Inceneritore di Parma come quello di Brescia, ultime notizie:  terreni intorno agli inceneritori sono talmente inquinati che è vietato fare qualsiasi cosa - Il nuovo inceneritore di Parma ci regalerà cartelli come quello nella foto, installati dal comune attorno all'inceneritore di Brescia, l'impianto migliore al mondo, quello con le tecnologie ultra moderne che fanno sì che l'impatto sull'ambiente sia uguale a zero?
Uno zero un po' troppo pieno di cose, come quelle che si possono immaginare leggendolo.
Per una volta, caso raro in Italia, un cartello è chiaro e inequivocabile e non lascia alcun dubbio a chi legge. C'è scritto infatti sull'avviso: “Comune di Brescia, divieto di pascolo. E' severamente vietato sfalciare, asportare o utilizzare o disperdere l'erba giacente nel terreno.

Erba?
Dalle parole impresse come fuoco sembra si tratti invece di una qualche sostanza tossica, da cui prendere le distanze, da non toccare, a cui non avvicinarsi nemmeno. E' l'erba attorno all'inceneritore, quella che nel 2008 ha portato il latte delle mucche bresciane oltre il limite di diossina ammesso per la vendita del prodotto. E alle mucche ovviamente quel foraggio non è stato mai più offerto.
Potrebbe essere l'erba delle casetta in campagna che il presidente di Enia Allodi consiglia come investimento per il futuro: “Abitare a un passo dall'inceneritore? Meglio che l'aria del centro città”.

Nonno Allodi investe sul futuro e racconta favole, non solo ai nipoti, ma anche ai parmigiani adulti, anche se sono ormai troppo grandi per abboccare.
Così neanche Barilla se la sente di continuare nella strategia del silenzio e la butta sul marketing e sulla percezione dei consumatori, poco avvezzi ad acquistare un prodotto del mulino bianco se troppo vicino a un mulino nero. Più esplicito Greci, che messo il naso nei dati e negli altri impianti già attivi in altre parti d'Italia, intravede l'impossibilità di rendere sicuri gli inceneritori, perché comunque le emissioni sono certe e le coltivazioni ne subiscono le conseguenze.

Due sassi gettati nello stagno, i cui cerchi continuano ad allargarsi senza posa.
Erba nera, condita con una miscela complicata di sostanze chimiche che trova nel forno dei rifiuti una perfetta fucina, dove si forgiano composti innaturali e venefici. Metalli pesanti e diossine in larga misura, sostanze che portate a spasso, in un raggio di almeno 30 km, dalle piccole infinitesime particelle di emissione entrano in qualunque organismo che incontrano senza uscirne più.
E' lo scenario del futuro di Ravadese, una terra da cui tenersi alla larga, dove il valore delle case sta scemando giorno per giorno, dove in tanti stanno pensando alla diaspora, se davvero arriverà il mostro che incenerisce ogni cosa, anche il futuro.

“Parma ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore” sono le parole del chimico inglese Paul Connett, una sentenza che verrà pronunciata all'Onu a maggio, il mese di Cibus, la vetrina di una terra felice che per mantenere il sorriso deve indossare una maschera, quella per proteggersi dall'inquinamento arrogante e inutile di un inceneritore, utile ai pochi che ci faranno soldi, a spese dei molti che ne subiranno i veleni.

Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti e Risorse

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