Lo spettacolo elettro-politico-litigioso cui si assiste in questi giorni tanto sulle pagine dei notiziari stampati ed on-line quanto sui manifesti di Tarquinia richiama alla mente la scena del ballo sul Titanic quando tutti continuavano a ballare come se niente fosse mentre la nave “inaffondabile” già imbarcava acqua ed andava inesorabilmente verso il triste destino che l’attendeva in fondo al mare. Amministratori che sentono cedere il terreno sotto i piedi (o – forse meglio - si tratta della poltrona sotto il…?!) e ritoccano i regolamenti comunali “ad usum delphini”, rappresentanti che al mandato popolare preferiscono una bistecca alla griglia, cittadini che protestano, Amministratori che denunciano, ex senatori un tempo da una parte che vengono anonimamente citati quali “teste a discolpa” dalla parte opposta che si guarda bene dal firmarsi (ma, goffamente, paga la dovuta tariffa…), accuse legittime e giustificazioni tirate per i capelli, provvedimenti “decisivi” che parificano una bomboletta di vernice spray ad un film porno vietandola ai minori (a quando la vernice a pennello?), accuse tirate per i capelli e giustificazioni legittime, mercati settimanali tagliati a metà come la città ed i suoi parcheggi, strisce che cambiano colore più spesso di un semaforino, scalette a scoppio ritardato e giochi d’acqua a tutte le ore, onesti lavoratori costretti da un “amico in comune” a ricalcare il suo passato “mobile”, enti che investono su sé stessi soldi presi in prestito consapevoli di altri sarà il compito di restituirli, Amministratori che - come pugili suonati - rispondono fischi per fiaschi travisando ad arte quanto rinfacciato loro (più a ragione che a torto) dalla minoranza politica e dalla maggioranza dei cittadini, altri Amministratori con personalità dissociata che parlano alla terza persona plurale (hanno, furono, decisero, ecc.) di una amministrazione della quale essi stessi fecero parte fino a neanche 18 mesi fa, amici denunciati da quello che credevano un “amico”, Presidenti svuotati di ogni cosa da presiedere criticano i piani demagogicamente “concertati con la popolazione” facendo velatamente frusciare lettere di dimissioni prodromiche di un ennesimo salto della quaglia, manifestanti che da cittadini vengono denunciati e da consiglieri sostengono la colonna agraria della comunità.

Insomma un “tutti contro tutti” che di certo non giova a nessuno, soprattutto alla nostra città. E intanto l’orchestra continua a suonare, i passeggeri ballano e il pavimento della sala si inclina sempre più minaccioso, mentre qualcuno si scrolla di dosso la polvere di oltre un anno e ricompare barcollando sul ponte politico della nave intravedendo in lontananza una cassetta di legno (o di cartone...).

Questa è la Tarquinia di questi giorni nella quale si avvicina sempre più il momento di dare l’ordine di abbandonare la nave. Ma chi di dovere (e di potere...) avrà il coraggio di farlo e salvare il salvabile oppure, cieco e sordo, vorrà rimanere incollato al timone facendo affondare la nave, l’equipaggio (la propria compagine politica), il carico (l’economia), e i passeggeri (i cittadini)? Signori Amministratori, pensate a Tarquinia, come ci pensano molti cittadini: evitate il naufragio e dimettetevi finché siete in tempo. Per il bene di Tarquinia!

 

Dott. Roberto Tomassini

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