Sacchetti di plastica e ambiente, ultime notizie Roma - E' passato ormai quasi un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo che impone il divieto di commercializzare i tradizionali sacchetti di plastica, per lasciare il posto ai nuovi sacchetti biodegradabili, che già da qualche mese vediamo nei supermercati di tutta Italia. Per biodegradabili si intendono esclusivamente i sacchetti che rispondono ai requisiti specifici di biodegradabilità e compostabilità definiti dalla norma UNI EN 13432.

Nonostante la peculiare incapacità italiana di governare i cambiamenti più o meno grandi, nel caso specifico dei sacchetti biodegradabili, sono mancati decreti attuativi e circolari informative che disciplinano eventuali sanzioni e specificano i comparti del commercio interessati dalla norma.

A quasi un anno di distanza dal provvedimento, gli italiani hanno manifestato grande apprezzamento per i sacchetti biodegradabili. Una recente indagine statistica condotta dall’IPSO, guidato dal prof. Renato Mannheimer, e pubblicata sul sito Quibio.it manifesta il crescente apprezzamento dei cittadini per i prodotti biodegradabili e compostabili nonostante la grande ignoranza riguardo a nuovi materiali come il Mater-BI. I

 cittadini si dicono d’accordo anche sull’eventuale adozione di provvedimenti sanzionatori che vadano a favorire l’uso dei materiali biodegradabili e riconoscono un uso crescente dalla “sporta”. Diffuso appunto dalla campagna “Porta la Sporta” attivata negli ultimi due anni su tutto il territorio nazionale (comuni, provincie e regioni) questo termine indica le risorse riutilizzabili, come le buste in plastica pesante, da opporre all’ “usa e getta” perché a più basso impatto ambientale. Poche sono comunque le azioni di sensibilizzazione e un’educazione diffusa dei cittadini per renderli consapevoli, attraverso l'informazione, sulle conseguenze ambientali delle azioni quotidiane, che se vengono moltiplicate per miliardi di individui diventano la causa principale dell’inquinamento da plastica.

Similmente, risulta carente anche l’offerta di suggerimenti utili a ridurre l’impronta ecologica o finalizzati a porre in atto soluzioni alternative di consumo consapevole che siano di facile adozione. A ciò si aggiunge anche un altro problema recentemente segnalato anche dal sito Quibio.it. Nonostante la norma sui sacchetti biodegradabili abbia contribuito a far produrre centinaia di migliaia di tonnellate di plastica in meno, si è realizzato il pericolo paventato subito dopo il 1 gennaio dal sito che da dieci anni è leader nella promozione di prodotti biodegradabili e riciclabili.

Di fronte all’appetibile possibilità di speculare, si è infatti innescato un meccanismo per cui sono stati immessi sul mercato anche dei biosacchetti contenenti una percentuale di plastica tradizionale per aumentare i guadagni. Per tenere bassi i costi di produzione e guadagnare maggiormente sulla vendita dei sacchetti bio, molti sacchetti vengono tagliati con una percentuale di plastica non bio all'interno. Ciò diminuisce il loro prezzo di produzione e permette comunque un guadagno alto perché vengono spacciati come sacchetti biodegradabili. I

n realtà però non sono realmente biodegradabili al 100% e quindi diventano anche non compostabili. A seguito del crescente malcontento dei consumatori che si sono accorti della beffa, per il presidente del sito Quibio.it è arrivato il momento di sollevare il problema, per evitare che ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta non ci rientri dalla finestra. In base ad alcune ricerche di mercato sono infatti solo la grande distribuzione e pochi esercenti minori quelli che stanno andando nella giusta direzione, utilizzando biosacchetti che rispettano la norma 13432 Ok Compost.


Simone Casavecchia

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