ANKARA (UnoNotizie.it)
 
Dodici attivisti di Greenpeace hanno protestato a Ankara contro gli accordi tra Turchia e Russia per la costruzione di un impianto nucleare. Hanno trasportato Matrioske con la faccia del primo ministro russo Vladimir Putin e del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. All’incontro partecipa anche il premier italiano Berlusconi.

Gli attivisti turchi di Greenpeace hanno steso dei banner con il messaggio ''Nucleare? No, grazie!” scritto in russo e turco, appellandosi al proprio governo perché interrompa subito i negoziati.

“Se ci sarà l’accordo, come per le Matrioske russe, non ci saranno sorprese- ha dichiarato Korol Diker, responsabile della campagna energia di Greenpeace Mediterraneo. - Dalla visita di Putin arriverà un accordo costoso, pericoloso e pieno di scorie radioattive,  che provocherà la dipendenza della Turchia dall'energia nucleare. La lobby nucleare continua a sostenere che questo tipo di energia è 'pulita e sicura'. Mentre è già stata ampiamente testata, a Chernobyl!”

Durante la visita del Primo Ministro russo saranno negoziati anche il rinnovo dell’accordo sul gas, le vendite di gas russo a paesi terzi, l’oleodotto Baku-Ceyhan e il gasdotto South Stream (motivo della presenza ‘a sorpresa’ di Berlusconi). Le parti utilizzeranno la gara d’appalto per l’impianto nucleare come uno strumento diplomatico ed è ovvio che a perdere saranno i cittadini turchi e l’ambiente.

”La sicurezza non è l'unico problema dell’energia nucleare- spiega Andrea Lepore, campagna Clima di Greenpeace. - Il nucleare comporta anche alti costi di costruzione, come dimostrato dalla recente gara d’appalto in Ontario, Canada, con cifre quasi quattro volte quelle ufficiali. E poi rimangono problemi irrisolti nella gestione delle scorie radioattive, alti costi di dismissione e rischi di proliferazione nucleare. Queste risorse vanno invece spese per una Rivoluzione Energetica basata su efficienza e fonti rinnovabili”.

Ne è un altro esempio eclatante la Finlandia, dove la centrale nucleare di Olkiluoto 3, che è in corso di costruzione da parte della società francese Areva, è in ritardo nei tempi di costruzione di 38 mesi e le parti sono arrivate a un’azione legale internazionale per determinare chi deve pagare i 3,2 miliardi di dollari di costi aggiuntivi.

Per l’energia nucleare saranno spesi tra i 50 e i 60 miliardi di dollari dei cittadini turchi, utili a garantire solo il 4% del fabbisogno energetico nazionale, mentre il popolo turco dovrà avere a che fare con gli infiniti problemi causati dal nucleare per i secoli a venire. Il rapporto di Greenpeace Energy [R]evolution mostra come i paesi in via di sviluppo siano in grado di essere autosufficienti producendo energia pulita e meno costosa da fonti rinnovabili creando anche migliori e maggiori posti di lavoro.

“Per evitare effetti disastrosi sui cambiamenti climatici e per rilanciare l’economia e l’occupazione, dobbiamo investire in soluzioni reali, come le rinnovabili e l’efficienza e non in false speranze, come l'energia nucleare:  in Turchia come in Italia” conclude Lepore.

- Uno Notizie Ankara -

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