MONTALTO DI CASTRO - VITERBO (UnoNotizie.it)

La sera del 12 giugno tra le antiche mura di Montalto di Castro avverrà qualcosa di speciale. Per una sera le strade, gli slarghi, i giardini, le piccole piazze del centro storico saranno abitati da attori/bambini. Più di centicinquanta alunni delle scuole elementari di Pescia Romana e Montalto di Castro concluderanno un percorso cominciato a gennaio e reciteranno i loro spettacoli nei consueti spazi della città, trasformati per una sera in teatri, e ogni piazza avrà un nuovo nome: La piazza dei cocomeri, La piazza delle mani, La piazza delle case che ricordano, La piazza dei marinai rimasti soli, La piazza degli uccelli migratori, La piazza dei racconti e delle filastrocche, La piazza del domani.

Per un giorno a settimana e fino alla fine della scuola, bambini di otto diverse classi, divise tra prime, terze e quinte, hanno lasciato le loro aule per ritrovare tracce del loro apprendimento in un rito divenuto pian piano familiare e che hanno chiamato Teatro.
Il gioco tra i piccoli attori e il loro pubblico sarà molto semplice. In sette diverse piazze, simultaneamente, essi recitaranno per diversi gruppi di spettatori chi vi si avvicenderanno. Gli spettatori, divisi in gruppi, saranno guidati in percorsi diversi, che consentiranno loro di assistere a tutte le piccole azioni che i bambini ripeteranno ogni volta. Ne deriveranno per ogni gruppo montaggi e sequenze diverse, in un gioco di rimandi tematici e suggestioni teatrali che hanno accomunato il lavoro di tutti.

I copioni infatti, grazie anche alla collaborazione delle maestre, sono nati attraverso stimoli continui che i bambini hanno ricevuto su tematiche come: tolleranza, ecologia, memoria storica e familiare, conoscenza della propria città e del legame con le proprie radici, spesso risalenti a luoghi lontani, anche fuori dai confini italiani.
L’auspicio era che le loro ricerche sconfinassero fuori dalle mura della scuola, fino a coinvolgere genitori e amici, recuperando ricordi della scuola com’era, dei giochi com’erano, del paesaggio com’era, delle canzoni com’erano, della vita com’era in tempi e luoghi magari lontani, però non perduti nella vita di adesso.

In questo senso la scelta di far svolgere lo spettacolo tra le strade del centro antico, al di là della suggestione che ne può derivare, ha un’importanza affettiva e simbolica che non sfugge a nessuno: i luoghi della vita d’ogni giorno non sono solo il contenitore, ma anche l’oggetto della esposizione finale del loro lavoro. Lavoro affatto inedito: una costante attenzione degli operatori è stata infatti quella di non importare a scuola modelli rigidi di teatro, ma di far nascere unico e spontaneo tra i bambini il loro spettacolo. Per questo, sia in sede di progetto che di azione pedagogica si è tenuto conto del diverso approccio che bambini di sei o di otto o di dieci anni potevano avere col gioco teatrale, alternando a seconda dei casi musica, manualità, oralità, scrittura, movimento.

Alle loro maestre si sono affiancati, per una o due ore a settimana da gennaio, gli operatori del Centro Universitario Teatrale di Viterbo, organismo attivo da anni su tutto il terrorio provinciale. Agli operatori impegnati in aula - Elisa Calistri, Raffaella Fiumi, Marco Marsili, Ilaria Passeri, Andrea Peris, Fabio Porroni e Marzia Viola - il direttore Aldo Milea, che ha ideato e organizzato l’impresa, ha voluto affiancare per la realizzazione dell’ambizioso progetto due collaboratori: Salvatore Cardone, che ha insegnato per anni pedagogia teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e che ha avuto qui il ruolo di coordinatore pedagogico e Alessandro Tessitore, regista di Torino, capitale storica dell’animazione teatrale nelle scuole fin dagli anni settanta, ed esperto di teatro fatto coi bambini e dai bambini, teatro che ha spesso realizzato sconfinando nei luoghi veri dei territori dove ha operato.

Il progetto è stato realizzato grazie alla Amministrazione Comunale, che in tema di politica culturale vuole guardare lontano, creando un humus favorevole all’impulso che la cultura da vivo riceverà dalla imminente inaugurazione del nuovo teatro della città: una strategia di lungo corso che comincia dai bambini, facendo scoprire loro come il teatro, in quanto veicolo di conoscenza agita, sia la forma più efficace per capire e ragionare insieme, per conoscere se stessi e la propria comunità, per interrogarsi sulle proprie radici e sul proprio futuro.

Non resta che augurare: buono spettacolo a tutti!

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