"Non intendiamo dar vita ad una corrente, ad uno strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma ad un Movimento, che si proponga il rafforzamento del consenso al Pd e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi e suscitando l'attenzione e l'interesse di settori della società italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto". E' chiaro il documento promosso da Walter Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni, destinato ad essere la base per il rientro in campo dell'ex segretario del Pd, secondo una linea fortemente critica verso l'attuale guida, Pierluigi Bersani.

"UN PARTITO SENZA BUSSOLA STRATEGICA" - "La nuova situazione politica che si va delineando dopo il fallimento del berlusconismo- prosegue- rende se possibile ancora più necessario, per il Paese, un Partito democratico più grande e più forte, che voglia essere protagonista di una politica di riformismo e di innovazione. E' questo il nostro obiettivo, la ragione del nostro impegno politico". Inoltre, secondo Veltroni, "nulla sarebbe adesso più sbagliato e contraddittorio, che affrontare la crisi politica e culturale del berlusconismo, sulla base dell'assunto della immutabilità dei rapporti di forza nel Paese. Una visione così angusta e rinunciataria, così falsamente realista, spingerebbe i democratici ad arroccarsi in difesa, pigri e spaventati, quando è invece il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative". Esempi di questa "mancanza di coraggio, di questa vera e propria involontaria subalternità ad un pensiero unico sono per un verso neo-frontista e per altro verso quella neo-centrista: ipotesi che nel confuso dibattito interno al partito tendono peraltro a mescolarsi, ad alternarsi in continue svolte e controsvolte, rotture e ricomposizioni, che offrono l'immagine di un partito senza bussola strategica".

"IL PD CONTINUA A PERDERE VOTI: APRIRSI A NUOVI APPORTI" - La crisi del berlusconismo rende "la prospettiva costitutiva del Partito democratico, al tempo stesso ancor più necessaria e urgente, ma anche più realistica e praticabile: perché riapre la possibilità di uno spostamento profondo, di un sensibile riallineamento dei rapporti di forza politico-elettorali nel Paese". A condizione, ovviamente, prosegue il documento veltroniano, che "si sia disposti a lavorare, ad impegnarsi a fondo per questo obiettivo, rinnovando in profondità, non i nostri principi e valori, di libertà, uguaglianza, fraternità, ma le parole e le cose con le quali li abbiamo tradotti nel secolo scorso e che oggi sono perlopiù incapaci di dare risposte adeguate alle sfide del nostro tempo. A condizione che si voglia e si sappia uscire dal recinto territoriale, sociale, generazionale dei consensi tradizionali, per aprirsi alla ricerca di nuovi apporti". Così, si legge ancora, "non è stato fin qui, o non lo è stato abbastanza, per responsabilità diffuse e condivise. Non si spiegherebbe altrimenti il paradosso per il quale il Pd è riuscito ad ottenere quasi il 34 per cento dei voti nel momento di massima difficoltà per il centrosinistra e di massimo consenso al berlusconismo e fatica oggi a stare sopra il 25 per cento, in piena crisi politica del centrodestra".

BERSANI: "LA BUSSOLA C'E', NIENTE REGALI A BERLUSCONI" - Walter Veltroni vuole insegnare il mestiere a Pier Luigi Bersani? E se Bersani perdesse la pazienza? Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, replica piccato: "Veltroni mi ha fatto un'impressione non simpatica. In questa discussione- dice- c'è qualcosa di molto normale e qualcosa di molto meno normale. E' normale che un partito come il nostro, che non ha un padrone, ammetta che non si sia d'accordo senza essere sbattuti fuori. La cosa meno normale è il modo, il tono, il momento di una discussione del genere. Perchè noi adesso dobbiamo occuparci del Paese e non possiamo guardarci la punta delle scarpe. E poi io non voglio che il mio partito faccia dei pacchi doni a Berlusconi". E a Bruno Vespa che gli mostra la bussola, richiamata da Veltroni quando dice che il partito è, appunto, senza bussola, Bersani dice: "La bussola non serve mica...".

"PREMIERSHIP, IL SEGRETARIO NON PUO' ESSERE ESCLUSO A PRIORI" - "Se si dice che il segretario non deve essere a tutti i costi candidato a premier, non può neanche succedere l'inverso", sottolinea infine Bersani replicando a Veltroni che parla di un esponente esterno al Pd come candidato alla premiership.

Fonte: Agenzia Dire
www.dire.it

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