VITERBO (UnoNotizie.it)

“Le azioni solitarie di chicchessia non portano da nessuna parte ed anzi rischiano di essere dannose per i produttori: solo un’attività sinergica portata avanti da tutte le istituzioni può portare a dei risultati”. Così il vice presidente della Comunità montana dei Cimini, Pompilio Pizzi, in merito alle recenti polemiche sulla lotta al cinipide galligeno sollevate dal presidente di una cooperativa e che avevano investito anche le istituzioni. “Noi ci stiamo muovendo da tempo - spiega Pizzi - e continueremo a farlo finché non troveremo una soluzione. Abbiamo chiesto al Prefetto di Viterbo Alessandro Giacchetti di convocare la Conferenza dei servizi: ciò vuol dire che il presidente della Comunità montana e sette sindaci del comprensorio vogliono investire del problema il Governo, il massimo organo esecutivo. Questa settimana ci hanno assicurato dalla Prefettura verrà fissata la data dell’incontro”.

“Tutto ciò dimostra – continua il vice presidente della Comunità montana – che siamo vicini ai produttori e al territorio. A proposito della lotta biologica, praticata con il Torymus sinensis, mi preme dire una cosa: la comunità scientifica, compresa l’università di Torino di cui tanto si parla in questi giorni, ci deve indicare la direzione. Ci devono indicare, ad esempio, dove comprare l’insetto e come diffonderlo perché noi, a differenza di stregoni improvvisati, vogliamo seguire ciò che dice la scienza”. Della conferenza dei servizi sono stati informati produttori, associazioni di categoria, istituzioni locali, associazioni di produttori.

Il cinipide del castagno, come noto, ha ormai invaso da anni i castagneti del Viterbese: la deposizione delle uova da parte di questa specie di imenottero provoca gravi danni alle piante ospiti poiché al momento della fioritura in primavera l’albero darà vita, anziché alle foglie e ai frutti, a delle escrescenze tonde (galle) all’interno delle quali si sviluppa l’insetto. Vista la sua rapida diffusione la coltivazione di castagne è seriamente minacciata con conseguenze per tutto il comparto. “La comunità scientifica e le università - conclude Pizzi - stanno compiendo studi relativi alla lotta biologica, ma ad oggi nel nostro territorio gli esemplari di Torymus sono presenti in quantità limitata così solo da garantire interventi puntiformi. Risultati concreti con la lotta biologica, quindi, possono aversi solo tra 8-10 anni: serve mettersi tutti intorno ad un tavolo senza che nessuno esasperi i toni accusando le istituzioni - e soprattutto la Comunità montana - che stanno facendo e bene il proprio lavoro”.

- Uno Notizie Viterbo -

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