Il capitalismo senza guinzaglio ha prodotto una delle crisi più profonde del sistema economico dell’ultimo secolo. Questa crisi ha reclamato un deciso intervento degli Stati che hanno tardivamente messo la mano pubblica negli affari privati andati male. Ci ritroviamo ora con voragini finanziarie per tappare le quali si utilizzano soldi dei cittadini. Gli stessi cittadini che pagheranno anche in termini di accesso al credito, al lavoro, ai servizi.

Due le considerazioni sopra le altre.

Quanto può essere diseducativo, in un momento in cui l’adolescente viziato ha bisogno di una lezione, proporgli di coprire i debiti e i danni fatti con il danaro di qualcun altro? Se in questo modo gli operatori si sentissero legittimati a perseguire comportamenti spregiudicati, visto che qualcuno copre? A noi sembra fin troppo facile far passare in silenzio questo dazio pagato all’ingordigia di pochi e già caricato sulle spalle di molti, mentre si fa fatica a concedere respiro al welfare mondiale. E’ etico bruciare una tale quantità di denaro pubblico e non riuscire a debellare la fame nel mondo? Le Un hanno dichiarato che gli obiettivi del millennio non sono stati raggiunti per “soli” 16 miliardi di dollari. Cosa stiamo insegnando ai nostri figli? Che giocare in borsa non comporta rischi mentre aiutare chi è in difficoltà – anche a causa dei nostri giochi di borsa – è un moral hazard?

Il credit crunch che si profila – anzi ci sono già ampie testimonianze al riguardo – sarà un altro costo da spartire tra tutti, lavoratori, consumatori, imprenditori, liberi professionisti. Un mondo produttivo completamente messo in discussione dalla insensata gestione di liquidità inesistenti e che oggi penalizzano chi la liquidità la produce tutti i giorni.

E’ senz’altro ora di essere sinceri con sé stessi e col sistema che abbiamo tutti alimentato. E di rimboccarsi le maniche e operare per la rinascita di un’economia reale messa da parte dopo essere stata usata come trampolino di lancio per la più ineffabile speculazione finanziaria che l’uomo ricordi. Non c’è tempo per l’etica, prima bisogna ritrovare la faccia.

 

Fabio Salviato

Presidente di Banca Popolare Etica

 

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