L’incontro è alla libreria ‘Amore e Psiche’ dove, davanti ad un pubblico “attento, preparato, interessato, colto”, Bruno Amoroso, economista di fama internazionale e docente emerito all’Università Roskilde in Danimarca, discute il suo libro ‘Federico Caffè, ultime notizie Roma -
Le riflessioni della stanza rossa’ (Castelvecchi editore) dedicato al celebre economista keynesiano scomparso nel nulla 25 anni fa, il 15 aprile 1987. Poi, al termine del vivacissimo incontro, si congeda con un augurio: “Spero che questa libreria trovi presto altri locali perché di punti d’incontro e confronto come questo c’è assoluto bisogno per la diffusione della cultura, dei saperi, della conoscenza”, apprezzando, in tal modo, il voluminoso saggio, avuto in regalo, ‘Heidegger: l’introduzione del nazismo nella filosofia’, edito da ‘L’Asino d’oro’.

Allievo ed amico personale di Caffè, il grande intellettuale oggi universalmente riconosciuto, Amoroso, spigliato e sciolto, a fronte dei suoi 76 anni, ci tiene a rimarcare di aver scritto questo libro, dove riporta lettere, appunti e conversazioni avute con il suo ‘maestro’, per ripristinarne la “vera ed autentica immagine”.

Stimolato dalle domande, “molto pertinenti ed acute”, Amoroso si sofferma più volte sulla “scelta” di Caffè, “consapevolmente libera” di ritirarsi, “non per depressione o per improvvisa pazzia”, secondo una ‘vulgata’ che così spiegava le critiche sempre più frequenti negli ultimi tempi sullo strapotere della finanza, quanto perché “non si ritrovava più in un ambiente politico e culturale profondamente mutato: che ci sto a fare in convegni ed istituzioni dove tutti ormai parlano il linguaggio del neoliberismo, anche economisti di scuola marxista?”. In una società ormai infettata e corrotta dal virus del neoliberismo, lui riformista autentico, che “voleva chiudere le borse come risposta alle speculazioni finanziarie”, che metteva in guardia dalla ‘sovrastruttura finanziaria’, che parlava dei ‘predatori’ dei risparmi della gente, non ci si ritrovava più e decise così di non esser più presente sulla scena.

Eppure quella di Caffè non è stata mai una ‘scuola’ in senso stretto. “Non ne volle mai sapere di fare del suo sapere una scuola: da autentico ‘liberale’ volle lasciare ai suoi allievi libertà assoluta”.
E lo si vede bene oggi: Bruno Amoroso conta una lunga esperienza di ricercatore e docente universitario accompagnata da un forte impegno nel sociale e da una vasta  pubblicazione di saggi; Mario Draghi, allievo anche lui di Caffè, vanta una carriera opposta: da direttore del Tesoro quando avviò la privatizzazione del sistema bancario, al Financial Stability Board istituito nel 2009 per procedere alla riforma e controllo della finanza internazionale senza far nulla, da Governatore della Banca d’Italia a Presidente della Banca Centrale Europea, passando per incarichi e consulenze con Goldman Sachs. “Ma non solo Draghi, anche Mario Monti, Romano Prodi, Gianni Letta: Caffè chiamato spesso rifiutò sempre compensi e metteva in guardia dal farlo perché un economista deve sempre restare autonomo”, precisa Amoroso che in ‘Euro in bilico’ (Castelvecchi editore) li definisce “le volpi a guardia del pollaio”.

Oggi in sostanza siamo in presenza, aggiunge Amoroso, “di un circuito criminale a scopo di rapina dei risparmi di milioni di persone. Un circuito del quale le grandi banche tedesche, francesi e italiane sono parte integrante e che trova protezione da parte degli istituti nazionali e di sorveglianza sul credito. Una cupola finanziaria che si alimenta con il riciclaggio della finanza criminale, mafiosa”. Parole pesanti che hanno però un positivo effetto immediato in chi lo ascolta: finalmente un po’ di chiarezza su ciò che sta accadendo.

Se di questi tempi ricorre il venticinquesimo della scomparsa di Caffè, ci si imbatte in un’altra ricorrenza: il ventottesimo anniversario della morte di Riccardo Lombardi (18 settembre 1984) che di Caffè fu un estimatore profondo e ne fu ricambiato. “Due grandi riformisti, due uomini di profonda cultura, uno prestato alla politica l’altro all’economia che avevano un obiettivo comune: riformare radicalmente la struttura capitalistica della società e per tale obiettivo studiavano ed escogitavano le soluzioni possibili di volta in volta”, rimarca Amoroso. Riaffiorano i ricordi lontani quando lui militante del Pci ed iscritto alla sezione di Monteverde a Roma aveva occasione di incontrare e discutere con Lombardi, che abitava nello stesso quartiere.

“Lombardi e Caffe’ seguivano un percorso fermo e coerente, fatto casomai di momentanee ed opportune deviazioni, ma sempre nella direzione dell’obiettivo. Voglio dire che se il percorso è Roma Milano possono esserci deviazioni per Firenze o Bologna ma sempre Milano è e deve essere l’obiettivo finale: profondamente diverso è il percorso diretto Roma Francoforte”.  
Riformisti inascoltati sui quali però oggi si riaccende l’attenzione, almeno culturale.  

“Per entrambi l’economia doveva e deve servire al benessere non solo materiale delle persone: l’economia è una scienza al servizio dell’umanità del 99% e non dell’1%, la finanza”, si congeda Amoroso, di cui a fine settembre è in uscita sempre per l’editore Castelvecchi un nuovo saggio, ‘L’Europa oltre l’euro’, perché secondo l’autore, “l’euro è già morto: dobbiamo salvare però il nobile pensiero europeo, cioè l’idea dell’Europa dei popoli, delle diverse società e culture”. E per perseguire questo obiettivo, è necessario anche svelare e denunciare il tremendo inganno di un Heidegger nazista e razzista messo inopportunamente nel Pantheon della sinistra.

Carlo Patrignani

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