PERUGIA (UNONOTIZIE.IT)

Tra le misure da mettere in atto per fronteggiare la crisi economica quella della valorizzazione dei territori e delle sue peculiarità e senza dubbio una strada da perseguire. Il progetto per far ottenere la Doc al  Trebbiano spoletino, per il consigliere regionale Giancarlo Cintioli costituisce una ulteriore possibilità di sviluppo economico del territorio umbro. Per questo, vanno riconosciuti, in primo luogo,  gli sforzi pluriennali compiuti da coloro che hanno creduto sin dall’inizio in questo progetto e, in particolar modo, dal gruppo di lavoro costituito dalla Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano per ottenere dall’Unione Europea questo ambito riconoscimento. 

 Era il 2005 quando la Comunità Montana di Spoleto costituì un gruppo interdisciplinare formato da esperti (agronomi, storici, enologi….) al fine presentare al Ministero delle politiche agricole la complessa documentazione  necessaria per ottenere la denominazione di origine controllata  per il Trebbiano Spoletino prima che entrasse in vigore nel settore vinicolo la nuova normativa europea che porterà ad una rapida ristrutturazione del settore.

Cintioli esprime anche la propria soddisfazione per l’intervento della Regione Umbria che, nei giorni scorsi, ha presentato al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali la richiesta per la Doc al Trebbiano spoletino con l’auspicio che tale progetto venga poi, dalla stessa Regione,  adeguatamente sostenuto nelle sedi competenti.

La tipicità, l’unicità dei vini umbri, dal Sagrantino di Montefalco ai vini di Torgiano, dal Grechetto dei Colli Martani ai vini di Orvieto, rappresenta il punto di forza, l’elemento qualificante di una produzione di valore riconosciuto sia in Italia che nel mondo e attestata da riconoscimenti Docg, Doc e Igt.

Una opportunità da non perdere visto che la vitivinicoltura, assieme all’olivicoltura, rappresenta un ambito vitale nel panorama agricolo regionale. Proprio per questo, secondo il consigliere regionale del Partito Democratico, è legittimo il fatto che Spoleto, al pari di altre realtà,  abbia voluto  rafforzare la sua antica tradizione vinicola legata in maniera specifica al Trebbiano, un vitigno autoctono che costituisce un elemento qualificante nel panorama enologico  regionale e, grazie alle sperimentazioni e agli investimenti di aziende locali,  sta assumendo un ruolo estremamente significativo tra le produzioni regionali di qualità. Non a caso, in questi anni, investimenti e sperimentazioni di produttori locali, hanno inteso  recuperare  vitigni autoctoni al fine di tutelare e recuperare un patrimonio culturale e colturale unico nella certezza che il turismo enologico costituisce oggi una opportunità per promuovere il patrimonio di risorse agroalimentari di tutta l’Umbria ed un rilevante strumento strategico per lo sviluppo economico e il rilancio dell’agricoltura.

Per Cintioli, inoltre, è positivo il fatto che, nella rivalutazione del Trebbiano spoletino,  si stiano conseguendo risultati tecnico-economici di rilievo e tutto ciò grazie a consolidate tradizioni, alla qualità del prodotto, al ruolo svolto dai tecnici qualificati che si affiancano al personale locale ma  soprattutto al successo delle scelte imprenditoriali delle aziende. La prospettiva del settore, in ogni caso, è strettamente legata al “turismo del vino” e  all’attuazione di quell’agricoltura multifunzionale che persegue l’ambizioso obiettivo di assicurare lo sviluppo rurale che, indubbiamente,  attraverso Docg, Doc e Igt, porta ad un miglioramento qualitativo dell’offerta vinicola made in Italy.

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