ALTOMONTE -COSENZA- (UNONOTIZIE.IT)  Quando sta accadendo in Calabria in questi ultimi giorni accende i riflettori su uno dei più grandi problemi, perennemente sottovalutati, che affliggono questa Regione: il dissesto idrogeologico.   Al di là delle responsabilità che saranno accertate dalle indagini che le Procure hanno avviato, Fare Verde si interroga sulle priorità che dovrebbero guidare l’operato delle forze politiche per una tutela e salvaguardia del territorio e per un suo rilancio turistico-occupazionale. La situazione determinatasi in questi ultimi giorni annula ipso facto la possibilità di comunicazione e transito tra il Sud ed il resto d’Italia. Autostrada, unica arteria obsoleta, resa impraticabile dalle valanghe che si sono susseguite e dal serio allarme su molte altre che potrebbero verificarsi; il traffico merci dirottato su strade secondarie che attraversano centri abitati e le cui infrastrutture non possono sostenere simili carichi di peso e transito; una politica dei trasporti, a medio-lungo raggio, basata esclusivamente su gomma e poco o nulla su ferrovia o su nave.   Fare Verde da sempre contraria alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, la cui inutilità balza ancor di più agli occhi di tutti con gli accadimenti di questi giorni, ribadisce una volta ancora l’inadeguatezza degli interventi tesi alla riduzione dei problemi di carattere idro-geologico che affliggono la Calabria. Occorrerà la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina per far affiorare il buon senso in coloro che ci governano?   In questa zona ad elevato rischio sismico e dai precari equilibri urbanistici e territoriali, i Governi succedutisi in questi trenta anni hanno proposto la realizzazione di un ponte che collegasse le due sponde dello Stretto di Messina. Un ponte che, secondo l’ultimo progetto voluto dal Governo Berlusconi, deve essere ad unica campata della lunghezza di 3.300 metri, con doppio impalcato stradale e ferroviario, per un costo prudenziale stimato, oggi, in circa 5 miliardi di euro. I 5 miliardi di euro previsti per questa fatta tutta di comunicazione e impatto emotivo, possono essere impiegati per uno sviluppo sostenibile della Sicilia e della Calabria. La Natura ha tristemente dimostrato che le tesi sostenute da Fare Verde non sono chimere ma le chimere sono inseguite e fatte passare per reali da chi continua a sostenere tale costosissima ed inutile opera. Opera inutileper l’economia del Sud: i 5 miliardi iniziali e i 138 milioni l’anno, per oltre 40 anni, potrebbero essere meglio impiegati per il potenziamento e l’ammodernamento delle reti stradali e ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione degli scali portuali e aeroportuali e per incentivare il trasporto via mare e aereo di merci e passeggeri; Opera inutile per il lavoro nel Mezzogiorno l’occupazione temporanea nei 7 anni di cantiere, stimata dal Governo, è gonfiata del 100%  e sarà richiesta manodopera ad alta specializzazione che escluderà  le maestranze locali mentre si nasconde che, a regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti del traghettamento. Opera inutile per l’ambiente: con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat unico nel Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall’Europa; la qualità della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due sponde, sarà compromessa definitivamente. Opera inutile per  il territori dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo il 25 % delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica. In caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri. Noi rispondiamo all’avventurismo del Governo chiedendo di impiegare i 5 miliardi di investimento per il ponte per adeguare e potenziare invece le infrastrutture esistenti in Calabria e Sicilia; di cancellare l’aiuto di Stato di 138 milioni di euro, garantito attraverso RFI, alla Stretto di Messina SpA; di trasformare la Stretto di Messina S.p.A. costituita per realizzare il ponte, in una società per la promozione delle infrastrutture realmente utili al Sud.  

   Il Coordinatore Regionale Fare Verde per la Calabria Francesco PACIENZA

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