BRESCIA ( UNONOTIZIE.IT ) Era sta ben inserita, la droga,  nell'apparato riproduttivo di mucche per essere trasportata in provincia di Brescia. Lo hanno scoperto i Carabinieri nel corso dell’operazione “Centauro” che ha portato all’arresto, per traffico di cocaina, di  ben quaranta persone .

 

“I vari canali del traffico di stupefacenti si intrecciano spesso con quelli del commercio di animali, o parti di essi, destinati al consumo umano, o quelli del traffico di specie protette. La criminalità organizzata non è nuova a questi stratagemmi per eludere i controlli”, sono le parole di  Ciro Troiano, responsabile  dell’Osservatorio nazionale  Zoomafia della LAV, che interviene sull'argomento.

 

 “Le vie e i metodi per trafficare o spacciare stupefacenti sono diversi e spesso criminalmente ingegnosi – prosegue Troiano - Il metodo adottato nel bresciano è stato scoperto intorno alla metà degli  anni ‘90 nel napoletano, quando i clan della camorra trasportavano droga in ovuli inseriti nella vagina delle cavalle. I carichi venivano indirizzati a strutture di riferimento direttamente gestite da camorristi napoletani, fra le quali scuderie, stazioni di monta di cavalli da corsa, ippodromi e così via. È noto che quando Cosa Nostra doveva affrontare la concorrenza dei cartelli internazionali e pertanto non poteva permettersi di perdere un carico per interventi della Polizia, la droga arrivava a Palermo da Bogotà con partite di pesce congelato: i merluzzi riuscivano a sviare anche i cani della Polizia.

 

Erano i  clan della “Ercolano connection”, negli anni ’90, a far  arrivare da Medellin la cocaina assieme alle aragoste: venivano così evitati  i controlli alle dogane. Questo particolare è stato raccontato dai pentiti ed ha trovato puntuale conferma in sede giudiziaria. E sempre alla fine degli anni ‘90 fu scoperto un traffico di droga proveniente dal Marocco. La droga  veniva caricata in Spagna e importata in Italia attraverso la frontiera di Ventimiglia. Successivamente veniva trasportata a Napoli con Tir carichi di carne.

 

“Inoltre non deve sorprendere il fatto – conclude Troiano - che i trafficanti di stupefacenti siano anche contrabbandieri di uccelli o di altre  specie selvatiche. Dobbiamo considerare  che entrambi i traffici consentono notevoli margini di guadagno e le aree di provenienza  sono spesso le medesime. Oltretutto a livello internazionale sono stati accertati carichi di droga che viaggiavano insieme ad animali vivi. Tra pappagalli o serpenti, oppure ben nascosti in pelli di caimano destinate alla concia, ma anche occultati all’interno di contenitori per pesci tropicali provenienti dalla Colombia. Animali  uccisi anche  prima dell’esportazione e la carne riempita di droga, quindi spedita insieme ad animali vivi. La morte veniva così attribuita  al trasporto degli animali”

 

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