E' stata inaugurata giovedì dal seminario “Suolo, sostenibilità, urbanità” la diciottesima edizione della Fiera delle Utopie Concrete, in programma a Città di Castello fino a domenica 11 ottobre. La manifestazione - fondata nel 1988 dal pacifista e ambientalista altoatesino Alexander Langer – ha preso il via con il primo dei due appuntamenti dedicati al delicato e sempre più conflittuale rapporto che esiste tra le diverse istanze legate all'utilizzo del territorio: edificazione, realizzazione di infrastrutture, coltivazione di cibo e produzione di energia. “La questione della sostenibilità anche in ambito urbanistico – ha sottolineato Karl-Ludwig Schibel, coordinatore della Fiera – è ormai un tema ampiamente accettato e condiviso. La crescita è sì un valore, ma non può più essere l'unico principio rispetto al quale conformare tutto: tanto per fare un esempio, il governo federale tedesco ha posto come uno dei suoi obiettivi principali la riduzione a 30 ettari, dagli odierni 170, di territorio 'consumato' quotidianamente”.

Anche perché, ha sottolineato nel suo intervento Maria Cristina Treu, docente di Progettazione Urbanistica al Politecnico di Milano, “lo sfruttamento dell'ambiente è ormai indipendente dal reale fabbisogno di spazi abitativi o commerciali: ecco che siamo di fronte a una vera e propria inflazione urbana che ha pesanti conseguenze sulla qualità della vita”. Esempio lampante è la situazione della pianura padana, dove però un comune – Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano – si sta distinguendo per una politica indirizzata alla tutela del territorio e alla riqualificazione del patrimonio urbanistico esistente. “L'Italia è una Repubblica fondata sul cemento – è intervenuto Domenico Finiguerra, sindaco del comune lombardo – e le amministrazioni locali si trovano intrappolate in un circolo vizioso che fa si che il modo più immediato per pareggiare i bilanci e guadagnare consenso sia appoggiarsi sull'edilizia e sugli oneri urbanistici. Noi ci siamo opposti a questa deriva e ci siamo impegnati in una serie di interventi per recuperare e riqualificare l'esistente, fermando di fatto il consumo di territorio e salvaguardando la qualità della vita dei cittadini”.

Dopo l'appuntamento inaugurale di giovedì la Fiera delle Utopie concrete proseguirà venerdì mattina con il seminario sulla giusta misura per uno sviluppo capace di futuro delle nostre città, introdotto e coordinato da Franco Marini, presidente dell'Istituto nazionale urbanistica dell'Umbria. Si discuterà di come far tornare i residenti nei centri storici, fermare il cemento e l’asfalto nelle campagne con Paolo Berdini, Docente di Urbanistica presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università Tor Vergata a Roma; di tutela per il patrimonio culturale con Manfred Kühne, Direttore della Sovraintendenza per i Beni Culturali di Berlino; di salvaguardare la vivibilità, l’identità storica e culturale delle città e del territorio con Pier Luigi Cervellati, Professore ordinario di Progettazione e riqualificazione urbana e territoriale presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV). Infine, l'attenzione verrà focalizzata sul Piano Regolatore come strumento di riqualificazione e di scelte strategiche, con l'intervento di Gianluigi Nigro, Docente Università di Architettura di Roma, e sul ruolo dei contratti di quartiere nell'ottica di un nuovo modo di pensare l'urbanistica, con Alessandro Bracchini, Architetto-Urbanista.

Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30, si parlerà invece di cooperazione internazionale e giusta misura nell'interdipendenza globale, con l'intervento di Mauro Cereghini, della Fondazione Alexander Langer, e Michele Nardelli, presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani, autori del libro “Darsi il tempo - Idee e pratiche per un’altra cooperazione internazionale”. Con loro ci sarà anche Francesco Petrelli, presidente dell'Ucodep, (Union des Comités pour le Dévelopment des Peuples - Unione dei comitati per lo sviluppo dei popoli), Edvige Ricci, dell'associazione Mila Donnambiente, e Guido Viale, economista ambientale e saggista di fama internazionale. Ad impreziosire il dibattito, fornendogli quell'indispensabile prospettiva “trasversale” che non deve mancare se si vuole seriamente ragionare di cooperazione internazionale, ci sarà poi la testimonianza di Anastasia Pavlovna Tolzina e Jon Isak Lyngman Gaelok, rappresentanti rispettivamente dei Chanti del nord-Sibera e dei Sami della Svezia del nord, due popoli indigeni del nord Europa.

- Uno Notizie Umbria, Perugia - 

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