Al Sindaco del comune di Viterbo

e p.c.

Al Presidente del Consiglio comunale

e p.c

Al Prefetto di Viterbo.

Il 16 giugno scorso Le ho formalmente presentato una articolata interrogazione sulle problematiche legate all’aeroporto. Devo purtroppo rilevare che, ad oggi, a quasi tre mesi di distanza e quindi ben oltre i tempi previsti dal regolamento consiliare, non ho avuto risposte in merito. Stesso esito ha avuto una mia sollecitazione orale avanzata nella seduta consiliare del 25 luglio. Ciò seppure Ella ha finanche delegato un assessore alle problematiche legate all’aeroporto, il quale avrebbe potuto elaborare e fornire nei tempi prescritti le informazioni e i chiarimenti richiesti da un consigliere di minoranza.
La dovuta attenzione alle regole, se non la cortesia istituzionale, deve far parte dello stile di chi guida la città. Mi chiedo però se tale mancanza non sia piuttosto un sintomo della sindrome del “cacao meravigliao”, per cui ci sono gli sponsor ma il prodotto che si sponsorizza è inesistente. Nel contempo, con un ritmo pressoché quindicinale, si susseguono i proclami circa la fantomatica “imminente organizzazione della conferenza di servizi” (che, per lo più, si dice che si terrà “la prossima settimana”…).
Ho pure sollecitato pubblicamente le risposte da me richieste: da quelle sulla legittimità delle procedure inerenti la realizzazione delle opere a quelle sull’intendimento di consentire la realizzazione dell’aeroporto senza che, preliminarmente, vengano potenziati i collegamenti con la Capitale, in primo luogo quelli ferroviari.
Inoltre, al di là di queste considerazioni generali sulla fattibilità dell’aeroporto, nell’interrogazione Le chiedevo le valutazioni specifiche dell’Amministrazione, per sapere se ritenga che una struttura quattro volte quantitativamente più importante di quella di Ciampino (“20 milioni di passeggeri all’anno” come scritto a chiare lettere in apertura del Suo programma elettorale) non rischi di provocare pesanti ripercussioni negative sui cittadini di Viterbo in termini sanitari e di qualità della vita. Se ritenga che la localizzazione dell’aeroporto a due chilometri dal centro storico sia compatibile con la morfologia storica e ambientale della città, con la realizzazione del progetto di parco agricolo-termale, con le esistenti attività termali, alberghiere e turistiche, nonché con quelle auspicate (come la riapertura delle terme Inps, per la quale la Regione ha stanziato appena 150.000 euro), nonché con le realizzande strutture sanitarie, con le emergenze archelogiche della zona, con le colture esistenti nell’area (soprattutto con le produzioni agricole di qualità e basate sulla filiera del biologico).
Ho chiesto di sapere quale evidenza concreta e non semplicemente statistica sia in possesso del Comune di Viterbo per avanzare una qualsiasi stima credibile della ricaduta occupazionale derivate dalla realizzazione dell’aeroporto, soprattutto al fine di poterla valutare comparativamente con la possibile perdita di occupazione diretta e indotta derivante dalla “delocalizzazione funzionale” degli apparati militari, dalla svalorizzazione delle strutture termali, alberghiere, sanitarie, dal deprezzamento immobiliare, dalla dismissione delle colture tipiche, di qualità, biologiche.
Infine ho chiesto se non ritenga di dover promuovere una campagna di informazione nei confronti dei cittadini viterbesi, al fine di determinare il loro “consenso informato”, magari organizzando delle apposite visite guidate a Ciampino, in modo che la popolazione possa rendersi conto di quale sia la concreta realtà dell’aeroporto che si vorrebbe  preparare per Viterbo.
E’ chiedere troppo? O si ritiene che le questioni poste non interessino la collettività? O non si sa che cosa rispondere, anche alla luce delle ripetute e imbarazzanti dichiarazioni di rappresentanti del governo e di esponenti nazionali del centro-destra che mettono a nudo il vero e proprio bluff su cui questa amministrazione ha incentrato la sua proposta di governo della città?

Con la presente sono pertanto a rinnovare la richiesta di risposta scritta alla mia interrogazione del 16 giugno scorso.
Peraltro, il Suo  reiterato e finanche offensivo rifiuto di rispondere, mi costringe (mio malgrado e rompendo un costume a cui mi sono da sempre attenuto nell'arco della mia vita amministrativa)) a formalizzare tale sollecitazione, che deve intendersi quale messa in mora ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 328 codice penale (omissione di atti d'ufficio).
Il presente atto di messa in mora viene inviato per conoscenza al Presidente del Consiglio comunale ed al Prefetto di Viterbo confidando che ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze intervenga per ripristinare le violate regole istituzionali.

Enrico Mezzetti
Consigliere comunale de la Sinistra, l’Arcobaleno

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