Si tratta di un rinvenimento di notevole interesse, che apre nuove prospettive sugli scavi e le ricerche nei siti del più evoluto e raffinato popolo dell'antichità pre-romana nella penisola italiana. I ricchi corredi funerari delle tombe etrusche hanno subito durante i secoli innumerevoli razzie da parte dei famosi "tombaroli", dediti al commercio degli oggetti rari e preziosi che depredavano dalle necropoli ubicate dal nord al sud Italia. Ma il ritrovamento della sfinge di Vulci accende ora la speranza degli archeologi di riuscire a riportare tutti quegli oggetti non ritenuti utili al commercio dei tombaroli.
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