Consegnata il 12 ottobre
al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità:
cinque impegni su libertà, persona, merito, fiducia e futuro. Al centro
dell'anniversario la tutela del ceto medio, le opportunità per i giovani e la
crescita del Paese
«Non è un documento
per ricordare ciò che siamo stati, ma una parola data al Paese su ciò che
vogliamo essere», ha affermato Cuzzilla. «Cinque principi, ma
soprattutto cinque scelte, tenute insieme da una stessa idea: dirigere
significa non sottrarsi e rispondere del futuro che contribuiamo a costruire».
CIDA traduce questo
impegno sulle questioni più urgenti per il Paese: la tenuta del ceto medio,
le opportunità per i giovani, la piena valorizzazione delle competenze
femminili e la capacità del sistema produttivo di tornare a crescere.
Il primo nodo è il ceto
medio, non soltanto una fascia di reddito, ma il luogo nel quale si misura
la possibilità di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro e la
competenza. Per questo CIDA chiede un sistema fiscale più equo, che non
continui a gravare in modo sproporzionato su chi lavora e produce reddito. «Il
declino del ceto medio comincia quando una famiglia smette di credere che i
propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori. È allora che una
questione di categoria diventa una questione nazionale».
«È qui che si misura
la responsabilità di una classe dirigente», ha concluso Cuzzilla, «creare
le condizioni perché il cambiamento diventi un'opportunità e non una frattura».
La storia di CIDA nella storia della Repubblica
1946 1965 - CIDA nasce nel 1946, insieme alla
Repubblica nel momento in cui l’Italia sceglie di fondare la propria democrazia
su regole, istituzioni e responsabilità. È il tempo del voto alle donne, della
partecipazione finalmente universale, della scrittura della Costituzione. La
libertà riconquistata chiede di essere organizzata, resa stabile, governabile.
1966 1985 - È il periodo dello sviluppo e delle grandi
trasformazioni sociali l’Italia cresce, si industrializza, si urbanizza. È il
tempo delle contestazioni studentesche, delle tensioni sociali, di una società
che chiede nuovi diritti e nuovi equilibri. Il ruolo della dirigenza si fa più
complesso. Non basta più costruire: occorre governare una crescita rapida e
diseguale, mediare tra istanze diverse, tenere insieme produttività, diritti
del lavoro e coesione sociale.
1986 2005 - CIDA entra nella piena maturità Sono gli
anni della globalizzazione, dell’integrazione europea, delle riforme
amministrative e finanziarie. Le regole si rafforzano, i mercati si aprono, la
complessità aumenta. In questa fase, la Pubblica Amministrazione è chiamata a rinnovarsi.
Trasparenza, responsabilità, qualità della regolazione diventano criteri
centrali dell’azione pubblica.
2006 2026 - È il tempo degli shock Una fase non
conclusa, che il Paese sta ancora attraversando. Crisi finanziarie,
trasformazioni del lavoro, rivoluzione digitale, pandemia, tensioni
geopolitiche ed energetiche mettono sotto pressione, in rapida successione,
istituzioni, imprese e sistemi di welfare. In questo scenario discontinuo, la
dirigenza torna a essere un fattore decisivo di tenuta. Durante la pandemia da
Covid-19, la dirigenza sanitaria svolge un ruolo centrale nella gestione
dell’emergenza e nella salvaguardia del Servizio Sanitario Nazionale.
2026 2046
I prossimi 20 anni si aprono come una
soglia Il futuro non è una prosecuzione lineare del passato, ma un territorio
aperto, attraversato da transizioni tecnologiche, ambientali, demografiche e
geopolitiche che ridefiniscono modelli e priorità.
LT
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