BRUNETTA: MENO LEGALITÀ PER TUTTI / Stop ai certificati antimafia dal ministro Brunetta - Ultime notizie Roma - La crescita passa per la semplificazione e semplificazione significa dover compilare meno certificati e perdere meno tempo negli uffici pubblici, risolvendo inutili code in una più snella autocertificazione. Se non che il titolare della Pubblica Amministrazione, intervenuto al convegno per la presentazione del nuovo logo della Pubblica Amministrazione, ha aggiunto a margine che a dover essere eliminati sono certificati inutili, come il Durc e il certificato antimafia.

La ricetta del ministro, è semplice e inequivocabile: vitamine di illegalità, a cui dovrebbero aggiungersi un'altra strategia: ''Vendere, vendere, vendere. E' necessario vendere tutto quello che non serve e il capitale che non rende e gli asset pubblici non strategici. Si potrebbero dismettere le public utilities di gas, acqua e spazzatura. Serve inoltre semplificare e comunicare la semplificazione. Bisogna diminuire i certificati e gli adempimenti inutili per le famiglie e le imprese''.
 
Alle proposte di Renato Brunetta non hanno tardato ad arrivare le risposte del titolare degli Interni, Roberto Maroni, che sulla questione dei certificati antimafia ha sottolineato come  "La certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici".

Sostituire la certificazione antimafia con un'autocertificazione o relegarla ai soli rapporti privati come vorrebbe Brunetta, significherebbe incidere negativamente su un settore particolarmente ambito dalla mafia, come quello degli appalti pubbilici, per questo la proposta ha ricevuto un coro di critiche anche dalle opposizioni che hanno definito la proposta "delirante" (Pd) e "scandalosa" (Fli).

Dello stesso parere anche il procuratore generale antimafia Piero Grasso che ha parlato di "idee campate in aria" e don Luigi Ciotti, presidente di Libera, per cui ''Il certificato antimafia ha permesso, previa verifica, di bloccare gli interessi delle mafie negli appalti. La scelta di indebolirlo e di scaricare la questione sulla pubbliche amministrazioni ha il sapore di un anestetico che invece di snellire la procedura rischia di rendere tutto ancor piu' complicato con una moltiplicazione di lavoro per gli enti che gia' devono affrontare e combattere i tagli e le riduzione di servizi e personale''.

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