“Il progetto per la  realizzazione di un videofilm all’interno della Casa Circondariale femminile di Perugia parte dal giugno 2007, quando l’omicidio di Meredith Kercher non era stato ancora commesso. Il fatto che Amanda Knox, come altre undici detenute, abbia partecipato alla realizzazione del lungometraggio ‘L’ultima città’ è del tutto incidentale e legato alla sua presenza in carcere al momento della realizzazione del progetto”. È quanto sottolinea l’assessore alle Politiche sociali della Regione Umbria, Damiano Stufara, in merito alle notizie riportate dagli organi di informazione sul presunto ruolo da protagonista della Knox nel lungometraggio “L’Ultima Città”. 

“La Regione Umbria, da sempre impegnata nel promuovere azioni di reinserimento sociale dei detenuti – prosegue Stufara - si limita a sostenere le attività rieducative, senza interferire con quelli che sono specifici compiti e poteri dell’Amministrazione penitenziaria che, nel caso in questione, ha provveduto a selezionare le detenute che avrebbero partecipato al progetto ottenendo per tre di loro, che si trovano in attesa di giudizio, apposite autorizzazioni da parte del magistrato di sorveglianza. Proprio per evitare che eventuali strumentalizzazioni vanifichino le finalità che il progetto si propone in ordine alla rieducazione e al trattamento, la Regione Umbria – ha aggiunto l’assessore – condividendo l’opportuna prudenza dell’Amministrazione penitenziaria, non autorizza la proiezione prevista per il 14 dicembre, diffidando chiunque dall’utilizzo improprio ed abusivo del prodotto o di parte di esso”.


Sin dal 2001 – ha poi ricordato l’assessore - la Regione Umbria ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia nell’ambito del quale sono previste iniziative di promozione e reinserimento sociale delle persone detenute, secondo quanto previsto dall’Ordinamento penitenziario e dalla stessa  Costituzione italiana.  A seguito di questo accordo, la Regione ha sostenuto la realizzazione di vari interventi nei quattro Istituti carcerari dell’Umbria. In particolare nell’Istituto femminile di Perugia, a partire dal 2003, si è avviato un percorso progettuale che comprende attività di servizio e culturali (tra cui lo sportello d’ascolto per le detenute, la biblioteca), attività sportive e, in collaborazione con il Teatro Stabile di Innovazione Fontemaggiore, attività  teatrali. Il lungometraggio “L’ultima città” va pertanto considerato come una tappa di questo percorso che ha trovato la condivisione della Direzione carceraria e degli psicologi della struttura stessa.

A. Ronci 

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