Consegnata il 12 ottobre al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità: cinque impegni su libertà, persona, merito, fiducia e futuro. Al centro dell'anniversario la tutela del ceto medio, le opportunità per i giovani e la crescita del Paese

 «Nel 1946 la competenza fu una delle forze della ricostruzione italiana. Oggi deve aiutarci a governare l'incertezza, ricostruire fiducia e restituire ai giovani la possibilità di credere nel lavoro e nel merito. È questo il compito della dirigenza e la sua responsabilità verso il Paese: non prevedere il futuro, ma contribuire a determinarlo».

 Con queste parole il presidente di CIDA, Stefano Cuzzilla, ha aperto oggi all'Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, la celebrazione degli ottant'anni della Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità. È una storia intrecciata fin dall'origine a quella della Repubblica, che CIDA sceglie oggi di proiettare nel futuro con un nuovo impegno.

 Il momento di maggiore valore simbolico della cerimonia è stata la consegna al Capo dello Stato della Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità. È un impegno assunto dall'intero sistema CIDA. Le sue dieci Federazioni rappresentano mondi professionali diversi: industria e terziario, Pubblica Amministrazione, scuola e sanità, agricoltura, credito e assicurazioni, università e ricerca. Le unisce una responsabilità comune, quella di dare una direzione al cambiamento.

 La Carta si fonda su cinque principi: la libertà si governa; la persona è il fine; il merito è equità; la fiducia si costruisce; il futuro si guida.

«Non è un documento per ricordare ciò che siamo stati, ma una parola data al Paese su ciò che vogliamo essere», ha affermato Cuzzilla. «Cinque principi, ma soprattutto cinque scelte, tenute insieme da una stessa idea: dirigere significa non sottrarsi e rispondere del futuro che contribuiamo a costruire».

 CETO MEDIO, GIOVANI, CRESCITA

CIDA traduce questo impegno sulle questioni più urgenti per il Paese: la tenuta del ceto medio, le opportunità per i giovani, la piena valorizzazione delle competenze femminili e la capacità del sistema produttivo di tornare a crescere. 

Il primo nodo è il ceto medio, non soltanto una fascia di reddito, ma il luogo nel quale si misura la possibilità di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro e la competenza. Per questo CIDA chiede un sistema fiscale più equo, che non continui a gravare in modo sproporzionato su chi lavora e produce reddito. «Il declino del ceto medio comincia quando una famiglia smette di credere che i propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori. È allora che una questione di categoria diventa una questione nazionale».

 La stessa domanda di futuro arriva dai giovani. I numeri raccontano una generazione che non ha rinunciato all’ambizione: otto su dieci vogliono crescere professionalmente, eppure il 90% ritiene che il merito non sia adeguatamente riconosciuto. «I giovani non ci chiedono di abbassare l’asticella. Ci chiedono di poterla raggiungere».

 Ceto medio e giovani pongono la stessa questione: la fiducia. È quello che Cuzzilla definisce capitale fiduciario, terzo pilastro accanto al capitale economico e umano. «Un Paese può diventare più ricco e, nello stesso tempo, più fragile, se perde la fiducia che permette a cittadini, istituzioni e imprese di cooperare e investire». La crescita passa anche dalla capacità del sistema produttivo di innovare e aumentare la produttività. «La tecnologia è sicuramente l’innesco, ma la differenza la fanno le persone».

«È qui che si misura la responsabilità di una classe dirigente», ha concluso Cuzzilla, «creare le condizioni perché il cambiamento diventi un'opportunità e non una frattura».

La storia di CIDA nella storia della Repubblica

1946 1965 - CIDA nasce nel 1946, insieme alla Repubblica nel momento in cui l’Italia sceglie di fondare la propria democrazia su regole, istituzioni e responsabilità. È il tempo del voto alle donne, della partecipazione finalmente universale, della scrittura della Costituzione. La libertà riconquistata chiede di essere organizzata, resa stabile, governabile.

1966 1985 - È il periodo dello sviluppo e delle grandi trasformazioni sociali l’Italia cresce, si industrializza, si urbanizza. È il tempo delle contestazioni studentesche, delle tensioni sociali, di una società che chiede nuovi diritti e nuovi equilibri. Il ruolo della dirigenza si fa più complesso. Non basta più costruire: occorre governare una crescita rapida e diseguale, mediare tra istanze diverse, tenere insieme produttività, diritti del lavoro e coesione sociale.

1986 2005 - CIDA entra nella piena maturità Sono gli anni della globalizzazione, dell’integrazione europea, delle riforme amministrative e finanziarie. Le regole si rafforzano, i mercati si aprono, la complessità aumenta. In questa fase, la Pubblica Amministrazione è chiamata a rinnovarsi. Trasparenza, responsabilità, qualità della regolazione diventano criteri centrali dell’azione pubblica.

2006 2026 - È il tempo degli shock Una fase non conclusa, che il Paese sta ancora attraversando. Crisi finanziarie, trasformazioni del lavoro, rivoluzione digitale, pandemia, tensioni geopolitiche ed energetiche mettono sotto pressione, in rapida successione, istituzioni, imprese e sistemi di welfare. In questo scenario discontinuo, la dirigenza torna a essere un fattore decisivo di tenuta. Durante la pandemia da Covid-19, la dirigenza sanitaria svolge un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza e nella salvaguardia del Servizio Sanitario Nazionale.

2026 2046 I prossimi 20 anni si aprono come una soglia Il futuro non è una prosecuzione lineare del passato, ma un territorio aperto, attraversato da transizioni tecnologiche, ambientali, demografiche e geopolitiche che ridefiniscono modelli e priorità.

LT


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