ROMA, 15ESIMO CONGRESSO SOPSI: si parla di nuove psicopatologie e sofferenze della normalità legata alle situazioni attuali. Ultime notizie - Era una brava persona, tutta casa e famiglia. Quante volte e’ capitato di sentirlo dire a proposito di persone che improvvisamente compiono atto cosi’ efferati da lasciar tutti interdetti e sgomenti. E’ normalita’ il tema al centro della riflessione del 15° Congresso della Sopsi, la Societa’ Italiana di Psicopatologia, che si apre oggi a Roma.

“Vogliamo affrontarlo in una prospettiva culturale”, spiega lo psichiatra Massimo Biondi (foto), che e’ professore ordinario di Psichiatria presso la prima Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università ‘La Sapienza’ di Roma, ateneo nel quale è a capo del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica. Direttore dell’Unità operativa complessa di Psichiatria e Psicofarmacologia clinica e del Dipartimento di salute mentale del Policlinico Umberto I, Biondi parla proprio “di nuove psicopatologie e  sofferenze della normalita’  legata alla situazione politica e sociale e ai cambiamenti di oggi: pensiamo allo stress indotto dalla competizione, dal continuo adattamento ai mutamenti sociali. Viviamo il un contesto sociale – continua – con meno regole, minor peso dell’autorita’ familiare, una deregulation rispetto, ad esempio, alla societa’ autoritaria e sessuofobica di Freud”.  Cosi’ accade che quando una persona con un disturbo mentale arriva all’osservazione di uno psichiatra, una parte considerevole dell’evoluzione della sua patologia si è spesso già compiuta. E le descrizioni tradizionali dei disturbi mentali partono da un punto già abbastanza o molto avanzato, e la ricostruzione retrospettiva di ciò che è accaduto prima è difficile e soggetta a molteplici fattori di confondimento, sia per chi racconta che per chi ascolta portando con sé le sue convinzioni e i suoi schemi culturali.


Lo psichiatra – e’ il messaggio del Congresso - deve sapere che esistono oggi diversi studi prospettici, condotti su coorti di soggetti per vari motivi a rischio seguiti per diversi anni, che stanno un po’ alla volta componendo un puzzle descrivibile con linguaggi differenti: da quello degli endofenotipi biologici e comportamentali a quello degli stili di attaccamento, da quello del trauma e della resilience a quello dei precursorie dei prodromi delle varie forme di psicopatologia.  Il clinico, quindi, deve conoscere tutto questo, per diversi motivi. In primo luogo, egli non può permettersi oggi di condividere con la gente comune l’oscillazione tra l’idea che i disturbi mentali siano qualcosa di sostanzialmente ‘inspiegabile’ che piove sull’individuo all’improvviso e l’idea che essi siano invece nient’altro che la comprensibile reazione agli eventi avversi dell’esistenza. Certo, aggiunge Biondi, “non siamo in grado di vedere oggi il puzzle completo e neppure in via di completamento, ma dobbiamo almeno sapere quali sono i tasselli di questo puzzle e seguire i tentativi in corso di collocarli al loro posto”. In secondo luogo, lo psichiatra non può limitarsi oggi a ratificare “come patologico” il disturbo mentale conclamato, ma ha il dovere di acquisire l’esperienza e l’acume clinico necessari per cogliere – prosegue –“la psicopatologia in nuce o in fieri nel mare magnum della sofferenza esistenziale e della devianza sociale”. Ne’ puo’ prescindere dalla prospettiva storica in quella caratterizzazione clinica del singolo caso che segue sempre la pura e semplice diagnosi, e che è decisiva per la scelta dell’intervento terapeutico.

“C’e’ uno sbandamento evidente nelle relazioni interumane – precisa Biondi – e seppur vi e’ una ricchezza di contatti questi  sono divenuti via via sempre piu’ fuggevoli e superficiali”.  Insomma, una frontiera nuova e’ allo studio della psicopatologia, la normalita’ e di conseguenza vanno ridefinite, rispetto al passato, le terapie tra le quali la psicoanalisi e’ una delle tante e non, come fino ad un recente passato, la sola in grado di scrutare ‘la psiche’ umana. Un posto rilevante, poi, hanno ‘i sogni’, anche se il tema non viene trattato nei vari simposi, mentre ci si occupera’ del ‘sonno’. “Le persone mediamente dormono un’ora in meno e sappiamo da studi e ricerche  che cio’ determina una serie di disturbi – conclude Biondi – Si puo’ dire che ci attende l’esplorazione di un nuovo pianeta, la normalita’ e le sue sofferenze”. Di tutto questo si parlerà nel Congresso SOPSI 2011, con il contributo dei principali esperti internazionali e dei ricercatori e clinici italiani che hanno dati ed esperienze da condividere, e con la partecipazione, noi speriamo, di tutti gli psichiatri italiani che credono nel loro lavoro e lo considerano non soltanto una missione ma anche una professione.

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