Roghi 2008, sono ancora le Regioni del Sud quelle più colpite

L’Associazione  richiede alle Regioni la pubblicazione dei dati per individuare strumenti di
previsione più concreti ed efficaci.
Malgrado la notevole diminuzione del numero degli incendi e delle superfici di bosco distrutte dalle fiamme di questa estate, alcune regioni del sud (Calabria, Sicilia e Campania) continuano a bruciare. La Calabria in particolare è la Regione in cui si sono registrati il maggior numero di roghi, così come evidenziato anche dalla campagna Incen-diario promossa dal WWF Italia in collaborazione con Repubblica.it, dove i racconti degli utenti calabresi sono stati senza dubbio i più numerosi ed allarmanti.
In assenza di dati aggiornati è difficile capirne i motivi ma il WWF ritiene che in queste regioni, in
Calabria in particolare, la causa non sia solamente riconducibile alla nuova ondata di calore o ai forti venti di scirocco, ma alla mancanza di un adeguato lavoro di prevenzione, essenziale per diminuire questi fenomeni.
La conferma è data da quanto riportato dal sito della Protezione civile: "Gli incendi appaiono sempre più esplicitamente il sintomo di problemi socio-economici, legati ad una complessa serie di circostanze: lo spopolamento di vaste aree rurali e collinari del paese, l'abbandono dell'attività agricola, la crescita di nuovi insediamenti nell'ambiente rurale, la diffusione d'infrastrutture di trasporto e l'aumento della mobilità, l'insorgere d'interessi economici, spesso in conflitto con la conservazione delle risorse naturali, la realizzazione di riserve e parchi naturali".
Il WWF chiede quindi alle Regioni che hanno registrato il maggior numero di roghi, Calabria in testa, di
rendere pubblici i dati, così come richiesto dalla legge sugli incendi (L.353/2000) e dai numerosi
provvedimenti successivi rivolti alle amministrazioni regionali (ordinanze, linee guida, "indirizzi operativi per fronteggiare il rischio incendi" etc.). I dati in questione si riferiscono alla segnalazione da parte di Regioni e Comuni in merito alla natura degli incendi (se di matrice dolosa o colposa) ad eventuali abusi edilizi, ai boschi da difendere, alle aree più a rischio, alla presenza di acquedotti, bacini e serbatoi d'acqua, piazzole per elicotteri, alle piste forestali percorribili da fuoristrada e così via. Soltanto in questo modo si potrà verificare se Regioni e Comuni hanno adottato o meno le misure di prevenzione e previsione adeguate alla gravità della situazione e nelle aree classificate "ad alto rischio". La pubblicazione dei dati permetterebbe inoltre, come già fatto in altre regioni, di ricavare piani concreti per affrontare nei prossimi mesi e per la prossima estate la situazione incendi in maniera seria e decisiva, soprattutto quella legata ai fatti dolosi e criminali.
Il WWF richiama ancora quanto scritto dal Dipartimento della Protezione civile "Nella lotta contro il fuoco, riveste grande importanza l'attività di previsione e prevenzione. A tale scopo il Dipartimento della protezione civile ha diramato alle Regioni le linee guida per l'attuazione dei piani regionali antincendio boschivi".

Per il WWF è fondamentale la redazione dei piani regionali antincendio (che devono essere aggiornati ogni tre anni ed elaborati su base provinciale), perché solo con i dati dei piani alla mano si possono realizzare le cosiddette "carte del rischio", veri strumenti di prevenzione e di immediato intervento.
La mancata applicazione di questi strumenti alimenta infatti la distruzione del patrimonio boschivo e di biodiversità nel nostro Paese, oltre che causare gravi pericoli per le persone e ripercussioni per i numerosi settori economici coinvolti, come il turismo.

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