Come l’anno scorso, le ricerche si concentreranno sul tumulo di età orientalizzante detto “della Regina” (VII sec. a.C.) che, con quello “del Re”, costituisce una maestosa coppia di sepolcri che caratterizzavano, per chi proveniva anticamente dalla costa marina, l’ingresso alla necropoli tarquiniese.

Grazie agli scavi e agli interventi di valorizzazione, il Tumulo “della Regina” sta emergendo nella sua maestosità e soprattutto sta rivelando inaspettate particolarità architettoniche e decorative. La tomba presenta un basamento di circa 40 metri di diametro, misura che qualifica questo sepolcro come la più grande struttura a tumulo di Tarquinia.

La nuova campagna di scavo punterà a precisare le caratteristiche della costruzione, mettendone in risalto i limiti e gli apprestamenti destinati alle attività di culto; la tomba infatti conserva nella parte anteriore un “piazzaletto” sacro utilizzato per le celebrazioni in memoria del nobili defunti. Come il gemello tumulo “del Re”, anche quello “della Regina” si ispira a una tipologia di tombe reali “omeriche” note a Cipro (Salamina, sito archeologico dell’area sud-orientale dell’isola), accostabili soprattutto per le grandi dimensioni dell’ingresso: è probabile che all'origine di questo modello ci siano proprio architetti di formazione orientale arrivati a Tarquinia, che qui avrebbero introdotto innovativi modelli architettonici.

Nella scorsa campagna il Tumulo della Regina ha rivelato interessanti novità archeologiche. Innanzitutto si è evidenziato che le similitudini fra le tombe principesche cipriote e quelle di Tarquinia non si limitano alla sola pianta, ma si estendono ad altri elementi come le particolari murature in opera quadrata e, soprattutto, l’intonaco in gesso alabastrino che rivestiva l’ingresso del tumulo. Rivestimenti di questo tipo erano diffusi nell’antichità in Egitto e nel Vicino Oriente; Cipro è ricordata dalle fonti storiche per il largo impiego del gesso nelle attività edilizie.
Le maestranze che lavorarono al Tumulo della Regina decisero evidentemente di intonacare ai modi orientali l’ingresso e forse anche le strutture interne. Nell’architettura funeraria tarquiniese, e in generale in quella etrusca, l’utilizzo del gesso alabastrino è – allo stato attuale delle conoscenze – un episodio isolato e assai limitato nel tempo.

Le ricerche di quest’anno cercheranno di completare l’esplorazione dell’ingresso e di liberare – grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro – i resti di intonaco rimasti all’interno dell’ingresso-vestibolo. I lavori si rivelano di particolare importanza – e questa è un’altra novità – anche per l’individuazione di tracce di decorazioni dipinte (finora in rosso e nero) rappresentate, allo stato attuale, da fasce e da raffigurazioni ancora d’incerta lettura per via della labile conservazione delle pitture. Alle nuove ricerche spetta inoltre di precisare la datazione dei decori su intonaco, assegnabili comunque alle più antiche manifestazioni di pittura funeraria tarquiniese, realizzata, in questo caso, in un ambiente aperto, per “vivi”, dominato da una larga gradinata destinata ad accogliere i partecipanti alle cerimonie funebri.

leggi anche:

RE ETRUSCHI, TARQUINIA: SCAVI ARCHEOLOGICI/ Tarquinia, sorprendenti particolarità nella necropoli dei Lucumoni etruschi



Durante gli scavi saranno organizzate visite guidate al sepolcreto della Doganaccia.

TARQUINIA - NECROPOLI ETRUSCA (SITO UNESCO)

Sepolcreto della Doganaccia

TUMULO “DELLA REGINA”
Campagna di scavo 2011 (25 luglio – 3 settembre)
Promossa da Università degli Studi di Torino e Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro



Info: www.viadeiprincipi.it - www.etruriameridionale.beniculturali.it - www.icr.beniculturali.it

E-mail: doganaccia@viadeiprincipi.it

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