton, e in confronto considera che sia poca cosa l’italica vicenda della presidenza della commissione di vigilanza della Rai se non fosse che quest’ultima in realtà è l’espressione di un rinata presenza del piduismo nella politica nazionale. Leoluca Orlando pur ammettendo di come le sconfitte a volte segnino profondamente le esperienze umane senza peraltro determinare la rinuncia a combattere per gli ideali e i valori che sono l’essenza dell’impegno politico, ammonisce che sempre più, in una società senza frontiere, la mafia pur perdendo i suoi connotati regionali, non perde la peculiarità di penetrare nelle istituzioni e di controllarle rendendo sempre più difficile l’opera investigativa delle forze dell’ordine, che presto saranno private della facoltà di usare le intercettazioni ambientali.

 

A tarda sera Leoluca Orlando lascia Pastena e saluta Gianni Ferraccioli che ha organizzato l’incontro, pronto per un’altra tappa, un'altra città, una nuova regione, ancora desideroso di raccontare del delitto Dalla Chiesa, delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, ancora pronto per parlare dei tanti personaggi che hanno funestato la vita pubblica sia palermitana che nazionale, ancora deciso a ricordare di quando era studente e incontrò la sua donna. Non smetterà di parlare dei suoi libri e dei suoi film non si fermerà fino a quando ci sarà qualcuno che con tutto questo proverà a dare un senso alla propria vita e cercherà di raggiungere la felicità che spesso si nasconde dietro un angolo delle mille strade che nei nostri anni siamo costretti a percorrere. La lotta alla mafia nasce in fondo dall’amore per le cose belle , la lotta alla mafia non può esserci se non c’è anzitutto l’amore per la vita, questo è quello che Leoluca Orlando cerca di raccontare.

 

dott. Arturo Gnesi

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