1 DICEMBRE, GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALL'AIDS. Ultime notizie - Roma - La malattia ha ucciso più di 25 milioni di persone dai primi anni Ottanta. I dati del “Fondo Globale per la lotta all’aids, la tubercolosi e la malaria” indicano l’Africa subsahariana come l’area più drammaticamente colpita. Qui vivono infatti 22 milioni di persone contagiate dal virus hiv. L’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale LVIA lavora in 11 paesi dell’Africa sub-sahariana. Tra questi, in Burundi, dove ha avviato nel 2007 un progetto di lotta all’aids.

La provincia di Ruyigi, dove opera la LVIA, è tra le più povere del Burundi. Al di fuori dei pochi centri urbani, non vi è alcun servizio di assistenza e prevenzione. Le uniche strutture presenti sono i Centri di Salute, semplici dispensari che fungono da punto di riferimento per qualunque tipo di necessità e che non sono in grado di fornire nessun servizio legato all’aids.

Grazie al programma avviato dalla LVIA, dieci di questi Centri sono stati dotati di attrezzatura medica, medicinali e test per l’individuazione dell’hiv. Il personale medico dei Centri di Salute ha ricevuto una formazione tecnica sulle pratiche di prevenzione e cura della malattia, e viene continuamente supportato con sessioni semestrali di formazione e assistenza. Queste strutture oggi rappresentano il primo fondamentale gradino nell’individuazione e trattamento dei casi di aids.

Il programma promosso dalla LVIA sta effettivamente limitando la trasmissione dell’hiv, concentrando gli sforzi sulla prevenzione della trasmissione del virus da madre a bambino. Le donne incinte sieropositive che aderiscono a questo protocollo, sono sottoposte a trattamento con antiretrovirale dalla 28° settimana di gestazione, e 5 giorni prima del parto un servizio di navetta gratuito garantisce il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Ruyigi, affinché possano partorire in buone condizioni e limitare il rischio di trasmissione del virus al proprio bambino.

Il programma continua a supportare le mamme anche dopo il parto. I centri, ad esempio, distribuiscono del latte e dei kit nutrizionali multi-vitaminici per permettere alle mamme sieropositive di evitare l’allattamento, che provocherebbe il contagio del neonato. Inoltre, alle donne e ai bambini sieropositivi viene garantito un supporto medico e psicologico, accompagnato dalla sensibilizzazione della comunità che, attraverso una corretta informazione, viene educata ad evitare l’isolamento dei malati.
Questo progetto è stato accolto molto positivamente, tanto che la Direzione Sanitaria ha chiesto di poter estendere il programma a tutta la Provincia di Ruyigi.

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